Il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi con il premier britannico David Cameron

L’Italia manderà in Libia dieci istruttori militari. Una decisione assunta “dopo un colloquio tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il premier britannico, David Cameron, come ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo l’incontro con il suo omologo britannico, Liam Fox. Una scelta importante per andare incontro alle richieste degli insorti libici, che “sono giovani desiderosi di battersi per la causa, ma non hanno le necessarie capacità”, ha aggiunto La Russa, “E dunque andremo là dove ci sono le condizioni di sicurezza per fornire il nostro know-how e consentire di contrastare un esercito che, invece, è professionale”.

L’Italia decide di stare al passo con Gran Bretagna e Francia, che nelle ultime ore avevano riferito decisioni simili. Il premier Cameron è stato il primo ad annunciare l’invio di una decina di propri consiglieri militari in Libia, seguito poco dopo dalla Francia, che ha fatto sapere di aver inviato a Bengasi “un ristretto gruppo” di ufficiali di collegamento. Membri delle forze armate francesi, ma con il compito di “fornire consulenze e assistenza dal carattere essenzialmente tecnico, logistico e organizzativo“, ha precisato il portavoce governativo, Francois Baron. Per “rafforzare la protezione della popolazione civile” e migliorare la distribuzione degli aiuti umanitari. Nessuna azione militare diretta, a cui il governo d’oltralpe sottolinea di essere contrario.

Decisioni che però non hanno suscitato l’apprezzamento del ministro degli Esteri di Muammar Gheddafi, secondo cui “ogni presenza militare in Libia è un passo indietro”. “Siamo certi”, ha aggiunto Abdul Ati al-Obeidi, “Che, se i bombardamenti della Nato finissero e ci fosse un cessate il fuoco autentico, potremmo avere un dialogo tra tutti i libici su ciò che il popolo chiede: democrazia, riforme politiche, elezioni”. E, in sei mesi, si potrebbe arrivare a una consultazione elettorale su “qualsiasi problema sollevato dai cittadini”. Incluso il futuro della leadership del Colonnello.

Alcuni Paesi europei hanno così affrontato la richiesta di aiuto militare da parte dei ribelli. Resta invece ferma in sede Ue l’autorizzazione alla vendita di petrolio libico da parte degli insorti. Ci sarebbe una “incertezza giuridica” che riguarda lo status del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi: il governo provvisorio libico dovrebbe prima essere ricoscosciuto come legittimo dall’Onu. Decisione, però, su cui la comunità internazionale è “lontana dall’essere d’accordo”.