Giovanni Materia, direttore sanitario della Asl più importante della Lombardia (e d’Italia), quella di Milano 1, si è dimesso dal suo incarico. La decisione è maturata dopo che il medico è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio dal gup di Messina Maria Teresa Arena. I fatti contestati risalgono al novembre 2005 quando Materia era direttore sanitario del Policlinico della città siciliana. Secondo gli inquirenti, favorì la vittoria di Umberto Bonanno, ex presidente del consiglio regionale della città, in un concorso all’Istituto di Medicina del lavoro del Policlinico facendo pressioni sulla commissione d’esame.

La decisione dei magistrati siciliani ha messo fine a una carriera ai vertici della sanità lombarda piuttosto breve. Materia era stato infatti nominato direttore sanitario solamente lo scorso 27 gennaio.

A metterlo al suo posto era stato Pietrogino Pezzano, nuovo plenipotenziario della sanità lombarda la cui nomina, decisa dal governatore Roberto Formigoni a dicembre, aveva suscitato una levata di scudi. Il suo nome compariva nelle carte dell’inchiesta Infinito sulla presenza della ‘ndrangheta in Lombardia. Alcune fotografie lo ritraevano assieme a boss mafiosi della Brianza del calibro di Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.

Ma la cosa più interessante è che Giovanni Materia è il marito del prefetto di Lodi Peg Strano. La stessa persona che, lo scorso 18 gennaio, aveva deciso di togliere la scorta al consigliere regionale e “artista antimafia” Giulio Cavalli. E per giunta il giorno in cui Cavalli presentava al consiglio della regione Lombardia una mozione per cacciare il neodirettore della sanità lombarda amico dei boss. Il parlamentino lombardo ha respinto la mozione del consigliere che però e per fortuna, due giorni dopo, ha riottenuto la sua scorta. Strane coincidenze.

Al di la della mancata cacciata di Pezzano, anche la vicenda giudiziaria di Materia conferma che nella sanità all’ombra del Pirellone continuano clamorosamente a scarseggiare i “dirigenti specchiati”.