Era nata come uno scherzo, quando il gruppo su Facebook l’ha proposto pensavo ad una goliardata. Forse non ne avevo capito l’impatto. Invece è stata una azione dimostrativa molto efficace. Il 3 aprile è stata una giornata che non dimenticherò: il centro storico di Torino si è colorato di rosso.

Cinque minuti prima delle 16.00 di domenica, in piazza San Carlo a Torino, circa duecento persone vestite di rosso si sono ritrovate, come per caso. Molti avevano stampato il logo dell’iniziativa “Stop alla corruzione” che richiama proprio l’omino rosso del semaforo.

L’iniziativa è partita dal gruppo che si è costituito attorno al mio processo e alla mia denuncia: si chiama I Signori Rossi, persone comuni per comportamenti che dovrebbero essere comuni. Rossi non per il mio cognome ma perché è il più comune in Italia e questi dovrebbero essere i comportamenti più diffusi. Il colore rosso non ha una connotazione espressamente politica, ma rappresenta lo stop e la rivolta di fronte alla situazione gravissima dell’Italia.

Al suono di una tromba da stadio tutti questi Signori Rossi si sono immobilizzati per simboleggiare il no fermo alla corruzione… I passanti camminavano interrogativi fra questi uomini donne e bambini bloccati nelle pose in cui li aveva sorpresi lo squillo di tromba. Poi qualche decina di secondi dopo un altro squillo di tromba li liberava in un applauso ed un grido: “Stop alla corruzione”.

L’idea si è diffusa sulla rete e ci sono state manifestazioni gemelle in altre città come Firenze, o in paesi come Pinerolo e altri ancora più piccoli come in provincia di Bergamo. Ma soprattutto ci sono stati molti Signori Rossi che si sono fatti sentire in Sicilia, Sardegna, Campania, Marche, Emilia romagna, Lombardia.

E così abbiamo compreso qual è la vera missione del movimento dei Signori Rossi: rivolgersi ai cittadini comuni che si sentono soli e impotenti contro la corruzione per cercare di unirli nelle azioni di controllo e di sensibilizzazione alla legalità.

Tra l’altro, proprio in questi giorni i Signori Rossi hanno aperto la pagina I Signori Rossi corretti e non corrotti, cliccate su “Mi piace” e condividete, incrementiamo il numero dei Signori Rossi in Italia.

Il gruppo entusiasta per questo successo lancia adesso una nuova campagna per dare un segnale contro la corruzione nella pubblica amministrazione: scegli un semaforo della tua città, abbraccialo e fatti una foto quando è rosso. Il semaforo come metafora delle regole (che devono essere uguali per tutti). Poi inviaci la foto a signorirossi@gmail.com o postala sulla pagina Facebook dei Signori Rossi: ci occuperemo di riordinarla in una mappa dell’Italia (indicaci la via) con i semafori adottati dai cittadini.

Questa campagna è pensata per diffondere il messaggio della legalità in modo originale e gioioso: soprattutto per chi spesso si è sentito solo a richiedere giustizia, come un semaforo rosso in un incrocio stradale molto affollato. Contiamoci, dunque, e inoltriamo la campagna “Adotta un omino del semaforo rosso”. D’altronde i semafori rossi sono uno per ogni grande incrocio, inflessibili di fronte all’illegalità, anzi, immobili, imparziali e molto visibili.

Per questo, ti chiedo di adottare un semaforo rosso e di farti una foto come segno di gratitudine per la sua attività di custode instancabile e inflessibile della legalità. Poi inviacela e diffondi la campagna.