Il 2011, secondo l’Unione Europea, dovrebbe essere l’anno della liberalizzazione dei servizi postali, sin qui troppo spesso gestiti in regime di monopolio, e ci sono buone probabilità che altrove ciò accadrà davvero.

Liberalizzare il mercato significa garantire ai consumatori maggior qualità dei servizi e condizioni economiche più vantaggiose. E’ uno scenario del quale il nostro Paese avrebbe un gran bisogno giacché il mercato è attualmente occupato, in via pressoché esclusiva, da Poste Italiane SpA, società le cui azioni sono per il 65% nelle mani del Ministero dello Sviluppo economico e per il restante 35% nelle mani della Cassa depositi e prestiti, controllata, a sua volta, per il 70% dal Ministero dell’Economia.

Sembra, tuttavia, che il Governo intenda fare il possibile affinché il mercato dei servizi postali rimanga saldamente nelle mani dei soliti amici degli amici.

Dopo aver atteso sino all’ultimo istante per dare attuazione alla disciplina europea, infatti, il 22 dicembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di un decreto legislativo, attualmente all’esame del Senato, contenente le norme attraverso le quali Palazzo Chigi, a parole, dichiara di voler liberalizzare il mercato dei servizi postali.

Si tratta, in realtà, di un grande bluff, smascherato nei giorni scorsi, sebbene nel silenzio dei media mainstream, dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Il presidente dell’Autorità, infatti, il 15 gennaio ha inviato ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio nonché ai ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e della Pubblica amministrazione una segnalazione nella quale ha messo nero su bianco un’interminabile serie di dubbi e  perplessità circa il fatto che il decreto legislativo predisposto da Palazzo Chigi sia in grado di garantire effettivamente la liberalizzazione del mercato dei servizi postali nel nostro Paese.

Si tratta di una bocciatura senza prova d’appello che neppure il rigore e la pacatezza del linguaggio istituzionale utilizzato dal presidente Catricalà nella segnalazione valgono a mascherare.

Difficile non condividere le preoccupazioni dell’Autorità antitrust. Il Governo, infatti, vorrebbe affidare la gestione dell’intero processo di liberalizzazione del mercato dei servizi postali ad un’agenzia creata per l’occasione che dovrebbe operare sotto l’indirizzo politico del Ministero dello Sviluppo economico, azionista di maggioranza di Poste Italiane SpA. Come se non bastasse, sarebbe proprio il Ministero dello Sviluppo economico a dover nominare il direttore generale dell’Agenzia.

Ma non è solo l’affidamento del processo di liberalizzazione ad un soggetto niente affatto indipendente a giustificare la severa bocciatura da parte dell’Antitrust del provvedimento del Governo.

Gli uffici del Presidente Catricalà, infatti, nella loro segnalazione evidenziano anche come alla stessa conclusione conduca anche la scelta di Palazzo Chigi di affidare a Poste Italiane SpA la gestione del servizio universale [i servizi postali di base, ndr] per un periodo lunghissimo [5 anni, rinnovabili due volte], di lasciare nelle sole mani di quest’ultima l’intero sistema delle notifiche degli atti giudiziari e, soprattutto, di utilizzare quali criteri per la selezione del gestore del servizio universale requisiti in possesso della sola Poste Italiane SpA quali l’esperienza specifica maturata e eventuali altri rapporti con la pubblica amministrazione nel campo dei servizi postali.

Tutto nello schema di decreto legislativo lascia, insomma, trasparire il chiaro ed inequivocabile intento del Governo di opporsi con ogni mezzo alla liberalizzazione del mercato al fine di continuare a garantire ai soliti noti, amici degli amici, centinaia di milioni di euro di facile guadagno, in barba alle regole del mercato ed alle dinamiche della concorrenza.

Un fiume di denaro destinato a continuare a scorrere nell’alveo di sempre ed a finire nelle solite tasche, mentre la liberalizzazione potrebbe consentirne una redistribuzione in direzioni diverse ed aiutare la piccola e media impresa italiana ad uscire dalla crisi. In linea di principio, ci si potrebbe consolare pensando che, nella società dell’informazione, l’utilizzo dei servizi postali è destinato, progressivamente, ad essere soppiantato dal ricorso alla posta elettronica e che, quindi, sarà il progresso a garantire la reale liberalizzazione del mercato.

Sfortunatamente, però, quando si tratta di favorire i soliti noti, a Palazzo Chigi, hanno la vista lunga.

Stabilendo per legge – unici in Europa – che le comunicazioni elettroniche tra Pubblica amministrazione e cittadini debbano avvenire attraverso posta elettronica certificata ed affidando a Poste Italiane SpA, in esclusiva, la gestione di tale servizio, infatti, il Governo, attraverso il ministro Brunetta, ha già da tempo iscritto un’ipoteca in favore della stessa Poste Italiane SpA anche sulla posta del futuro.

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