Al netto delle questioni penali e morali, le prime competenza della magistratura e le seconde per me di poco interesse, una chiara idea dell’uomo Berlusconi me la sono fatta: è un povero sfigato, lontanissimo da quella immagine di uomo perfettamente realizzato che lui, i suoi giornaletti di famiglia, i suoi adulatori propongono continuamente. Cade così una delle grandi accuse che si sono sentiti rivolgere, per tutti questi anni, coloro che ne hanno sempre denunciato la pochezza politica e umana.

Cade, in altri termini, l’indisponente quanto infondata accusa rivolta ai suoi detrattori, i quali criticherebbero il premier solo perché dettati dall’invidia. Invidia per la sua ricchezza, per il suo essere sempre charmant, per il suo successo con le donne e nel lavoro, la capacità di godersi la vita, e tutto ciò che connota, mediamente, la vita di un uomo o di una donna appagati nel proprio ego e nella propria autostima.

Lo spaccato che esce fuori in merito ai divertimenti e alla gestione del proprio tempo libero del premier è quanto di meno appetibile, auspicabile, invidiabile e desiderabile: ne esce fuori uno spaccato di una persona che, abituato a comprare tutto – gioielli, case, aerei, affetto, corpi, sentimenti, amicizia, deputati, e tutto ciò che un mondo improntato ai consumi offre – si trova a che fare con venditori di queste mercanzie che, in quanto tali, ricaricano in termini di disprezzo e pecunia la merce venduta.

Lo sapevamo attorniato da servi e lacchè. Ora scopriamo ulteriori dimensioni in merito alla qualità delle sue relazioni.

Amici che vendono l’amicizia e la fanno pagare a caro prezzo si accompagnano a para-affetti e simil-relazioni improntate, nel quasi segreto di una cornetta telefonica, al massimo disprezzo e allo sfruttamento sistematico della sua debolezza. Si può invidiare un uomo giunto a 75 anni che si fa gabbare da ventenni o da storici amici di una vita? Si può desiderare di assomigliare ad un uomo ricchissimo che deve elemosinare compagnie maschili e femminili per passare una serata in allegria?

Comprare affetto e amicizia non è mai un buon affare. Rischi di scoprire, in un botto, che il tuo fascino è riconducibile a quanto sei disposto a pagare, il rispetto o la lealtà di un amico ad un tariffario dettato dalla convenienza economica del momento.

Forse è questo il motivo per cui molte persone, intelligenti ed equilibrate, diventate smisuratamente ricche, divengono, nel corso degli anni, sempre più diffidenti e si circondano degli amici di un tempo, degli amici che avevano dimostrato loro amicizia indipendentemente dalla ricchezza accumulata. Forse è questo il motivo per cui l’appagamento di un essere umano, l’ autostima si misura nella sua capacità, indipendentemente dalla condizione economica, di non mutare radicalmente la propria esistenza. E queste antiche amicizie hanno anche il pregio di ricondurti, nel’eventualità che la tua ricchezza o il tuo successo ti allontanino, alla realtà dei tuoi limiti e delle tue fragilità.

Sono solo gli sfigati o persone patologicamente disturbate che credono di essere ciò che non sono. Propendo per la seconda ipotesi ma non escluderei, del tutto, la prima.