Era meglio non farle, ora è facile dirlo. Ma adesso che il fallimento è palese, proviamo a ricostruire le cause del disastro delle primarie di Napoli per la scelta del candidato sindaco di centrosinistra. Primarie miseramente naufragate nelle accuse di brogli e di inquinamento del voto, nella feroce lite tra il vincitore sub judice Andrea Cozzolino e il grande sconfitto Umberto Ranieri. Primarie che fino a dieci giorni prima dello svolgimento, va ricordato, erano a rischio annullamento per una serie di ragioni, tra le quali il timore del Pd di perderle come a Milano. Invece stavolta le hanno vinte, il vendoliano Libero Mancuso è arrivato soltanto terzo. Una vittoria di Pirro da manuale. Provo a spiegare sommariamente gli errori commessi per giungere a queste primarie da dimenticare.

Il primo errore: le ambiguità del Pd rispetto alla tanto invocata ‘discontinuità’. Se le primarie dovevano rappresentare la svolta rispetto ai criticatissimi anni del bassolinismo, per restituire fiducia e entusiasmo a un elettorato d’opinione deluso dagli ultimi governi locali di centrosinistra, bisognava impedire di parteciparvi ad Andrea Cozzolino e a Nicola Oddati, il primo ex assessore regionale di Bassolino, ed il secondo assessore comunale della Iervolino. Bastava scriverlo nel regolamento. Fissare delle griglie. Mettere nero su bianco – o comunque trovare un modo – per stabilire che chi aveva avuto esperienze importanti di amministratore in Regione o al Comune di Napoli doveva essere escluso. In partenza.

Il secondo errore: i ritardi. Le primarie di Napoli sono state decise tardi e promosse poco. Non c’è stato il tempo di farle penetrare negli strati migliori della società civile napoletana, che tra l’altro nel complesso non eccelle per indipendenza e autonomia di giudizio. La macchina organizzativa ha fatto acqua da tutte le parti. Pochi eventi, pochi confronti, pochi manifesti. Tutto ‘sospeso’ al rischio annullamento che incombeva come una spada di Damocle e che ha sottratto qualità e spessore alla sfida. Di conseguenza, queste primarie si sono ridotte a una competizione ristretta ai soliti apparati. Ai cacicchi. Ai notabilati. Ai procacciatori di povera gente che per cinque euro andrebbe a votare qualsiasi cosa. Ai campioni della malapolitica di sinistra che per quindici anni ha elargito sussidi e consulenze, invece di creare lavoro e meritocrazia.

Il terzo errore: la sopravvalutazione della società civile napoletana. Errore peraltro connesso al secondo. Il tessuto sociale e civile di Napoli è un terreno poco fertile al seme delle primarie. Ma dove è, poi, questa tanto decantata società civile? A Napoli esiste? Ha mai alzato la voce contro il sistema di potere formatosi nei Palazzi e negli staff dei Signori della Politica di Napoli? A parte alcune lodevoli eccezioni (penso a Gerardo Marotta, a Marco Rossi Doria), è evidente che la borghesia della cultura, delle professioni e dell’imprenditoria di Napoli ha rinunciato ad esercitare la propria azione critica e propositiva per sedersi a tavola, per stabilire con il potere un rapporto di clientela e di dipendenza. Le primarie, in qualche modo, ce lo hanno confermato. Nessuno della cosiddetta ‘società civile’ vi ha partecipato. Persino Gino Sorbillo, il pizzaiolo proposto dai Verdi, un ragazzo in gamba che dal nulla ha creato una catena di locali di grande successo in città, invece di combattere fino in fondo una sacrosanta battaglia di raccolta dell’opinione e di protesta, a due giorni dal voto ha preferito ritirarsi per allearsi con colui che in quel momento pareva il vincitore designato, Ranieri. Un atto da vecchia politica politicante.

Resta da capire se è possibile ancora salvare qualcosa di queste primarie-farsa. E se questo ammaccato e sputtanato centrosinistra partenopeo è condannato a sconfitta sicura alle prossime amministrative e a consegnare Napoli agli epigoni di Nick ‘o Mericano Cosentino e Giggino ‘a Purpetta Cesaro. Io purtroppo temo di sì. Voi che ne pensate?