Il Pio albergo trivulzio

Silenzio su tutta la linea e bocche cucite. Da tempo ormai è questa la filosofia adottata dalla dirigenza del Pio Albergo Trivulzio di Milano. E oggi si è replicato in Comune durante la Commissione Casa e Demanio presieduta da Barbara Ciabò di Futuro e libertà. All’ordine del giorno c’era la convocazione del presidente del Pat Emilio Trabucchi, del direttore generale Fabio Nitti e del capo dell’ufficio tecnico Alessandro Lombardo. Su tre se ne sono presentati due: Nitti e Lombardo. Illustre assente Trabucchi, causa vacanze.

Poco male, hanno pensato consiglieri e presidente di commissione, Nitti e Lombardo bastavno a esaudire la richiesta. In sintesi squadernare gli elenchi delle case del Pio Albergo Trivulzio, quelle affittate con relativi nomi e canone. Oltre ai gioielli di famiglie venduti negli ultimi cinque anni. Obiettivo dichiarato: capire se dentro questa lista si annidi un brutto caso di affittopoli. Tradotto: case scorporate dalle normali richieste e affittate a canoni irrisori. Come capita per via Petrarca 2, pieno centro di Milano, 60 metri quadrati lasciati a poco meno di 3.000 euro annui.

La notizia della fumata nera è arrivata nel pomeriggio. “Niente liste – ha detto Barbara Ciabò – e vuole sapere il motivo?”. Parliamone. “La privacy”. Plausibile? “Per nulla, perché noi come commissione svolgiamo il ruolo di pubblici ufficiali. E poi la commissione era secretata”. Tradotto: alla larga i giornalisti.

Comunque sia la filosofia del silenzio ha vinto un’altra volta. Eppure il cortocircuito è evidente per una società che, partecipata dal Comune, si rifiuta di fornire dati al suo stesso azionista. “Ma non è finita qua – prosegue, battagliera come sempre, la Ciabò – , la commissione si riunirà ancora la prossima settimana e di nuovo convocheremo Trabucchi, Nitti, Lombardo”. Nel frattempo? “Rivolgeremo la richiesta direttamente al sindaco Letizia Moratti“.

Nell’attesa, la domanda resta: perché non fornire gli elenchi? Il rifiuto alimenta sospetti puntellati da alcuni fatti. Solo cronaca. Niente altro. Ad esempio gli intrecci politici. Con Emilio Trabucchi, classe ’40, chirurgo e presidente del Pat. Poltrona che occupa dal 2004. Per meriti, evidenti. Dopodiché sono note le sue buone amicizie con il sindaco Moratti. E di Pdl si colora anche l’ufficio del direttore generale. Qui il rapporto è diretto: Fabio Nitti, infatti, è attuale consigliere provinciale del Popolo della libertà. Alessandro Lombardo, voluto da Trabucchi alla gestione del patrimonio immobiliare è uomo, politicamente, vicino al ministro Ignazio La Russa.

Proseguiamo: le vendite immobiliare. Nell’agosto scorso scoppia il caso di alcuni gioielli venduti in poco tempo e con una gara lanciata e chiusa in poco tempo. Sul tavolo ci sono due palazzi in pieno centro: il primo in piazza Santo Stefano 12, il secondo in vicolo Santa Caterina 3/5, interno allo stesso Mausoleo Trivulziano. Quasi 2.000 metri quadrati l’uno, 358 l’altro. Entrambi vincolati dai Beni culturali. Il prestigioso pacchetto è stato battuto all’asta per 11,6 milioni di euro. Sborsati da Stefano Spemberg, grossista di gioielli, ma anche immobiliarista e titolare di quote in ben 11 società. Il caso produce diverse reazioni. In ottobre il consigliere Idv Raffaele Grassi interroga il sindaco. Ombre e sospetti stuzzicano anche la curiosità dello stesso centrodestra. Il 5 ottobre scorso viene presentata un’altra interrogazione a firma della stessa maggioranza. A farla è Vicenzo Giudice, ex sindacalista Uil che per anni ha lavorato all’interno del Pat.

Ma c’è di più: un’altra vendita singolare che oggi ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare. Si tratta di un signorile appartamento in largo Rio de Janeiro 7. Roba da 160 metri quadrati al terzo piano messo all’asta per 576mila euro. Una gara che, però, nel 2009 va deserta. E dunque viene assegnata con il 10% di sconto. A chi? Ad Antonio Mobilia, attuale direttore generale dell’ospedale San Carlo. Originario di Catania, da sempre è nota la sua amicizia con la famiglia La Russa. Mobilia, dunque, acquista l’appartamento a prezzo ridotto (sconto di 60mila euro), dopodiché lo intesta alla figlia.

Insomma, la vicenda del Pio Albergo Trivulzio rischia di deflagrare nell’ennesimo scandalo. Tanto più che le ultime inchieste dell’antimafia incrociano il Pat con interessi legati alla ‘ndrangheta. Questa la partita che oggi si gioca sul tavolo di una Milano che si avvicina alla prossime elezioni amministrative. (dm)

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