Luigi Bisignani

Si preoccupa della Rai: al direttore generale, Mauro Masi, consiglia come costruire un addebito disciplinare per Michele Santoro. Si preoccupa dei servizi segreti: incontra Adriano Santini, futuro direttore dell’Aise, il servizio segreto militare. Fissa con lui un appuntamento. Prima della sua nomina. Poi l’accompagna dal presidente del Copasir: Massimo D’Alema. L’inchiesta sulla P4 condotta dai pm napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio vede al centro del suo scenario un personaggio chiave: Luigi Bisignani. È lui che intrattiene rapporti con Masi e Santini. Un uomo riservato. Estremamente riservato. Ma anche estremamente potente: la sua rete di relazioni spazia dall’Eni alla presidenza del Consiglio. Ha una grande esperienza nel settore dell’informazione e dei mass media. È lo stesso Masi, come vedremo, ad ammettere di essersi consigliato con Bisignani per un motivo ben preciso: la sua grande esperienza nel settore della comunicazione. Ex giornalista dell’Ansa, prima di essere indagato nella P4 è stato iscritto, come il più giovane degli adepti, alla P2 del venerabile Licio Gelli. Negli anni Novanta fu condannato a due anni e otto mesi: l’accusa era di aver portato una parte della maxi tangente Enimont, parecchie decine di miliardi di lire, nella banca vaticana dello Ior.

E dalla P2 alla P4 lo scenario non sembra mutare: mancano le iscrizioni, vergate nero su bianco, mancano i grembiulini, ma l’inchiesta della procura napoletana punta al cuore di un network (per ora soltanto presunto) in grado di condizionare la vita del Paese. E i due episodi che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare sembrano provarlo: al di là della loro eventuale attinenza a fatti penali, tutta da dimostrare, questi episodi rivelano che i personaggi chiave della P4, un’influenza sui centri vitali del Paese, come la Rai e le nomine dei servizi segreti, puntano a esercitarla. Per entrare nelle segrete stanze del potere, però, bisogna immaginare un paio di scene.

Il piano per la punizione

La prima. Sono le ventuno circa di giovedì 23 settembre 2010: il primo piano di Michele Santoro viene trasmesso nelle case di milioni di telespettatori. Inclusi due spettatori d’eccezione. Il più noto ai lettori è Mauro Masi, direttore generale della Rai, il più sconosciuto si chiama invece Luigi Bisignani. I due sono in rapporti strettissimi. Parlano e s’incontrano (quasi) quotidianamente. Da quel 23 settembre in poi però – e per qualche giorno – i loro intenti sembrano convergere. Un fatto interessante per comprendere le relazioni di potere nel nostro Paese. Quel 23 settembre, infatti, Santoro firma un editoriale durissimo. Annozero è sotto pressione sin dalla prima puntata. Giusto per dirne una: mancavano allora (come mancano tuttora) i contratti di Vauro e Travaglio. Il direttore si rivolge al pubblico parlando di una ipotetica fabbrica di bicchieri: è questa la metafora, scelta da Santoro, per spiegare in quali condizioni è costretto a lavorare. Poi – paragonandosi al ragionier Fantozzi e rivolgendosi al direttore megagalattico nato dalla fantasia di Paolo Villaggio – chiude l’editoriale con un finale ormai storico: “Ma vaffa… nbicchiere”.

