Vola il Federico Fellini. E non si tratta, in questo caso, di una delle oniriche fantasie del regista romagnolo, ma delle performance dell’aeroporto di Rimini – San Marino che da lui prende il nome. Nel 2010 sono cresciuti del 45,1% i passeggeri dello scalo, la quinta migliore crescita tra gli aeroporti europei. E il 2011 sembra iniziato con lo stesso passo: gennaio e febbraio hanno infatti visto un aumento dei viaggiatori del 37,20% raggiungendo la cifra record (per il periodo) di 45.624 visaggiatori. Cifra destinata a salire ancora visto che da marzo è entrato in vigore l’accordo che ha portato a Rimini le rotte della compagnia Wind Jet strappate a Forlì.

E proprio dai rapporti con quest’ultimo potrebbero venire nuovi sviluppi per il Federico Fellini. In una partita complessa nella quale entrano a vario titolo Regione Emilia Romagna, enti locali e l’immancabile Lega Nord. Sì, perché, se Rimini cresce, l’altro aeroporto di Romagna non se la passa troppo bene, anzi: quello che è, per numero di passeggeri, il secondo aeroporto regionale, è gravato da un passivo di oltre 10 milioni e non sono state poche le polemiche che, a novembre, accompagnarono la scelta di Wind Jet di abbandonarlo.

Dopo una corsa che aveva portato Forlì a decuplicare i passeggeri (passati dai 72.100 del 2001 ai quasi 771.000 del 2008) grazie ai voli Ryanair che da lì decollavano, nel 2009 il boom si è interrotto: dopo l’annuncio della compagnia irlandese di aprire lì una sua base, Ryan ha fatto retromarcia e si è trasferita, a sorpresa, al Marconi di Bologna. Una perdita, questa, in parte compensata proprio dall’arrivo di Wind Jet e dall’ungherese Wizz Air.

Ed è in questo momento di crisi che rientra in scena il Federico Fellini, inserito all’interno del tentativo della Regione di razionalizzare gli scali emiliano romagnoli: l’idea (messa in atto con un protocollo siglato a Bologna fra le parti) è quella della massima integrazione (fino alla fusione) tra l’aeroporto di Rimini e quello di Forlì. Fondendosi, nascerebbe una holding nella quale la Regione si è detta disponibile ad entrare con una quota di circa tre milioni. Una soluzione che risolverebbe, una volta per tutte, lo scontro nei cieli romagnoli.

Ma la cosa non è così semplice: alla contrarietà di Rimini ad una rilevante presenza privata nell’eventuale holding, risponde proprio il tentativo di privatizzazione della Seaf (società che gestisce Forlì e sulla cui passata gestione è stata avviata, nel 2010, un’inchiesta). Che potrebbe avvenire sotto l’egida leghista: poche ore prima della scadenza del bando per privatizzare la società, il 4 marzo, è infatti arrivata la manifestazione d’interesse da parte della Save, società che gestisce l’aeroporto di Venezia e a darne l’annuncio è stato il deputato leghista Gianluca Pini. “I gufi e i nemici del nostro aeroporto sono serviti – ha detto Pini – Sembrava tutto dovesse saltare, poi per fortuna grazie alla credibilità che la Lega può vantare in certi ambienti, siamo riusciti ad ottenere l’offerta” per quella che il deputato definisce “una delle migliori società di gestione aeroportuali”.

Parole che sembrano quasi il lancio di un’Opa verde sullo scalo per un’iniziativa che sembra però essere gradita dagli stessi vertici della Seaf e dal comitato nato per la sopravvivenza dello scalo.

Intanto, se a livello finanziario e politico la partita è aperta, il Federico Fellini ha visto passare il proprio status da aeroporto militare ad aeroporto civile. E pochi giorni fa si sono conclusi i lavori di rifacimento della pista. Opere che non hanno fermato la crescita dello scalo: nonostante i giorni di chiusura per marzo è prevista una crescita del 25%.

Roberto Anselmi