Il processo breve arriva oggi in aula a Montecitorio. Con le modifiche apportate in commissione Giustizia, la proposta di legge prevede anche la riduzione dei tempi di prescrizione per gli incensurati. Con questa variazione al testo il processo per la corruzione giudiziaria dell’avvocato inglese David Mills, in cui Berlusconi è imputato, oggi andrebbe in prescrizione nel febbraio 2012. Si prescriverà invece il prossimo maggio. Se oggi la Camera approverà la nuova legge a Milano ci sarà il tempo per un’unica udienza. Un bel sollievo per il premier che, dopo aver visto riconosciuto in Cassazione la responsabilità di Mills come corrotto, temeva di essere condannato quantomeno in primo grado.

La prescrizione breve è “una ulteriore incoerenza del sistema indotta dall’ennesimo provvedimento settoriale e disorganico”. L’Unione delle camere penali boccia il processo breve che il centrodestra si appresta a votare in aula alla Camera. “La prescrizione breve – denunciano i penalisti – ribadisce e accentua i vizi della legge Cirielli. La prescrizione non trova più la sua corretta giustificazione nel trascorrere del tempo, ma lega sempre di più il giudizio e la pena al profilo del reo, dividendo il mondo fra i buoni (gli incensurati) e i cattivi (i recidivi)”.

Secondo l’Ucpi, “tale modo di legiferare deve essere abbandonato. Si segua, invece, su questo tema la via, da tempo invocata, della riforma del codice penale, e in ogni caso non si confondano interventi del genere con la riforma costituzionale della giustizia che, al contrario, rappresenta il modo corretto di procedere”.

Il gruppo del Pd alla Camera ha presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità ed una richiesta di sospensione di due anni per la norma sulla prescrizione breve. I deputati Democratici ritengono, infatti, incostituzionale la norma e in contrasto con l’iniziativa del Pdl di presentare una riforma della giustizia “epocale” che affronta anche il tema della prescrizione.

Secondo quanto si legge nel testo della questione pregiudiziale, che ha come primo firmatario il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, la riduzione del termine di prescrizione avrà “inevitabilmente ricadute sul funzionamento del sistema giudiziario incrementando il numero dei processi destinati a svolgersi inutiliter dato che i termini di prescrizione appaiono troppo brevi per consentire il dispiegamento delle potenzialità effettive del sistema giudiziario, in particolare per i reati con pena edittale stabilita nel massimo fino a sei anni”. E tra questo tipo di reati, sottolineano i deputati del Pd, rientrano quelli contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione, e i reati societari.

Ma non è questo l’unico difetto che l’opposizione riscontra nel progetto di legge. Così com’è stato scritto, infatti, rappresenterà anche “un incentivo a pratiche dilatorie di per sè antitetiche alla ragionevole durata del processo”. L’idea di ridurre da un quarto a un sesto l’aumento automatico della prescrizione solo per gli incensurati, introduce, secondo il Pd, “una differenziazione di trattamento sulla base di caratteristiche soggettive degli individui”. In più, si fa una differenza assolutamente incostituzionale tra gli incensurati che hanno riportato una sola condanna di primo grado e quelli che non hanno avuto ancora una condanna definitiva.

Il provvedimento, da oggi all’esame della Camera, viola, insomma, secondo l’opposizione, l’articolo 3 della Costituzione. E già oggi, con la legge attuale, il magistrato può ridurre i termini di prescrizione del reato a seconda delle circostanze. Cosa che porta gli esponenti dell’opposizione a parlare di “irragionevolezza” della norma. Il testo, infine, sarebbe in contrasto con la Convenzione dell’Onu contro la corruzione visto che quest’ultima impone agli Stati firmatari di rafforzare tutte le misure, soprattutto quelle processuali, per combattere la corruzione.

I deputati del Pd presentano anche una richiesta di sospensione per almeno due anni dell’esame del testo sulla prescrizione breve. E questo, per una serie di ragioni: prima di tutto, si legge nella richiesta firmata anche dal capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, estinguerebbe immediatamente centinaia di processi in corso. Poi, “peggiorerebbe ulteriormente” i già “gravissimi effetti” causati dalla legge cosiddetta “ex Cirielli” del 2005 sulla prescrizione. Ma, soprattutto, contrasta con l’iniziativa della maggioranza di presentare una riforma “epocale” della giustizia della quale, però, “ad oggi non vi è traccia in Parlamento. Mentre da un lato si vagheggia di una riforma epocale del sistema giustizia – scrivono i Democratici – dall’altro si introducono norme di impatto devastante per il nostro sistema giudiziario”.

Per il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, “in un paese civile si saprebbe prima se chi vuole governare è una persona per bene o un delinquente. Il processo breve, in questo senso, è solo l’ennesima legge ad personam per Berlusconi”.  Oggi, ha detto il presidente dell’Italia dei Valori, “Berlusconi si è presentato ma ha fatto scena muta”, ha aggiunto, “e intanto la sua maggioranza cerca di far passare l’ennesima legge a suo favore”.

Il Pdl insiste nel sostenere che non si tratti di una legge ad personam. Maurizio Paniz, intervenendo in aula, ha difeso la norma. “Se avessi voluto fare una norma ad personam, favorevole esclusivamente al premier come incautamente si è continuato a dire, bastava che lasciassi il testo così com’era uscito al Senato. Questo avrebbe determinato un risultato immediato a favore del premier”, ha detto.

Secondo Gaetano Quagliariello, “il ministro Alfano si è caricato il peso di una riforma coraggiosa che riequilibri la bilancia della giustizia, restituisca centralità al cittadino e reinserisca l’ordine giudiziario, oggi autoreferenziale, in un sistema di pesi e contrappesi” ha detto il vicecapogruppo al Senato. “Si tratta di una proposta di revisione costituzionale che impone lunghe procedure parlamentari: l’arma polemica della riforma ad personam, dunque, è spuntata in partenza. Non si tratta di leggi ad personam ma di norme consone a uno Stato di diritto”, sottolinea Quagliariello. “La cosiddetta prescrizione breve è in realtà una razionalizzazione dei tempi a seguito di una riforma della prescrizione che l’aveva allungata e non accorciata; se si chiede a un cittadino di difendersi nel processo lo si deve mettere in condizione di esercitare tutte le proprie prerogative di difesa, ivi compresa l’audizione di testimoni”.