E’ una ripresa lenta e ancora incerta quella descritta dalla Banca d’Italia. L’attività economica nazionale registra una lieve crescita rispetto alla fine dello scorso anno. A marzo, secondo i giudizi delle imprese, c’è stato un cauto miglioramento. Un incremento appena positivo in termini di numeri, di cui l’Italia ha pochi meriti. Il sostegno principale alla crescita viene infatti dalla domanda estera, che ha permesso un volume di esportazioni maggiore rispetto all’ultimo trimestre del 2010. Secondo il bollettino di Bankitalia, la ripresa arriva dopo il calo inatteso di gennaio, “parzialmente riassorbito a febbraio”, e tenta di ridurre la distanza nella produzione italiana rispetto ai livelli pre-crisi. L’Italia era scesa a un meno 18 per cento, rispetto alle perdite del 9 e 5 per cento di Francia e Germania.

I consumi. Tornati positivi lo scorso anno, i consumi delle famiglie italiane stagnano nel primo trimestre del 2011 appena trascorso. Colpa dell’incertezza nel mercato del lavoro, che ha bloccato all’inizio dell’anno il miglioramento del 2010. I dati vengono dall’andamento delle vendite al dettaglio e dal clima di fiducia dei consumatori. Per quanto riguarda il primo indicatore, in base ai dati Istat, in volume è calato a partire da gennaio. Sotto la lente di Bankitalia il mercato dell’auto: le immatricolazioni, già contenute a fine 2010, avrebbero perso in questi primi tre mesi dell’anno due punti percentuale. Stesso trend si registra nella fiducia dei consumatori, che da inizio anno valutano negativamente la situazione economica generale dell’Italia e si ritengono preoccupati per le prospettive della situazione familiare.

L’occupazione. Il tasso di disoccupazione è rimasto lo stesso dalla fine dell’anno scorso. Durante il 2010, erano dimuiti i licenziamenti – in numero record nel 2009 – ma il maggior numero di assunzioni riguardava contratti flessibili e part time. Contenuti invece i contratti a tempo indeterminato e le trasformazioni dei contratti a termine in posizioni permanenti. Bankitalia cita però un dato positivo dell’Istat, secondo cui a marzo sarebbe diventato meno negativo il divario tra le imprese che prevedono un’espansione dell’organico e quelle che invece stanno tagliando. Nello stesso mese si registra anche una dimuzione delle ore di cassa integrazione, nonostante il numero rimanga elevato. La flessione riguarda sia la formula ordinaria – che diminuisce del 48.5 per cento – sia quella straordinaria – a meno 13.3 per cento –, ma non quella in deroga.

Il debito. Se il deficit cala, il debito aumenta, ma in percentuali inferiori alla media degli altri paesi europei. Il bollettino di Bankitalia sottolinea “la prudente politica di gestione del debito, in un contesto che appare tuttora incerto e volatile”. Nel 2010 l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni era diminuito di quasi un punto percentuale rispetto al 2009. La parte principale del debito, comunque, è da attribuire alle amministrazioni centrali – salito di 3.1 punti -, mentre scende di 0.2 punti quello delle gestioni locali.