C’è quasi sempre da rallegrarsi quando l’Italia viene messa al centro dell’attenzione da una rivista prestigiosa come Nature. Il problema sta nel “quasi”. L’editoriale del 10 marzo 2011 si intitola Diario di uno scandalo e prende le mosse da questa considerazione: “Come un organismo viene colpito da una particolare mutazione genetica dipende, come ogni genetista sa, dalla struttura genetica dell’organismo. Sebbene l’introduzione di una mutazione d’obesità in un ceppo di topo può produrre un animale grasso con il diabete, la stessa mutazione in un ceppo di topi di leggermente diverso background genetico può creare un animale grasso, ma altrimenti sano. Allo stesso modo, gli effetti di un grido di dolore accademico sembrano dipendere dallo sfondo sociale di una comunità. Come spiegare altrimenti i risultati contrastanti di due rivelazioni accademiche: la vicenda di plagio che si è consumata in Germania per due settimane fino a quando la disapprovazione accademica ha costretto alle dimissioni il ministro della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg, il 1 ° marzo, ed una analoga esposizione di illeciti da parte del ministro italiano dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, nel 2008, che ebbe impatto zero”.

In poche righe l’articolista centra un punto importante: l’assenza o quantomeno l’assuefazione degli anticorpi nel sistema italiano. Le due vicende sono diverse ma hanno un punto in comune che riguarda la credibilità delle persone scelte ad amministrare “il bene comune”. Il ministro tedesco è stato accusato di aver plagiato la tesi di dottorato e a fronte di una scomposta difesa del premier (“ho scelto un politico, non un accademico”) sono state raccolte diecimila firme di dottori di ricerca tedeschi che hanno deplorato la “beffa” per  la decenza, onore e responsabilità del sistema accademico. Schiacciato da questo attacco, Guttenberg si è infine dimesso.

Il ministro Gelmini, una volta laureata in legge, come Guttenberg ha preso delle  scorciatoie nelle procedure accademiche (in senso più lato). Ha infatti superato l’esame di stato per l’accesso all’avvocatura presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria nel 2002, dopo aver svolto il primo anno di praticantato a Brescia e il secondo sempre a Reggio. Tale spostamento, come spiega la stessa Gelmini, fu motivato dal fatto che a Reggio Calabria c’era una percentuale di esami superati di circa il 90% contro una percentuale di circa il 30% delle città del nord Italia. Dopo che la stampa ha rivelato questa vicenda, la comunità accademica italiana ha chiesto le dimissioni della Gelmini senza alcun risultato. La vicenda ha lasciato “l‘ironia di avere un ministro dell’università che allegramente ammette di aver eluso le regole accademiche”, ironia che “è stata colta dalla comunità”.

Queste considerazioni mi fanno venire in mente quello che scriveva mio padre Paolo nel 2002: “Spesso, anche se non sempre, gli uomini politici che raggiungono il vertice del potere hanno pochi scrupoli e molto cinismo. Le moderne democrazie parlamentari mirano appunto ad impedire che quella mancanza di scrupoli e quel cinismo procurino gravi danni alla collettività. Una metafora tratta dalla medicina può chiarire le idee: la democrazia, in tutte le sue componenti, fra cui la giustizia e la libertà d’informazione e di espressione, rappresenta un sistema di anticorpi. Se questi anticorpi non funzionano, compaiono i sintomi di quella terribile malattia chiamata Aids, l’immunodeficienza acquisita, contraendo la quale gli agenti patogeni hanno via libera e possono portare alla morte”. Gli anticorpi di questo paese si sono assuefatti e non reagiscono più. Dopo vent’anni è ora che si risveglino. Che sia la manifestazione in difesa della Costituzione un segnale definitivo? In quest’occasione vorrei ricordare mio padre con questo video, tratto dalla manifestazione al Palavobis, in difesa della legalità e della democrazia, del 2002.