Manifestazione contro il presidente siriano Bashar Assad

Sarebbero più di ottanta le vittime degli scontri in Siria tra la polizia e i manifestanti anti-Assad. Questo il bilancio diffuso dall’emittente satellitare ‘Bbc‘, che cita fonti tra i dimostranti. “Abbiamo i nomi dei martiri. La loro morte è confermata”, scrive su Twitter Malath Aumran, attivista per i diritti umani. Ventidue manifestati risultano inoltre dispersi, come comunica Ammar Qurabi, capo dell’Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria. Diversa è la versione che riferisce l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, secondo cui negli scontri ci sarebbero stati solo feriti e le forze di sicurezza avrebbero usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni “per evitare scontri tra manifestanti e cittadini, e per proteggere la proprietà pubblica”.

Subito dopo la preghiera islamica del venerdì, come promesso dagli oppositori, sono riprese le manifestazioni contro il regime del presidente Bashar al Assad. Diecimila siriani si sono riuniti a Salamiya, poco fuori Hama. Nella capitale, gli agenti hanno tentato di disperdere con i lacrimogeni i migliaia di manifestanti raccolti in una delle piazze del centro cittadino. A Baida, vicino Homs, secondo il racconto di alcuni testimoni, sulla folla è stato aperto il fuoco.

E si protesta anche ad Aleppo, seconda città della Siria, a nord della capitale Damasco. Migliaia di cittadini sono confluiti verso la piazza centrale, Salah ad-Din – in italiano, Saladino -, mentre un numero imprecisato di agenti in borghese ha fatto irruzione nella moschea Amina della città, picchiando i fedeli riuniti nella sala di preghiera. Decine di manifestanti sarebbero poi stati arrestati ad al Bab, sobborgo di Aleppo.

Cortei anche a Qamshili, nord est del Paese, dove oltre 5mila persone sono partite dal piazzale della spianata della moschea per poi riversarsi nelle strade della città con le bandiere siriane e alcuni striscioni che chiedono misure contro la corruzione. Sulla costa, infine, è la città di Banias ad essere teatro di cortei e scontri tra manifestanti che chiedono la libertà dal regime di Assad e forze di sicurezza governative.

Non è servito quindi il gesto di distensione tentato dal presidente, che ieri ha firmato la revoca dello stato di emergenza, in vigore in Siria dal 1963, e alcuni provvedimenti come l’abolizione dei tribunali speciali e un decreto che prevede anche la possibilità di “manifestare pacificamente”. Promesse di progressive aperture erano inoltre arrivate da Assad, nonostante dall’inizio della rivolta, secondo alcune organizzazioni umanitarie, in Siria sarebbero morte almeno 240 persone.