“Frustata alla giustizia” titolava compiaciuto Il Foglio in prima pagina, ovvero più correttamente frustata ai magistrati che sono l’unico potere e l’unica istituzione che non si adegua all’agenda di quello che gli Usa ritengono “un clown” deleterio per l’Italia ma molto docile e utile a perseguire i loro “dividendi strategici”. Poi per confermare “l’acume politico” che gli viene tributato trasversalmente, il consigliere dei momenti estremi annuncia esultante: “Al Senato immunità bipartisan. Si parte dalle intercettazioni”.

Vi ricordate il ritorno del Cav. “in gran forma”, secondo il suo consigliere–ventriloquo, che annunciava una specie di piano quinquennale all’insegna di una vera rivoluzione liberale con tanto di abrogazione dell’odioso art. 41 della Costituzione “bolscevica” per dare finalmente “la frustata” all’economia e alla ripresa?

A distanza di una settimana e grazie all’andamento brillante della campagna acquisti che ogni giorno riporta all’ovile un futurista che si riscopre molto responsabile, l’unico autentico sogno riformatore dello “statista” e dei pensatori domestici si è ulteriormente definito: fare tutto quello che non si è potuto fare dal ’94 ad oggi sul fronte dell’impunità, dal processo breve che è urgentissimo dato il suo carnet giudiziario nei prossimi due mesi, alle intercettazioni con tanto di sanzioni per i magistrati. In contemporanea una riforma costituzionale che avrebbe la finalità di riscrivere buona parte del titolo IV dedicato alla Magistratura e del Titolo VI, che regola le garanzie costituzionali.

Sì perché l’obiettivo non sono più solo i pm, e quelle che vengono chiamate impropriamente e con irrisione “le gip” milanesi che lo attendono per il 6 aprile, da subito oggetto di mirate campagne denigratorie per aver manifestato fedeltà alla Costituzione, ma la Consulta in quanto “oggi, quando il parlamento approva una legge e non piace ai magistrati di sinistra, loro la impugnano davanti alla Corte che, essendo composta da giudici in prevalenza di sinistra, la abroga anche se è una legge giusta, giustissima”.

Non si deve più ripetere che vengano annientati lodi per l’impunità o che siano disarticolati legittimi impedimenti autocertificati, quindi deve essere imposta per qualsiasi decisione sulla incostituzionalità di una legge la maggioranza qualificata dei due terzi e magari, perché no, aggiungere anche un bel ritocco ai criteri di nomina per garantirsi un maggior numero di componenti di elezione parlamentare e cioè partitica, come era già previsto nella riforma da baita stroncata con il referendum dai cittadini.

Naturalmente insieme alla miriade di facezie e di castronerie che rimbalzano da Rai a Mediaset e viceversa sull’accanimento giudiziario delle toghe rosse e sulla volontà della magistratura, a quanto pare tutta, di “ribaltare il voto espresso dagli italiani” capita pure di dover ascoltare l’indignazione di firme della cosiddetta “élite intellettuale berlusconiana”, molto apprezzate anche dalla sinistra “riformista”, come Oscar Giannino nei confronti del presidente della Corte Costituzionale che osa “prendere la parola tutti i giorni, un fatto senza precedenti”.

Se in America un presidente osasse dire nei confronti della Corte Suprema un decimo di quello che il presidente del Consiglio vomita contro la Corte Costituzionale, supremo organo di garanzia, verrebbe cacciato a calci nel sedere; in Italia è normale attaccare il presidente della Consulta perché nell’arco di due settimane è intervenuto ad un convegno sul titolo VI della Costituzione osando dire che “il federalismo municipale” è un nonsense e, ben peggio, che, udite, udite, sui conflitti di giurisdizione decide in ultima istanza la Cassazione e non la Consulta, una nozione nota agli studenti di giurisprudenza dal primo anno, e anche a chi abbia scorso la Costituzione non distrattamente. In occasione di un’altra uscita del presidente del Consiglio che aveva accomunato la Corte al disegno eversivo dei pm di abbatterlo per via giudiziaria, De Siervo aveva specificato che la Corte decide dopo ampia discussione e che le maggioranze sempre variabili confermano l’indipendenza di giudizio sulle singole questioni.

Comunque sulle finalità della cosiddetta riforma della giustizia che include separazione delle carriere, sdoppiamento del Csm, ampliamento dei poteri del ministro della giustizia per indebolire ulteriormente l’autonomia della magistratura e immunità ampliata (rispetto alla previsione originale dell’art.68 Cost) ha fatto involontariamente chiarezza un altro spin doctor del presidente del Consiglio Gaetano Quagliariello assurto anche lui a finissimo giureconsulto quando ha spiegato candidamente “Se la giustizia verrà riformata come noi intendiamo non potrà più essere strumentalizzata a fini politici”.