A distanza di poco più di un mese dal referendum per l’accordo di Mirafiori, il contratto per i metalmeccanici voluto dall’ad del Lingotto Sergio Marchionne potrebbe essere applicato anche a un’altra azienda della galassia automotive del Torinese, le Officine automobilistiche Grugliasco, ex carrozzerie Bertone rilevate dalla Fiat nel 2009 dopo un’amministrazione straordinaria sotto il controllo di un commissario. Tra i lavoratori, riuniti in assemblea da venerdì scorso, sono subito sorti dubbi e contrasti, ma alcuni delegati elaboreranno una piattaforma alternativa da proporre all’azienda.

L’ad Fiat si è impegnato a investire 500 milioni di euro circa per avviare la produzione di un modello Maserati dal dicembre 2012, con l’obiettivo di riportare al loro impiego tutti i lavoratori in cassa-integrazione da quasi sette anni, e portare lo stabilimento alla produzione di 50mila vetture l’anno. Questa l’assicurazione, a patto che si garantisca un migliore utilizzo e una maggiore governabilità dello stabilimento, come fatto per Mirafiori. Una condizione che ha subito suscitato polemiche: “Dal momento in cui a Pomigliano avevano proposto il nuovo tipo di accordo sentivamo che sarebbe arrivato anche da noi”, dichiara il delegato della Fiom Giacomo Zulianello.

E come a Mirafiori è stato imposto un diktat. Stando al delegato, nell’incontro tra azienda e rappresentanti sindacali martedì scorso all’Unione industriali di Torino, è stato detto che se non si giungerà a un accordo verranno portati i libri al ministero dell’Economia facendo ricadere lo stabilimento nelle condizioni di 15 mesi fa. In parole povere, se il nuovo accordo non fosse accolto, le Oag torneranno a essere amministrate da un commissario liquidatore.

Venerdì si è tenuta un’assemblea delle rappresentanze sindacali unitarie, composte da 10 delegati della Fiom, una della Fim, uno della Uilm e i tre della Fismic, per illustrare i piani ai 650 lavoratori presenti. Tutte vedono positivamente il ritorno alla produzione però alcune sigle vogliono arrivare a una proposta condivisa. Tuttavia ci sono stati momenti di tensione tra i delegati della Fiom e quelli della Fismic dopo l’attacco del segretario generale Roberto Di Maulo, che ha definito l’atteggiamento della Fiom “criminale, antistorico e reazionario”. Un’altra dichiarazione che non è piaciuta a molti lavoratori presenti all’assemblea è stata quella di un funzionario della Fismic: “Ha detto che la pausa mensa a fine turno serve a non usurare la catena di montaggio, come se fosse più importante della condizione fisica degli operai. La gente ha iniziato a criticarlo contestandolo nel merito”, racconta Zulianello.

Giovedì i delegati di Fiom e Uilm si incontreranno per pianificare le controproposte. “Abbiamo richiesto di discutere dei punti dell’accordo e arrivare a una mediazione”, spiega Zulianello. Le proposte alternative riguarderanno la gestione dei turni, degli straordinari e sulle quantità di produzione. Non parteciperanno i delegati di Fim e Fismic: “La Fiom non l’ha concordato con noi”, ha detto Margot Cagliero della Fim. Il sindacato autonomo erede di quello aziendale vuole invece “firmare l’accordo così come l’ha presentato la Fiat”. Venerdì 25 ci sarà un’assemblea per discutere e votare e dopo tre giorni riprenderà il confronto tra azienda e sindacati.

Nel frattempo vanno avanti le discussioni per il distacco di alcuni lavoratori in altre aziende, una misura alternativa alla cassa-integrazione. Già 130 dipendenti sono in forza agli stabilimenti Pininfarina di Bairo Canavese e San Giorgio Canavese, ma per rimanere in attività si sono visti obbligati a sessanta chilometri di strada in più per raggiungere il posto di lavoro. Ma si sta anche discutendo della possibilità di trasferire 150 lavoratori nello stabilimento Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, come richiesto dall’azienda.

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