Bersani in piazza per il C-Day

“Questa non è una piazza contro: è per l’alternativa. Non c’è un animo contro, ma uno spirito per un Italia diversa”. Sono le frasi che Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, urla dal palco di piazza del Popolo del Cday. “C’è un grande movimento nel paese e i partiti – aggiunge – mi rivolgo soprattutto al mio, devono affiancare questo movimento, dare una mano”. “Stiamo dando voce ad una grande esigenza civica prima che politica. Berlusconi tenta di fare riforme che interessano solo lui a fronte – conclude – di mille emergenze che devono essere risolte ci ritroviamo a fare i conti con una pseudo riforma della giustizia che certo non fa gli interessi degli italiani”. Sonoro, fortissimo, arriva l’applauso di una piazza gremita.

Costituzione in mano e tricolore in vista, sono migliaia i manifestanti che hanno invaso Roma nel giorno del C-day per difendere la Carta. La mobilitazione, lanciata un mese fa da Articolo 21, Anpi, Valigia blu e dal comitato Libertà e Giustizia chiama a raccolta l’altra Italia. Quella che, come spiegano gli organizzatori, “si oppone alla deriva culturale e istituzionale del berlusconismo”.

Associazioni, comitati, partiti, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Tutti in prima fila a sostenere la bandiera italiana lunga 200 metri che apre il corteo romano. Il lungo fiume umano è partito alle 14 da piazza della Repubblica per attraversare la capitale fino a piazza del Popolo dove, a salire sul palco allestito per l’occasione, sono stati chiamati esponenti dei movimenti della società civile, del mondo delle professioni, della scuola pubblica, della ricerca, della cultura. Personaggi noti che si alternano a cittadini attivi.

Una grande manifestazione tricolore con iniziative parallele in molte altre città d’Italia e d’Europa che ha raccolto intorno alla difesa della scuola pubblica e della Costituzione settori sempre più ampi della società civile italiana. A sfilare per le vie di Roma anche due cortei di studenti, docenti e ricercatori che si sono uniti alla protesta in difesa della costituzione perché spiegano i ragazzi della rete egli studenti e dell’unione degli universitari: “E’ proprio l’articolo 34 che sancisce un diritto fondamentale recitando parole sacrosante la scuola è aperta a tutti. Per questo nonostante la riforma Gelmini e il tentativo di distruzione della scuola pubblica da parte di questo governo noi continueremo a difendere l’unica porta ancor aperta al futuro, l’istruzione”.

Ma quella di Roma è una protesta che vede sfilare diverse categorie, ognuna con il proprio bagaglio di dissenso, tra cori, striscioni e flash mob, organizzati dal Popolo Viola per tutta la durata della manifestazione. In tanti ripetono lo slogan intonato da migliaia di donne nella mobilitazione del 13 febbraio “Se non ora quando?”. Una domanda che sembrano porsi in parecchi, non solo tra i manifestanti. Non sono mancate anche le voci critiche, minime ma ci sono state, quando un gruppo di studenti ha sfilato ai bordi della piazza accendendo fumogeni e intonando slogan come “Università pubblica” e “Non ci rappresenta nessuno di quelli sul palco”.

A dedicare comunque ampio spazio alla manifestazione anche la prima pagina del giornale vicino a Gianfranco Fini, il Secolo D’Italia, che parla di profondo disagio per il Paese. Del resto lo stesso Fabio Granata esponente di Futuro e Libertà e fedelissimo di Fini era presente in Piazza assieme a Idv, Pd e Sel. Piazza riempita, obiettivo raggiunto. “Siamo tanti, un milione” grideranno gli organizzatori dal palco.

Il perché di tanta partecipazione lo spiega bene Roberto Vecchioni reduce dai successi di Sanremo con la sua canzone che è un po’ il manifesto della giornata: “Questa è la risposta di una democrazia stufa e di una società che oggi sta male ma che vuole reagire, come vuole reagire la scuola che è il futuro del Paese. Gli insegnanti sono i veri eroi del nostro tempo, che fanno i conti con una riforma colpevole per prima cosa di non aver ascoltato la base. E anche dopo 60 anni è giusto continuare a difendere una Carta che è un patto sociale fondamentale per l’Italia”.

