A settant’anni alcuni giocano ancora con le statuette di Priapo, difendendo l’indifendibile, altri, per fortuna, s’interrogano sul senso della vita. A un vecchio uomo rinvigorito dal turgore chimico e alla cui bulimica tracotanza pare non ci sia limite, compreso il ritenersi anche uno chansonnier, si può contrapporre un artista, uno dei primi davvero globali, che, scrivendo pensieri e piccole sensazioni su un taccuino, decide poi di dargli la forma di canzone. La forma che da cinquant’anni gli è più congeniale.

Paul Simon si domanda cosa sia la vita: “So beautiful or so what” è bella o cos’altro e lo fa immaginando gli ultimi istanti di vita di Martin Luther King. Poi aggiunge le sue riflessioni sul lungo  percorso fatto fino a oggi e quello più breve che rimane davanti. Riflessioni, come ha raccontato, spesso scaturite in volo, sospeso nell’infinito, durante i tanti viaggi fatti per i suoi concerti.

In 10 canzoni scritte partendo dalle semplici armonie alla chitarra, più che dalla ritmica, scandaglia i suoi pensieri più intimi alla ricerca di una spiritualità. Spiritualità umana, non religiosa, con molte domande e molti dubbi al posto delle dogmatiche certezze. Un lavoro che ridà il senso della musica, in un periodo come questo nel quale si sente molta musica, ma si ascoltano pochi dischi.

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Realizzazione tecnica di Cristiano Ghidotti, www.pianetarock.it