È la sera del 24 gennaio. Berlusconi interviene a L’Infedele e definisce la trasmissione di Gad Lerner “un postribolo ripugnante”. Musil diceva che un uomo lo si comprende assai meglio dagli occhi che non dalle parole. Ma nel nostro caso, trattandosi di una telefonata, ci tocca soffermarci sulle parole (gli occhi dell’uomo, del resto, li conosciamo da un pezzo).

L’uso di alcune specifiche parole piuttosto che altre, nella fattispecie, ha una rilevanza sostanziale. Cominciamo col definire il termine postribolo. La voce deriva dal latino prostibulum, da prostare, essere esposto al pubblico, in vendita. Da cui discende il termine che indica il luogo di prostituzione, il lupanare, cosiddetto dall’antica e sempre attuale usanza delle meretrici di bassa condizione di sedere sull’uscio dei fornici per eccitare i passanti, tanto che le meretrici stesse venivano appellate come pro-stibulae. L’aggettivo ripugnante invece, come ben sappiamo, si riferisce a qualcosa che suscita un moto di ripulsa, un senso di disgusto.

Dunque, immagino che nelle case degli italiani, ieri sera, in molti avranno riso (molti altri, al contrario, avranno avuto un travaso di bile) nel sentire il premier, indagato dalla Procura di Milano per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, usare i termini postribolo e ripugnante, non per riferirsi ai presunti giochi di sesso e denaro che a detta degli investigatori si consumavano nella regia dimora di Arcore, bensì per definire una trasmissione televisiva a mio avviso tra le più serie nel desolante panorama televisivo nazionale.

In realtà non è la prima volta che il premier usa la strategia del bue (quello che se la prende con le presunte corna dell’asino) per attaccare giornalisti e avversari politici e distogliere da sé le accuse che gli sono mosse. Sono nella memoria di tutti frasi come “l’opposizione è antidemocratica” e “in Italia giornali e Tv sono in mano alla sinistra”. È qualcosa di più di un semplice negare l’evidenza, è una precisa tecnica di comunicazione – grossolana, ma a quanto pare efficace – che consiste nel rigettare le accuse in faccia agli stessi che le formulano, e farlo con una tale veemenza (diciamo pure spudoratezza) da persuadere una volta di più l’elettorato più fedele della propria assoluta buona fede. Lo stesso definire, poi, “cosiddette signore” le ospiti presenti nello studio di Lerner, rientra perfettamente nei termini di questa tecnica del rovesciamento di cui il cavaliere è maestro.

Tuttavia, che la strategia del bue non rientri in realtà in un preciso disegno o in un metodo di comunicazione, è pur sempre una possibilità (in questo senso solo gli spin doctor del premier sono a conoscenza della verità). In tal caso dovremmo chiamare in causa Freud e la “teoria dei lapsus”. La teoria freudiana dei lapsus è uno degli aspetti della teoria della rimozione, se non addirittura “la parte essenziale”. Secondo il padre della psicanalisi il lapsus non solo sarebbe la manifestazione di un desiderio inconscio, ma costituirebbe anche un canale attraverso il quale trovano sfogo pensieri e ammissioni che, altrimenti, resterebbero rimossi dalla censura.

I motivi profondi, dunque, per cui Berlusconi la sera del 24 gennaio ha definito la trasmissione di Lerner “un postribolo ripugnante”, nonostante le supposizioni sulla loro natura strategica o psicanalitica, ci rimangono sconosciuti. Quello che è certo, invece, è la tragedia di un paese che scivola ogni giorno più in basso, dal filone della commedia casareccia, alla pornografia conclamata, al trash, un abisso di cui non si intravede, nostro malgrado, ancora la fine.