Bene. Questa è la scena che milioni di italiani hanno visto in diretta su Rai 2. C’è un’altra scena, però, che è rimasta segreta fino a oggi. E che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare. Nelle stesse ore Masi pensa di punire Santoro per il suo editoriale. Secondo Masi era rivolto a lui, al direttore generale della Rai, mentre Santoro replica che si rivolgeva al metaforico direttore della fabbrica di bicchieri. La questione dovrebbe essere di pertinenza della Rai e della dialettica tra giornalista e direttore generale. Invece accade un fatto diverso. Gli investigatori stanno seguendo già da tempo la pista della P4. Luigi Bisignani evidentemente è sotto controllo. E si scopre che i due – Masi e Bisignani – sulla punizione di Santoro non solo convergono ma, se non bastasse, l’ex piduista elabora una sorta di strategia amministrativa. Bisignani fa redigere ad alcuni legali di sua conoscenza un atto contro Santoro: il primo atto verso l’addebito disciplinare. Un atto di cui Masi viene a conoscenza. Non sarà mai notificato. L’operazione non andrà mai in porto. Anche se negli stessi giorni avviene un ulteriore fatto strano: Masi dichiara al Messaggero – salvo poi smentire – che ha intenzione di licenziare Santoro. La punizione arriva comunque: si tratta di una sospensione, disposta per dieci giorni, a partire dal 18 ottobre 2010. “Santoro – dirà Masi – si è reso responsabile di due violazioni disciplinari ben precise. L’uso del mezzo televisivo a fini personali e un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale”. Resta da capire, però, perché sulla vicenda, Masi, abbia accettato di dialogare proprio con Luigi Bisignani. “Per la sua esperienza nel settore”, avrebbe dichiarato ai pm. Il punto è che Bisignani, che di esperienza ne ha sicuramente molta, non ha però alcun titolo per agire, come consigliere, sulla Rai e su Santoro. Eppure si preoccupa di fare redigere – sebbene non sarà mai utilizzato – l’atto che dovrà mettere Santoro nell’angolo. E lo fa redigere da persone di sua fiducia. Può Bisignani permettersi di dettare a Masi la linea? Può permettersi di abbozzare una strategia che riguarda la Rai e la punizione di Santoro?

Come Richelieu

Stando all’indagine sulla P4, Bisignani ci prova, pur non avendo alcun titolo. Masi lo incontra costantemente. Parla con lui per la sue “esperienza” ma la Rai non è un’azienda privata: è pubblica. Ed è per questo motivo che, la scena in questione, il carteggio tra gli uomini vicini a Bisgnani e quelli vicini a Masi, diventa rilevante. I due sembrano le facce della stessa medaglia. Se Masi è il volto del potere, Bisignani è il potere che non mostra il volto. Stando all’ipotesi della P4, se in questo caso Masi rappresenta il potere “osceno”, quello che si mostra, Bisignani incarna invece un potere “occulto”, nel senso di nascosto. La Rai è uno snodo cruciale nell’equilibrio dei nostri poteri. E Santoro sembra il nodo inestricabile che nessuno riesce a sciogliere. L’ha dimostrato l’inchiesta di Trani – rivelata dal nostro giornale un anno fa – dove il pm Michele Ruggiero scopre le pressioni di Silvio Berlusconi, che interviene direttamente su Masi e sull’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, proprio per fermare Santoro. L’inchiesta sulla P4, un anno dopo, lo conferma. Al posto di Berlusconi, questa volta, spunta però il volto di uomo che la maggior parte degli italiani ignorano: se c’è un cardinale Richelieu, in questo Paese, il suo nome sembra emergere proprio dagli atti di quest’inchiesta. È Luigi Bisignani. E per capirlo – sempre al di là di qualsiasi responsabilità giudiziaria che, ribadiamo, è tutta da dimostrare – basta immaginare un’altra scena.

Messaggi e ambasciatori

Siamo tra gennaio e febbraio 2010. E il “cardinale” è sempre lì: all’ombra degli appuntamenti che contano. Lo confermano nomi eccellenti, quelli convocati in procura i giorni scorsi, del calibro di Massimo d’Alema e Adriano Santini. Bisignani non si preoccupa soltanto di Santoro e della Rai. Si preoccupa anche dei futuri vertici dei nostri servizi segreti. Tra il gennaio e il febbraio 2010 lo Stato deve scegliere il capo dell’Aise – la nostra intelligence militare – e la scelta sta per cadere su un generale dell’esercito: Adriano Santini. E Santini lo sa. L’inchiesta dimostra che, anche questa volta, entra in scena Bisignani.

