Committente che vai, vincitore che trovi. È iniziata la guerra delle previsioni elettorali a Bologna, combattuta da qualche giorno a questa parte a suon di sondaggi dagli schieramenti in campo per le comunali dei prossimi 15 e 16 maggio. Un solo dato si delinea – seppur con differenze anche del 10 per cento – dai numeri che vengono diffusi: la disaffezione per le urne. Tra coloro che non hanno ancora deciso o che già dicono che quel weekend faranno altro, si ventilerebbe un’astensione che oscilla tra quasi il 30 e il 40 per cento.

Primo turno o ballottaggio: non c’è concordia. Due sondaggi su tre dicono che si tornerà a votare due settimane dopo la tornata di metà maggio. La previsione più ottimistica – l’unica che profetizza il primo turno secco – è quella espressa da Ipr Marketing su mandato del Partito Democratico: stando a questa ipotesi, l’ex assessore e vincitore delle primarie in casa Pd dello scorso 23 gennaio, Virginio Merola, passerebbe da candidato a sindaco – per quanto di misura – con un 51 per cento. Manes Bernardini sarebbe al 33 per cento, il civico Aldrovandi all’8 e Bugani al. 5,5.

Appena un paio di giorni prima, però, Daniele Corticelli, del movimento civico Bologna Capitale, presentando il sondaggio commissionato a Demoskopea in base a 500 interviste, annunciava dalle pagine del suo sito web “belle notizie”: ballottaggio per Merola (caduto a un 30 per cento) e maggiori chance sue (il 7,3 per cento) rispetto agli altri contendenti, Manes Bernardini (Lega-Pdl, 7,1), il civico Stefano Aldrovandi (6,4) e Giuliano Bugani (Movimento 5 Stelle, 1,9).

Non così “belle” invece le notizie ricevute dall’analisi elaborata da Swg per conto del Corriere del Bologna, in base alla quale Merola è sempre in corsa per il ballottaggio, ma il suo sfidante è Manes Bernardini. Tra i due il distacco sarebbe intorno al 21 per cento e il capofila di Bologna Capitale sarebbe invece l’ultimo, con preferenze tra il 4 e il 6 per cento, dopo Aldrovandi (9-11 per cento) e Bugani (stessa percentuale).

Ipr Marketing: Lega “piglia-tanto” e Pdl in caduta. I risultati elaborati da Ipr Marketing sono quelli che, se confermati dall’esito della consultazione, rivoluzionerebbero maggiormente lo scenario politico bolognese. Andando a vedere il nuovo assetto partitico, infatti, ci sarebbe il trionfo del Carroccio a danno del Pdl, che dal 26 per cento dei suffragi crollerebbe al 16 mentre i leghisti bolognesi balzerebbero al 16,5 per cento. Se comunque il candidato per i due partiti è unico, ciò non significherebbe per forza che le due percentuali possano sommarsi, dopo la guerra durata settimane per individuare il nome del proprio contendente.

E tra i vinti ci metterebbe anche Sel, che quasi dimezzerebbe il risultato raggiunto nel 2009: dall’1,8 di allora al 1 per cento attuale. Infine i grillini si confermerebbero una percentuale interessante, in un’ottica di alleanze ipotetiche perché non sarà il 9,3 per cento di Giovanni Favia del 2009, ma il contendente del Movimento 5 Stelle, Giuliano Bugani, viene dato al 5,5 per cento. Stesso discorso per l’Italia dei valori, stabile al 4.

Demoskopea e Swg: attenzione ai signor “non so” o “non voterò”. Ulteriore dato che emerge dai sondaggi parla però di un altro “partito”, sicuramente non istituzionalizzato ma potente in termini percentuali: quello dei votanti “non so/non indico”, dato da Demoskopea al 40,7.

“Possiamo farcela”, dice il leader di Bologna Capitale commentando il “suo” sondaggio, per quanto occorra capire – impresa non facile – chi siano e quali orientamenti abbiano coloro che non hanno espresso il loro parere. Chi non lo fece alle regionali nel 2010 si era guadagnato il 30,55 per cento (votò il 69,45 degli aventi diritto) confermando un trend che anche nel capoluogo emiliano era in corso ormai da anni. Dal 2005 allo scorso anno, infatti, il 9,04 per cento dei bolognesi aveva progressivamente disertato le urne.

Il sondaggio targato Swg per conto del Corriere (900 interviste telefoniche effettuate tra il 7 e il 12 aprile) rileva invece che gli elettori “sfuggenti” non sono 1 su 4, ma un non meno consolante è la sua ipotesi: quasi 1 su 3 (il 29 per cento dei votanti) ha detto infatti che è ancora indeciso (il 22 per cento degli interpellati) o dichiara che proprio alle urne non ci si recherà (il 7). Un dato, questo, in linea con il trend registrato lo scorso anno.