“Ma che pagarli, non gli darei niente e li porterei indietro. E se ritornano li riportiamo ancora a casa”. Con queste parole Umberto Bossi, intervenendo a un convegno a Besozzo (Varese) boccia la proposta, formulata dal ministro Franco Frattini, di elargire un contributo di 2500 dollari ai profughi tunisini che decidessero volontariamente di rientrare nel loro paese. Il diktat del Senatur è chiarissimo: niente soldi e tutti a casa. Un concetto in linea con il pensiero di gran parte della base del partito: a margine del convegno sull’autodeterminazione dei popoli, infatti, c’è il vero popolo del Carroccio, quello che non bada alle regole del politicamente corretto. Come i pensionati che si trovano sulle panchine della piazza del paese: “Vanno fermati! Perché i francesi al confine con Ventimiglia non li fanno passare? Perché ce li dobbiamo tenere noi. Impacchettiamoli e rispediamoli a casa. Non dobbiamo neanche farli entrare. Macché soldi? Macché contributi! Bisognerebbe andargli contro con le navi una volta, poi non tornano più”. Mentre in molti nel gruppetto dei pensionati in piazza annuiscono, c’è chi con uno spiccato accento veneto ricorda quando vestiva i panni del migrante: “Nel 1957, quando sono arrivato qui dal Veneto, sono dovuto andare in comune con il foglio del mio datore di lavoro, per far vedere che avevo un posto, e con me sono venuti anche i miei parenti che mi ospitavano. Perché oggi per i tunisini le cose dovrebbero essere diverse?”. E ancora. “Poi va a finire come con gli albanesi. Se ci va bene che hanno voglia di lavorare lavorano, altrimenti gli dobbiamo dare la casa, il sussidio e poi si portano qui la famiglia”.

Tra le cariche istituzionali presenti all’appuntamento c’è il senatore Fabio Rizzi, padrone di casa, che boccia senza mezzi termini la proposta. Così anche il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni: “Ho appreso la notizia dai giornali e non ne conosco i contorni, ma non mi sembra una cosa buona, il rischio è quello di diventare un bancomat. Bisogna farli tornare indietro, del resto Maroni e Frattini hanno compiuto la missione in Tunisia, dove hanno chiuso degli accordi, aprendo anche una linea di credito, non possiamo più permettere che vengano sul nostro territorio”. Chiude la carrellata dei vip l’onorevole Giancarlo Giorgetti, che al di là di ogni circostanza si è allineato al leader maximo: “Ha già parlato Bossi, cosa commento a fare?”. Più chiaro di così.

A Besozzo ci sono anche molti rappresentanti locali del partito come Alessandro Fagioli, assessore provinciale a Varese: “2500 dollari ai tunisini per tornare a casa? Ma è uno scherzo? Se è un pesce d’aprile ditemelo”, e poi aggiunge ironico: “Beh, non so, se è il costo del biglietto possiamo anche pensarci”. Stefano Gualandris, capogruppo della Lega in consiglio provinciale e candidato del Carroccio per la città di Gallarate alle prossime amministrative, non ha dubbi: “Bisogna aiutarli a casa loro. Mi sembra una proposta impraticabile”. Poi c’è la base militante, quella in giacca, cravatta e fazzolettino verde, che non la pensa proprio allo stesso modo, il giovane Andrea Lucchetti fa un’analisi diversa: “E’ una proposta che andrebbe valutata nel dettaglio, anche se non può essere questa la soluzione del problema. Accogliere tutti non è possibile, quindi una proposta tampone che possa contribuire ad alleggerire la pressione svuotando i centri d’accoglienza potrebbe anche essere percorsa. Bisogna infatti anche considerare quale è il costo che lo Stato oggi sostiene per mantenere queste persone nei centri, senza contare l’esigenza di approntarne di nuovi, forse a conti fatti costa meno dare i soldi a loro”.