L’amica e scrittrice Alessandra Amitrano ci avvisa dell’emergenza sottosuolo a Villa Certosa (Roma), unendoci alle sue parole diffondiamo l’appello:

Villa Certosa, il quartiere romano tra il Mandrione e la Casilina che tanto fu amato da Pasolini, è uguale a com’era negli anni Sessanta. Un paesello nel cuore di Roma, con le case basse, due bar, un tabaccaio, un forno, un barbiere e “Betto e Mery”, la trattoria dove se entri con la cravatta te la tolgono e la inchiodano al muro.

L’atmosfera è bella, si conoscono tutti, c’è solidarietà, c’è un attivo comitato di quartiere che, tra mille difficoltà, si dà un sacco da fare. Meno belle sono alcune sue criticità. Il sottosuolo per esempio, vuoto, disseminato di cavità di decine e decine di metri. Ci sono certe strade, alla Certosa, dove le cavità cominciano da un metro sotto le case. Diverse abitazioni sono state sloggiate, mezzi pesanti sono letteralmente sprofondati nell’asfalto, un signore è precipitato nel pavimento del suo bagno. Durante le opere di realizzazione dell’impianto fognario, avvenute appena tre anni fa, sono stati eseguiti dei monitoraggi che hanno evidenziato una situazione critica, di reale emergenza. I tecnici hanno dichiarato l’indispensabilità di seri e costanti monitoraggi con conseguenti opere di rinforzo del sottosuolo, hanno informato i cittadini che nel quartiere è di vitale importanza inserire il limite di velocità e li hanno informati di un’altra cosa: è fondamentale il divieto assoluto di circolazione ai mezzi pesanti. In una parola, anzi tre: camion dell’Ama (l’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti romani).

Sono anni che il comitato di Villa Certosa chiede seri e tempestivi provvedimenti al Municipio ma, finora, solo chiacchiere sono state le risposte. Sono stati promessi 500.000 euro per l’emergenza sottosuolo alla Certosa, ma questi soldi stanno solo sulla carta: derivano da beni alienabili del Comune di Roma, di fatto, quindi, non ci sono.

Eppure il limite di velocità, l’installazione di dossi, sono cose che potrebbero essere fatte subito, senza aspettare i 500.000 euro. Eppure il divieto di circolazione ai mezzi pesanti, primi fra tutti i camion dell’Ama, potrebbe essere messo in atto da subito. Ma il presidente della VI Circoscrizione ha informato il Comitato di Villa Certosa che l’Ama non ha nessuna intenzione di concedere al quartiere la raccolta differenziata della spazzatura porta a porta, servizio che comporterebbe la circolazione degli “squaletti”, mezzi di gran lunga più leggeri rispetto ai camion. La motivazione: il servizio costerebbe di più, due operatori ecologici anziché uno. Sappiamo bene che della differenziata le istituzioni se ne fregano, i consorzi che riciclano carta, plastica, vetro e metallo sono sempre a corto di materia prima, in Italia si preferisce bruciare o sotterrare. O meglio, si preferisce mandare la plastica in Cina dove viene riciclata in maniera obsoleta, senza il rispetto dei protocolli europei, dopodichè ce la rispediscono sotto forma di giocattoli carichi di scorie cancerogene. Insomma, della differenziata non frega niente a nessuno, figuriamoci farla in un quartiere di mille anime, dimenticato da ogni istituzione.

Nel momento in cui, però, il servizio viene richiesto per una situazione di emergenza, il rifiuto diventa inaccettabile.

Per questo il comitato si sta mobilitando e ha inaugurato un’opera di sensibilizzazione del quartiere e della cittadinanza. In questo contesto si inserisce la prima delle iniziative, la proiezione del film Una montagna di balle, sabato 12 marzo, presso la sede del comitato, in via dei Savorgnan 64. Il film parla di quindici anni di emergenza rifiuti in Campania, della lotta delle istituzioni alla raccolta differenziata. In questo modo la Certosa intende legittimare ancora di più la sua richiesta, una richiesta vitale, una richiesta che qualsiasi saggia e lungimirante istituzione dovrebbe tempestivamente assolvere. Ma, si sa, le sagge e lungimiranti istituzioni sono quanto di più lontano vi sia da questa città. Di fronte a una legittima richiesta la risposta è: ignoranza, incoscienza, irresponsabilità, rifiuto.