Una grande bolla sul punto di scoppiare. Il Civis, il tram su gomma a guida ottica protagonista della cronaca bolognese da anni, è anche “il vero vincitore delle elezioni, perché alla sua terza campagna elettorale è sempre in prima pagina”, ironizza il Comitato No Civis dei quartieri Mazzini e Savena di Bologna. Da una parte il dibattito sui costi e sugli appalti, dall’altra le dichiarazioni dei candidati sindaci: la questione Civis è al centro dello scontro politico. Perché il Civis non lo vuole proprio nessuno, perlomeno fuori dal perimetro di Bologna: le cittadine francesi che avevano scelto questo tipo di trasporto l’hanno presto abbandonato, e i tram sono finiti nei depositi. Ma a Bologna il Civis che fine farà?

Virginio Merola, il candidato del centrosinistra, torna indietro e propone una nuova soluzione, i filobus. Lo attacca Manes Bernardini della Lega, accusandolo di incoerenza: “Fino al giugno 2004 era nel laboratorio Bologna Pulita contro il Civis, poi è entrato nella giunta Cofferati come assessore all’urbanistica e non era più contro”. E quindi il candidato di Lega e Pdl, che dal canto suo per il Civis intende chiedere il risarcimento danni, sfida Merola a scrivere insieme una “delibera 1” bipartisan per fermare il progetto.

Il dietrofront del candidato Pd irrita parecchio Stefano Aldrovandi, candidato del terzo polo e vicino a Guazzaloca, che è direttamente coinvolto nella vicenda Civis in qualità di imprenditore: il gruppo Busi impianti, di proprietà della sua famiglia, ha una partecipazione del 2% nel consorzio Citie, a cui il Consorzio cooperative Costruzioni (Ccc) ha affidato parte dei lavori per il nuovo tram. Nel suo programma Aldrovandi ha proposto di cambiare il percorso del Civis e di attirare nuovi investimenti privati in città. Quanto ai capitali privati, la Busi impianti, gioiellino dell’impiantistica, con Palazzo d’Accursio ha già parecchio a che fare, e il Civis è solo una goccia degli appalti che legano la famiglia Aldrovandi all’amministrazione comunale. Ma per risolvere il pantano Civis Aldrovandi ha pronta anche un’altra proposta: far lavorare i profughi libici come operai. E a chi come Daniele Corticelli insiste sul coinvolgimento del candidato terzopolista nel progetto Civis, risponde Enzo Raisi di Fli, terzo polo anche lui e sostenitore dell’ex admin Hera: “Corticelli era il portaborse di Guazzaloca e votò a suo tempo la delibera sul tram”, è la frecciata del finiano, in una due giorni di bagarre, scatenata anche dalla visita di Daniele Corticelli all’Atc, dove sono emerse alcune novità.

“Bologna avrà la sua verità sul Civis”, aveva dichiarato il candidato civico Daniele Corticelli. E si è presentato da Francesco Sutti dell’azienda dei trasporti Atc, chiedendo il contratto per la realizzazione dell’opera. Lette le carte, ha dichiarato di essere venuto a sapere “con grave apprensione che Atc avrebbe già pagato oltre il 50% del contratto di appalto per il Civis”. Non solo: l’ultimo accordo sul Civis, che risale al luglio 2007 (all’epoca il sindaco era Cofferati), mette nero su bianco che la cifra concordata per la realizzazione del progetto di tram su gomma, 139.925.000 euro, non include i costi aggiuntivi derivanti da prescrizioni della sovrintendenza per i beni culturali. Nel 2007 queste spese potevano essere previste solo in parte, perché nel 2009 e nel 2010 si sono susseguite altre indicazioni della sovrintendenza. Tutti soldi in più esclusi dall’accordo. E “se i maggiori costi sono fuori dall’accordo, com’è possibile che l’importo del Civis sia rimasto lo stesso anche dopo che il percorso è stato ridotto del 40%?”, chiede Corticelli, che denuncia: “Ci hanno sempre detto che i costi erano lievitati per le modifiche di percorso, ora scopriamo che queste erano escluse”. Nell’accordo del 2007 si legge anche che il ministero non coprirà le spese per la progettazione di opere stralciate e abbandonate (più di 1,2 milioni di euro), che quindi avrebbero dovuto essere liquidate da Atc entro la primavera 2008. Un quadro che testimonia, secondo il candidato di Bologna Capitale, “come il costo del Civis è andato lievitando nel tempo e il fatto che ad oggi non si può davvero sapere quanto arriverà a costare”. E tra i costi non previsti, ma emersi ieri, c’è anche un appalto da 16,5 milioni di euro non incluso nell’accordo: il 22 dicembre 2008 alla ditta Cesi viene affidata la realizzazione del sottopasso della rotonda a San Lazzaro oltre alla predisposizione di depositi per i mezzi in via Due Madonne e Ferrarese. Anche sui tempi di frequenza dei tram i documenti lasciano qualche perplessità: quanto alla previsione di un passaggio ogni minuto e mezzo sulla via Emilia, già nell’accordo del 2007 le imprese si chiamavano fuori da ogni responsabilità. Tutto lascia pensare che il Civis, sempre se partirà, si farà attendere.