I nostri occhi scuri,
i vostri chiari.
Con i vostri chiari,
voi vedete il mondo
come noi.
E noi,
con i nostri occhi scuri,
lo vediamo come voi.
Papusza

Non c’è nessuno
Che capisca la mia lingua.
Quando dico bianco
capiscono nero,
quando dico la verità
capiscono menzogna.
Ho ragionato a lungo
E ho imparato le loro parole.
Ma non mi capiscono ancora.
Tosen Ramar

Noi zingari abbiamo una sola religione:
la libertà.
In cambio di questa rinunciamo
alla ricchezza e al potere,
alla scienza e alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo.
Quando si muore, si lascia tutto:
un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento
sia molto meglio essere stati zingari che re.
Noi non pensiamo alla morte.
Non la temiamo. Ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno
le piccole cose che la vita ci offre
e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole,
un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E’ difficile capire queste cose, lo so.
Zingari si nasce.
Si raccontano strane storie sugli zingari.
Si dice che leggano l’avvenire nelle stelle
e che possiedano il filtro dell’amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere
per tetto il cielo,
un fuoco per riscaldarci
e le nostre canzoni quando siamo tristi.
Vittorio Mayer Pasquale

Il 8 aprile si è celebrata la Giornata Internazionale dei Diritti del Popolo Rom e Sinti. Mi piace ricordarla con i versi di alcuni loro poeti. Due anni fa il vice Presidente della Camera on. Maurizio Lupi, dichiarò:

“Vedo possibili ambiti di confronto politico e di costruzione comune nel luogo principe del confronto politico che è il Parlamento. Primo, quello relativo all’individuazione di condizioni basilari di inserimento delle minoranze rom e sinte nei contesti residenziali, lavorativi, sociali e sanitari che garantiscano loro una dignità di condizioni di vita, ed alimentino nella collettività una percezione positiva della loro presenza sul territorio.
In secondo luogo quello relativo ad un percorso teso al riconoscimento dello status di minoranze linguistiche ribadendone in tal modo la titolarità a particolari forme di tutela. In terzo luogo quella di un’azione informativa conoscitiva ed educativa a vasto raggio, attraverso cui alimentare una diffusa consapevolezza che grazie al miglioramento delle condizioni di vita e di interazione di questa etnia con la società italiana è possibile innescare circuiti virtuosi di rispetto reciproco e di pacifica convivenza sociale.”

A, quelle parole, pronunciate alla Camera dei Deputati (Sala del Mappamondo) davanti a centinaia di rom e sinti arrivati da ogni parte d’Italia, non sono ancora seguiti fatti. I rom e i sinti continuano a vivere in orribili campi nomadi e non sono ancora stati riconosciuti minoranze linguistiche al pari degli occitani piemontesi o dei catalani di Alghero.