Prima della nomina, Santini, viene raggiunto da una sorta d’ambasciata: Bisignani lo vuole incontrare. Ma – anche in questo caso – non si comprende a quale titolo. Stiamo parlando di un ufficiale di 64 anni, generale di corpo d’armata, con incarichi di Stato Maggiore, che indossa la divisa dal 1968 e nel 2003 ha comandato il Contingente Nazionale Interforze nell’ambito dell’operazione “Antica Babilonia” in Iraq. Bisignani lo convoca. Santini si presenta all’appuntamento. Di cosa parlano? “Del più e del meno”, dirà Santini ai pm, come se fosse il fatto più naturale del mondo. Ma chi cerca l’appuntamento?

Chi fissa l’incontro? “Bisignani”, dice direttore dell’Aise. Il fatto strano è che l’incontro avviene prima della sua nomina, e non dopo, avviene cioè mentre Santini è ancora uno dei candidati ai vertici dell’Aise. Santini conosceva già Bisignani? No, a quanto pare, però accetta ugualmente il suo invito e si presenta all’appuntamento. Se non bastasse – ma in questo caso le versioni di Santini e D’Alema, entrambi convocati come persone informate sui fatti, sono parzialmente discordi – Bisignani decide di accompagnare il generale Santini dal presidente del Copasir, Massimo D’Alema. Il Copasir è il comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti. A quale titolo, Bisignani, accompagna Santini da D’Alema? L’ex segretario dei Ds dice che, durante l’incontro con Santini, Bisignani ha aspettato fuori dalla porta. Ma il fatto è riscontrato: Bisignani accompagna Santini da D’Alema. L’incontro tra i due (i tre se contiamo Bisignani fuori adll’uscio) è avvenuto prima o dopo la nomina di Santini ai vertici dell’Aise? Secondo Santini, prima. Secondo D’Alema, dopo. Il dettaglio non è irrilevante ma, ciò che conta, è che Bisignani – nel periodo della sua nomina ai vertici dell’Aise – incontra Santini per ben due volte accompagnandolo fino all’ingresso dell’ufficio di D’Alema, quello della Fondazione Italianieuropei di via piazza Farnese, a due passi da Campo dei Fiori. Chi ha fissato l’appuntamento tra D’Alema e Santini: impossibile stabilirlo, spiega D’Alema, perché la telefonata è arrivata alla sua segreteria. Ma perchè Santini e Masi incontrano Bisignani? La loro versione è che l’ex piduista è un uomo molto vicino a Gianni Letta.

Passando da Santini a Masi, comunque, le frequentazioni di Bisignani emerse dall’inchiesta, sono sempre ai vertici del potere: si va dall’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni – sarà sentito nei prossimi giorni – a Gianni Letta, dalle ministre Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo al dissidente del Pdl Italo Bocchino, passando per Alfonso Papa, il parlamentare del Pdl, magistrato e membro della commissione Giustizia, anch’egli coinvolto nell’indagine sulla P4.

Soldi e fango

E proprio il rapporto con Papa avrebbe messo gli investigatori sulla pista di Bisignani.  Ora i pm indagano ad ampio raggio. Nei giorni scorsi è stata perquisita l’abitazione di Bisignani e anche il suo studio. Il gip a disposto anche la perquisizione di un’altra casa, quella della madre di Bisignani dove, secondo gli investigatori, si sarebbero potuti tenere incontri riservati tra uomini chiave della P4. E perquisendo il suo autista Paolo Pollastri, infine, sono stati ritrovati 19 certificati di azioni depositate all’estero: titoli al portatore di una holding belga, la Codepamo, per diversi milioni di euro. E tra i vari filoni dell’inchiesta non manca, anzi è uno dei principali, quello sul presunto dossieraggio e sulla “macchina del fango”. Un’inchiesta che sta facendo tremare molti potenti. Un’indagine ancora piena di sorprese che ha visto, tra le prime persone perquisite, il giornalista Valter Lavitola, l’uomo che, impiegando ingenti risorse, s’occupò a lungo della casa di Montecarlo dove vive Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini.

di Marco Lillo e Antonio Massari

da Il Fatto Quotidiano del 5 marzo 2011