No, non ci sto, questo tiro al bersaglio contro il magistrato Antonio Ingroia è davvero disgustoso. Lo attaccano solo perchè ha osato difendere la Costituzione, perchè è stato un allievo di Paolo Borsellino, perchè nelle sue inchieste si è spinto troppo in là, non si è fermato in tempo.

I mazzieri del regime gli hanno già rifilato una bella dose di randellate mediatiche, Giuliano Ferrara ha già annunciato che chiederà le sue dimissioni in diretta tv, forse una troupe di un tg di famiglia lo seguirà, riprenderà il colore dei suoi calzini e lo indicherà come una persona disturbata, un mezzo matto che si è messo in testa di colpire i mafiosi e i loro amici, per informazioni rivolgetevi al giudice Mesiano.

“Poteva pure starsi zitto, non è opportuno…”, questi i sussurri e non solo sussurri dei cerchiobottisti di ogni colore, quelli che quando Berlusconi randella qualcuno riescono solo a dire: “Forse avrà esagerato nei toni, ma anche loro se la sono cercata…”

A tutti costoro vorrei ricordare che da settimane un imputato sta oltraggiando i suoi giudici a colpi di videocassette trasmesse a reti semiunificate, anzi non contento ha persino ordinato di confezionargli una legge per mettere i pubblici ministeri alle dipendenze del governo, per ridurne l’autonomia, per scardinare la Costituzione.
Ogni qual volta la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, l’Associazione magistrati, i singoli magistrati hanno osato manifestare perplessità e critiche sono stati ricoperti da contumelie, da invettive, da inviti a tenere la bocca chiusa.

In queste ore il giudice Ingroia non ha potuto replicare ai suoi inquisitori, anzi a questo proposito vi proponiamo la lettera che ha spedito alla redazione di Articolo 21: Rivendico il diritto alla libertà di espressione di un magistrato: quando poi si tratta di riforme che riguardano la giustizia quel diritto diventa un dovere. Mancherei a questo dovere se tacessi. Mi piacerebbe che io, come altri miei colleghi messi nel mirino solo perché esprimiamo opinioni, potessimo avere un diritto di replica agli attacchi che spesso riceviamo da alcune reti televisive”

Questa lettera la gireremo alla Autorità di garanzia per la comunicazione, alla Commissione di Vigilanza, al Consiglio di amministrazione della Rai e da loro vorremmo sapere come intendano garantire il diritto al contraddittorio e alla replica anche ai giudici e più in generale a quanti sono e saranno più sottoposti al cosiddetto “metodo Boffo“, ad una sorta di pestaggio politico e mediatico teso a piegarne la resistenza, a imbavagliarli, a mettere in condizioni di non nuocere chiunque continui a pensare che lo stato non sia una delle tante aziende di proprietà del capo supremo.

Qualche tempo fa il ministro Maroni si stracciò le vesti perchè Roberto Saviano aveva parlato delle infiltrazioni mafiose in terra leghista, ipotesi per altro ormai condivisa dall’universo mondo e confermata dallo stesso governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Per replicare ai pochi secondi di Saviano, Maroni ottenne ore di trasmissione.

Perchè Ingroia non ha potuto replicare? Perchè quelli che ulularono contro Saviano tacciono adesso? Perchè alcune anime candide della opposizione storcono il naso e si girano dall’altra parte? Il diritto negato a Ingroia e a tutti i magistrati italiani riguarderà presto tutti quelli che contrasteranno davvero il disegno di colpire a morte il cuore della Costituzione? Il cavaliere non farà distinzioni e non farà prigionieri, questa volta giocherà davvero la partita della vita.

L’Ocse, l’organizzazione internazionale che si occupa anche della libertà dei media, ci ha fatto sapere di nutrire forti preoccupazioni per le troppe intimidazioni e minacce contro alcuni giornalisti italiani, tra di loro vengono indicati quasi tutti quelli che Berlusconi e Masi vorrebbero eliminare, cancellando quel poco che ancora resta del pluralismo politico ed editoriale nel polo Raiset. Dal momento che l’Ocse non è certo una organizzazione antiberlusconiana sarà davvero il caso di prendere sul serio le loro preoccupazioni e di non lasciare mai solo chi fa sentire la sua voce a protezione e a presidio della legalità repubblicana.

Per questo oggi siamo con Ingroia, e domani con chiunque altro sarà minacciato e colpito con i manganelli mediatici, sia esso un giudice che ama la legalità o un precario che non vuole rassegnarsi alla distruzione della scuola pubblica.