Il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto

“La posizione rimane quella che è, non è che si può cambiare ogni volta”. Così il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha risposto a chi gli domandava se può esserci un cambiamento nella posizione in Italia sul nucleare, dopo il tragico terremoto del Giappone. “Noi – ha detto ancora Cicchitto – abbiamo problemi energetici non da poco se guardiamo un attimo al mondo che ci circonda in modo ristretto”.

Sul nucleare “la mia idea è quella di sempre sono favorevole e vorrei che il governo passasse dalle parole ai fatti se no a forza di declamare fra dieci anni saremo ancora qui a discutere”. Lo ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che precisa: “Naturalmente il problema del Giappone è molto più complesso riguarda la difesa del suolo e del nostro pianeta che tutti i giorni noi rispettiamo. La questione ambientale – conclude – è una questione di cui tutti ci dobbiamo fare carico”. Tra i più radicali sostenitori del nucleare senza se e senza ma, c’è anche Chicco Testa (sotto il video del suo intervento durante la trasmissione Otto e mezzo di ieri sera).

Chiara la posizione del governo. Sul nucleare andiamo avanti, terremoti o no. Senza sapere neppure cosa realmente in Giappone è accaduto. Il problema è che la maggioranza non è che sia completamente in armonia in materia di centrali. Luca Zaia, governatore del Veneto, ieri, a poche ore dalla prima scossa, ha precisato: “In Veneto non ci saranno mai centrali nucleari. Noi diciamo no al nucleare a prescindere da queste notizie – ha commentato Zaia – con la centrale di Porto Tolle siamo autosufficienti riguardo all’energia. E poi il Veneto non ha le condizioni per ospitare una centrale”. E, visto che la Consulta ha stabilito che per la costruzione di centrali serve l’ok della Regione, pare evidente che il programma Scajola-Romani sia di difficile attuazione. No di Zaia, ma anche Roberto Formigoni della Lombardia, Roberto Cota del Piemonte e quella lunga serie di regioni governate dal centrosinistra.

Ma l’apice delle reazioni al buio lo ha raggiunto l’editorialista del Messaggero, Oscar Giannino, spesso in sintonia con le posizioni del governo, si è espresso così, già dal titolo: “Nucleare sicuro, è la prova del nove”. E ancora: “Se allo stato dei fatti una cosa si piuò dire è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleare, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione”. Giannino è stato smentito a poche ore dal giornale in edicola, quando parte del reattore 1 della centrale di Fukushima è saltato e l’area è stata evacuata per un raggio di 20 chilometri. Nessun allarmismo, un esplosione, forse. Ma trarre conclusioni era presto ieri ed è presto oggi. La radioattività nell’aria è aumentata. Questo è un dato certo.

Poi una lunga lista dei contrari. “Aver evacuato le persone nel raggio di 20 chilometri e ordinato al resto della popolazione vicina di non uscire, non bere acqua di rubinetto e non toccare nulla che sia stato all’aria non basterà, purtroppo, a limitare le terribili conseguenze dell’incidente, culminato con l’esplosione di un reattore, nella centrale nucleare di Fukushima”. E’ quanto si legge in una nota di Legambiente. “La terribile situazione che si sta verificando in Giappone – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – dimostra che per le centrali atomiche non esiste sicurezza. La centrale esplosa, dalla quale già ieri era fuoriuscito materiale radioattivo, era stata progettata con tutti i più avanzati sistemi di sicurezza e dotata di criteri tecnici che avrebbero dovuto resistere a terremoti di qualunque entità, così come previsto da un Paese, tecnologicamente molto avanzato, abituato a fare i conti con onde sismiche di elevata potenza. Eppure la tragedia in corso è immane e inarginabile”. “Le conseguenze saranno enormi e non ci sono strumenti di alcun tipo per fare fronte all’emergenza sanitaria che seguirà – continua Cogliati Dezza – Non c’è bisogno di aggiungere altro all’evidenza, ma dobbiamo riflettere attentamente nel valutare e definire sicure le centrali che si vorrebbero costruire in Italia, paese a rischio sismico e idrogeologico, dove non è in alcun modo possibile garantire la stabilità e la sicurezza di impianti così pericolosi”.

“Ancora una volta, è dimostrato che il gioco non vale la candela del ricorso alle centrali nucleari”, ha detto il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. “Non v’è dubbio – ha spiegato Di Pietro – che più passa il tempo più le nuove tecnologie possono produrre nuovi modelli e modi di produzione di energie: geotermico, solare, eolico, biomasse”. “Insomma – ha rilevato, ricordando il referendum contro l’atomo promosso dall’Idv – fare tredici centrali in Italia con una tecnologia obsoleta, e ci vorranno almeno vent’anni per farle, è un enorme spreco di risorse finanziarie”.

Greenpeace si dice “preoccupata per i danni che il terremoto e lo tsunami possono aver provocato agli impianti nucleari, nonché alle altre industrie pericolose come le raffinerie di petrolio e di prodotti chimici”.

Per il Wwf   “il rischio che sta correndo la popolazione giapponese rappresenta un’ulteriore conferma della pericolosità di una tecnologia di cui l’umanità può fare a meno, oggi più di ieri”.  Secondo Alfiero Grandi, Presidente del Comitato “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare” le notizie che arrivano dal Giappone sono “la conferma che le centrali nucleari sono pericolose”.

Sul fronte tecnico, Paolo Clemente, responsabile del Laboratorio prevenzione rischi naturali e mitigazione effetti dell’Enea ha detto che “è presto per capire il tenore dell’ allarme in merito alle notizie diffuse finora dal Giappone” ma “non è il terremoto il motivo per dire no al nucleare” perchè ‘oggi siamo in grado di costruire impianti nucleari ed edifici che resistono a terremoti così violenti”.

Mentre l’oncologo Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana, durante una una lezione all’ Accademia dei Lincei sul rapporto tra scienza e fede, senza alcun riferimento al caso Giappone, parlando in generale dell’ energia nucleare ha detto che “le centrali sono sicure”, e buona parte delle critiche vengono da “un’ideologia anti nuclearista” che si basa su presupposti sbagliati.