Credo che prima o poi nella vita a tutti sia capitato di conoscere uno di questi uomini che un paio di volte l’anno fanno una capatina a Cuba o in qualche altra isoletta caraibica. Sia chiaro: non ci vanno per lavoro, né per le spiagge, né per il clima. Generalmente si tratta di uomini oltre la sessantina, che hanno scoperto l’isola caraibica per puro caso o perché un amico ce li ha portati.

Succede sempre così. Fino al giorno prima un dignitoso padre di famiglia attorno alla sessantina, al ritorno da Cuba un ridicolo ometto dalle rughe abbronzate e dalle carni flaccide che si illude di essere un Casanova. Il giorno prima di partire, un vestito color fumo di Londra, al ritorno, braghe di tela bianche e bandana. Perché il dramma è tutto lì, nell’illusione di cui ci si nutre, che rende patetici, ridicoli, grotteschi. La realtà è piuttosto banale e fin troppo ovvia, e accomuna tante, troppe donne che desiderano più di quello che possono permettersi. Che sia superfluo o necessario poco importa. E che sono spesso disposte a qualunque cosa per ottenerlo.

Così accade che, forti del fascino caraibico, ci si offra a un uomo anziano a cui non bastano i massaggi e il botulino a dar l’illusione della gioventù e che cerca disperatamente un brandello d’immortalità. E lo cerca in un corpo giovane, e in cambio di quell’illusione è disposto a pagare. Purché anche il pagamento rientri nell’inganno, e ci si possa imbrogliare: i soldi che si lasciano sul comodino non sono mai il pagamento di un po’ di sesso ma un aiuto al bilancio familiare. Perché la vera illusione, quella che si propugna a se stessi, è tutta lì, e per questo si deve volare fino ai Caraibi: il bisogno di quest’uomo ammalato di “febbre di Jennifer” è quello di sentirsi affascinante, irresistibile, capace di far perdere la testa a una donna con magari quarant’anni meno di lui. O, nei casi più tristi, più giovane ancora.

Ecco, io di uomini simili ne ho conosciuti. All’inizio, ai primi viaggi, quasi timidi, poi via via sempre più sfacciati, arroganti, malati. Sempre più fuori controllo. Disposti a qualunque compromesso, a qualunque inganno, pur di non rinunciare all’illusione. Perché con una puttana si può andare anche in Italia, ma non ci si può illudere che sia una brava ragazza e di averla fatta innamorare.

Ho letto quel triste, triste documento inviato in Parlamento e che da giorni circola in rete. E ho capito quale enorme danno abbiano fatto quelle pagine all’ego di Berlusconi, quale illusione si sia infranta. Il mito dell’uomo potente, affascinante, istrionico e sexy che s’era tentato di spacciare agli italiani. E non importa se sapesse oppure no che Ruby era minorenne, nipote di presidenti, egiziana o tunisina. Quello che infrange davvero l’illusione è leggere cosa dicano tra loro quelle donne, quelle che si riteneva fossero rimaste affascinate, stregate, soggiogate, innamorate. E ne vien fuori un quadro squallido, tetro, una scenografia strappata che rivela finzioni e miserie per come sono, senza neppure il velo della pietà.

Come se alle amanti caraibiche fosse data improvvisamente voce, rivelando il loro disprezzo per quegli uomini patetici che si illudono di essere irresistibili, quei vecchi viscidi che si considerano affascinanti, quegli individui attempati che si ritengono seducenti. Svelando il disgusto di quelle donne che credono di aver comprato e sedotto, palesando il loro ribrezzo e la derisione per chi è andato troppo, troppo oltre il senso del ridicolo.