Da Roma Bersani gli chiede «un gesto di responsabilità, un atto di generosità che favorisca la ricerca di una candidatura che possa unire tutti in una battaglia vincente». Lui rilancia, davanti a una platea di quasi duemila sostenitori che si sono raccolti al Palapartenope, la tensostruttura da anni teatro di grandi manifestazioni politiche: «Andrò avanti, con la schiena dritta». Andrea Cozzolino, eurodeputato Pd e vincitore sub judice delle primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Napoli, resta fermo sulle sue posizioni. Lo fa all’indomani della scelta del segretario nazionale di commissariare il Pd partenopeo, bocciando di fatto la linea di Nicola Tremante, ex segretario provinciale, che da subito aveva gridato allo scandalo denunciando brogli e ingerenze del centrodestra. Accuse respinte e in alcuni casi ribaltate, punto su punto, in un contro dossier che Cozzolino ha diramato prima della manifestazione con i suoi supporter. «Ho molto apprezzato il gesto di Bersani – spiega – ma per poter ragionare su un atto di generosità bisogna prima rispettare l’esito delle primarie. Poi si può discutere». E lascia uno spiraglio: «Farei un passo indietro solo se si candidassero Saviano o Cantone».

D’altronde, il rispetto del voto di domenica scorsa a Napoli, lo chiede anche chi Cozzolino non l’ha sostenuto. Come il vicesindaco di Napoli, Sabatino Santangelo, che poche ore prima della manifestazione invitava «tutti i responsabili del partito ad abbandonare i tatticismi e a procedere immediatamente alla proclamazione del vincitore» perché «non è ammissibile mettere in discussione un risultato se non si è in possesso di prove ineccepibili: in democrazia illazioni, sospetti e veleni non pagano».

Ma è la base, il popolo delle primarie a essere davvero contrariata: «Ci hanno offesi come cittadini e come militanti» dice Anna Brandi, che per tutti – dal Pc al Pd, passando per Pds e Ds – è semplicemente Nanà, la più vecchia militante del centrosinistra di Secondigliano, uno dei quartieri finiti nell’occhio del ciclone subito dopo il voto. «Ci hanno accusato di essere camorristi solo perché non abbiamo votato Umberto Ranieri. Ma lui, pur essendo nato qui, non ha fatto mai nulla per questo quartiere. Cozzolino sì».

Gli fa eco Pasquale Esposito, coordinatore del locale circolo del PD: «Anomalie nel voto a Secondigliano? L’unica è che in quel seggio ha votato Umberto Ranieri, che è residente a Roma e non ne avrebbe avuto diritto».

E allora se il segreto del successo dell’europarlamentare è tutto qui, perché alzare un polverone? Per Umberto Capuano, giovane consigliere di municipalità a Napoli, «evidentemente per qualcuno doveva essere una farsa, un plebiscito per sancire il candidato gradito dall’establishment locale e nazionale. Ma sono state primarie vere e ha vinto Andrea. E allora si è gridato allo scandalo». Lo stesso pensiero che centinaia di militanti esprimono con slogan e striscioni. Qualcuno ha scritto «Siamo tutti imbroglioni», altri «O votato anche io: ignorante ma onesto!» e «Roma chiacchiera, Napoli ha deciso». E c’è chi dichiara di aver appoggiato altri candidati: «Non l’abbiamo votato ma ora è il nostro candidato». Una ragazza in prima fila agita un cartello con su scritto «A 16 anni il PD mi da il diritto al voto. Non toglietemelo!». Accanto a lei Tommaso Iavarone o Tommi Tommi, come tutti lo chiamano, del Rione Siberia di Scampia: «Sui giornali sono stato dipinto come un camorrista, ma sono un onesto lavoratore e padre. Nessun giornalista, nessuno!, si è degnato di venire a vedere cosa facciamo ogni giorno per i ragazzini del rione. Ranieri è venuto, si è fatto votare, ci conosce uno per uno: su Facebook ci sono pure le foto. Perché ora ci trattano come appestati?». Se lo chiedono anche i ragazzi di Arci Scampia, le decine di studenti universitari di Scienze Politiche, la redazione di Radio Siani, una webradio anticamorra che hanno tapezzato la struttura con i loro striscioni.

È a loro che Cozzolino parla quando dice: «Non sarò io ad andare avanti ma tutti quelli che domenica hanno votato alle primarie, che oggi sono qui e che incontrerò nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, girando per i quartieri di Napoli, dalla periferia al centro, come ho fatto in questa campagna elettorale per le primarie».

Così, mentre sale sul palco allestito all’americana, sistemato al centro e circondato da centinaia di sedie, in molti cominciano a pensare che sotto il Vesuvio i rottamatori abbiano pescato un nuovo alleato. Pronto a scontrarsi e a battere i vertici romani.

di Andrea Postiglione