La procura di Roma ha ordinato una perquisizione nell’ufficio a palazzo dei Marescialli e nell’abitazione privata del consigliere laico del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Matteo Brigandì, accusato d’abuso d’ufficio per il sospetto d’aver passato le carte a ‘Il Giornale’ su un provvedimento disciplinare risalente agli anni Ottanta dell’allora pm di Milano Ilda Boccassini. Personal computer e documenti sono stati portati via dalla polizia giudiziaria nella tarda serata di ieri. 

“L’indagine è iniziata a seguito di denuncia proveniente dallo stesso Csm – si legge in una nota firmata dal procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara – nel quale venivano rappresentate, tra l’altro, ragioni di urgenza per assicurare l’acquisizione di prove reperibili anche all’interno del Csm. Si è quindi proceduto ad adottare provvedimenti cautelari per conservare lo stato dei luoghi al fine di poter procedere all’acquisizione degli elementi di prova dopo aver informato, come prevede la legge, l’indagato al fine di consentirgli di essere presente con l’assistenza del difensore”.

Gli inquirenti analizzeranno anche i pc sequestrati ieri nell’abitazione della giornalista del quotidiano meneghino, Anna Maria Greco, autrice dell’articolo sul magistrato “Amori privati della Boccassini” nel quale si raccontava di un episodio del 1982 quando la Boccassini era fidanzata con un giornalista di Lotta Continua. Non è escluso che sia la giornalista sia Bringandì vengano ascoltati nei prossimi giorni dagli inquirenti.

Brigandì smentisce ogni cosa: “Io ho fatto richiesta di quella documentazione al Csm perché volevo documentarmi io personalmente. Non ho divulgato le carte in alcun modo. Né ho parlato con nessuno di quanto vi avevo letto. Sfido chiunque – afferma l’esponente del Carroccio – a dimostrare il contrario”.