Tanti anche i rappresentanti dello spettacolo amareggiati per i tagli al Fus come Ascanio Celestini che parla di un tentativo di attacco culturale al Paese: “Si vogliono smantellare le coscienze di un popolo per annullare le identità. Oggi si è perso il senso di cosa sia il pubblico e il privato e allora è bene ricordarlo. La scuola è pubblica, gli ospedali sono pubblici, la società è pubblica”.

Duro il procuratore antimafia di Palermo Antonio Ingroia che ha parole pensanti per la riforma della giustizia: “Quella che abbiamo all’orizzonte non è una riforma che guarda agli interessi dei cittadini che a quanto sembra non sono più tutti uguali, se dovesse passare questa controriforma, avremmo uno stato di diritto azzoppato, sfigurato nei suoi principi fondamentali così come i nostri padri costituenti li hanno disegnati. Non è in gioco la separazione delle carriere ma l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”. E, immancabili, arrivano le polemiche targate Pdl. “Ingroia – dichiara Fabrizio Cicchitto – è la più evidente dimostrazione del giudice al di sopra delle parti. Non si capisce come – dice il capogrupppo Pdl alla Camera – di fronte a episodi così clamorosi di schieramento politico, l’Anm possa parlare di difesa di indipendenza dei giudici”.

Di “macchina del fango sempre in azione”, parla invece Leoluca Orlando deputato dell’Idv, “non ci sono strumenti di nessun genere che possono permettersi di macchiare la nostra Carta che oggi è viva più che mai e la gente in piazza è la migliore risposta che si possa dare a questo governo di interessi e leggi ad personam”.

Anche Maria Luisa Busi, la giornalista del Tg1 che è andata contro il direttore Minzolini è convinta che non si possa strumentalizzare un dissenso tanto forte: “Tenteranno anche questa volta di usare il metodo Boffo, diranno che è una piazza di sinistra, invece oggi c’è un dissenso trasversale che da un messaggio all’attuale esecutivo, il Paese ha raggiunto ogni limite possibile di sopportazione ed è in fermento”.

Poi è il turno di un’altra donna, Rosy Bindi. Il presidente dell’assemblea del Pd grida da palco: “Siamo in piazza per riscattare la dignità della nostra democrazia” e ha aggiunto “la nostra bandiera è oggi solo il Tricolore perché vogliamo rappresentare e dare voce ad un’altra Italia, largamente maggioritaria che non si rassegna al declino dell’Italia e che è pronta a prendersi al responsabilità di ricostruire le basi morali e civili del Paese”.

E c’è anche chi, ricorda quanto sia drammatico l’attacco all’articolo 21 della Costituzione e alla Rai con clientelismi sempre più palesati. Si tratta di Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Tv pubblica: “Ferrara, è tornato a essere il consigliere principe di Berlusconi, guadagna uno spazio di massima visibilità sulla prima rete Rai. Insomma, siamo alla propaganda scandalo più assoluta. E la beffa è che una trasmissione così schierata si chiamerebbe Radio Londra. Meno male che c’è ancora chi è capace di dire no a certe situazioni e di reagire. Questa manifestazione rende più di mille parole”.

Poche la reazioni della maggioranza alla grande mobilitazione. Su tutte quella della portavoce vicaria del Pdl Anna Maria Bernini. “A chi manifesta in difesa della Costituzione – dichiara il deputato – non sfuggirà che il modo migliore per rendere un così vitale strumento davvero efficiente, è quello di continuare a sottoporlo a ponderate ed attente valutazioni periodiche. Quanto possibile condivise da opposizioni disposte a collaborare nell’interesse del Paese,senza nascondersi dietro la piazza, oltre demagogici ‘benaltrismì, oltre i no a prescindere”.