maxxi onlineNon so se esiste una ricerca qualitativa completa che mostra come si stiano muovendo sul web i musei italiani: non parlo, ovviamente, di quanti abbiano un sito web o una pagina Facebook. Piuttosto sarebbe bello capire in che modo utilizzano le possibilità di dialogo offerte dai nuovi spazi digitali, o meglio ancora, quali soluzioni adottano per realizzare sinergie tra attività online e offline.

Una bella riflessione sulle possibilità di dialogo consentite dai nuovi strumenti digitali è quella espressa nel post di Scott Billings, “Social Media Dialogue”.

Tornando al panorama del nostro paese, nel corso del 2009/2010 ho realizzato alcune interviste a diversi responsabili web e comunicazione, direttori, collaboratori, di alcuni più o meno grandi musei Italiani: Mart, MAXXI, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. Da Vinci, Fondazione Musei Civici di Venezia, Musei di Strada Nuova (Genova).

Certo, le domande sono lontane dal fornire una indagine esaustiva, però emergono una confortante voglia di fare e una sana apertura alle possibilità offerte dai nuovi media: soprattutto si evidenzia la capacità di tanti professionisti culturali italiani.

Tra questi emerge Luca Melchionna, collaboratore settore Comunicazione del Mart, che nella lunga intervista racconta la strategia digitale del Museo:
“E’ nata a fine 2006, come naturale evoluzione di un duplice processo. Innanzitutto un potenziamento globale di tutte le attività di comunicazione, incentrato su un grosso lavoro di ufficio stampa. Dall’altro, il rinnovamento completo di un sito web che era invecchiato troppo in fretta. La spinta finale è stata l’arrivo al Mart di un “presidente tecnologico”, Franco Bernabè, e da un Consiglio di Amministrazione che ha posto degli obiettivi chiari per la comunicazione online”.

Luca spiega anche le problematiche, le paure e le criticità che si incontrano nell’approccio delle soluzioni digitali, dal copyright alla autorevolezza dell’istituzione:
“Mi sono reso conto che ci sono diversi tipi di paure, alcune giustificate, altre meno. In tutti i casi, sottovalutarle è suicida. Bisogna capire e valutare. La paura di infrangere il copyright e trovarsi a processo è molto seria. E’ folle fare i techno-optimist e non prenderla in considerazione. Invece, va portato all’attenzione di curatori e direzione il fatto di cui sopra, e cioè che le regole del gioco stanno cambiando. Ad esempio, può essere utile fare leva sull’esperienza altrui. Nel momento in cui il Brooklyn Museum mette online immagini su Flickr con la licenza Creative Commons, si possono coinvolgere i colleghi per ragionare con loro su come fare una cosa del genere nel contesto italiano.
Una seconda paura riguarda il timore di perdere autorevolezza e autorità. In questo caso, penso che molti dei timori siano ingiustificati. Proprio per questo, bisogna impegnarsi e spiegare che il web fa parte del mondo reale, e proprio grazie al 2.0 sta diventando *più* reale: ognuno ci mette la faccia, comprese le istituzioni. Quindi il web non è un contesto frivolo dove si perde autorevolezza: è uno strumento di comunicazione che si può usare per molte cose, compresa la tutela della propria autorevolezza.”

Altra testimonianza preziosa è quella di Paolo Cavallotti, dell’Ufficio Internet e Media Interattivi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia L. Da Vinci di Milano.
“Il Museo Leonardo da Vinci è stato il primo in Italia (fin dal 1998) ad investire sui media digitali con personale interno dedicato a lavorarci. Dal 2001, col passaggio a fondazione di diritto privato e la nuova direzione, questa strategia è stata perseguita con sempre maggior convinzione e investimenti con la strutturazione dell’ ufficio “Internet e Media Interattivi” che si occupa del sito web e di tutte le attività digitali del Museo.
Oggi l’ufficio è costituito da quattro persone, assunte a tempo indeterminato, che lavorano a tempo pieno su questo.”

Davvero molto interessante è anche capire come risponde il pubblico alle attività digitali.
“L’attività digitale che da molti anni facciamo ha sempre ottenuto un ottimo riscontro dal parte del nostro pubblico, in termini di numeri e di visite.
Quando si entra nel merito del chiedere un contributo attivo il campo si fa sempre più spinoso. In passato abbiamo talvolta chiesto troppo al nostro pubblico, imparando la lezione che è molto difficile ottenere molti contributi quando l’attività che viene proposta è troppo lunga o strutturata. Con attività più semplici e immediate i risultati sono invece sempre stati ottimi.
Nel merito invece di comunicazione diretta col nostro pubblico direi che sono proprio questi nuovi canali di cui abbiamo parlato ora ad offrirci un nuovo scenario di interscambio e comunicazione”.

Di assoluto valore anche l’intervista a Pio Baldi Presidente della Fondazione MAXXI nel quale è stato creato un team preposto alle attività digitali all’interno dell’Ufficio Comunicazione.
Elemento sorprendente è il fatto che la progettualità dell’attività digitale del MAXXI sia iniziata prima della sua apertura:
“La pianificazione della presenza e delle attività sul web del MAXXI è iniziata ben prima della sua apertura al pubblico. Inizialmente con una sezione di approfondimento all’interno del sito della direzione generale del MiBAC di cui era parte; successivamente, dal 2007, con un suo sito web che aveva l’obiettivo non solo di informare sulle attività in corso ma anche di monitorare e raccontare il cantiere e di creare un primo contatto, virtuale ma diretto, con il nostro pubblico online. I tre anni che ancora ci separavano dall’inaugurazione sono stati, non solo dal punto di vista della comunicazione web, un importante banco di prova e sperimentazione che ci ha visto attivi anche su Flickr e YouTube”

Per approfondire e per scoprire obiettivi, nuovi progetti e attività trovate tutte le interviste complete qui.