Ottantamila metri quadri di terreno di proprietà di un senatore leghista che diventano edificabili e destinati all’ennesimo centro commerciale nel Vicentino. Forse alla notizia sarebbe stato messo il silenziatore se la Lega e il Pdl non avessero problemi seri di dialogo. Così quel sì della Regione Veneto a favore della variante al piano regolatore per l’area di proprietà del senatore Alberto Filippi, giovane imprenditore folgorato sulla strada per Pontida e anche lui “minacciato” da cimici nel suo ufficio, rischia di diventare un caso. Politico, almeno per adesso. Anche perché il dissenso dell’assessore del Pdl Elena Donazzan – che al momento del voto in giunta se n’è andata – non è stato preso bene dal governatore Luca Zaia che, senza giri di parole, ha detto che “in giunta non esistono obiettori di coscienza. O si vota a favore oppure si fanno mettere a verbale i motivi del no o dell’astensione. Una terza opzione non esiste”. Donazzan, da parte sua, ha risposto che l’operazione, “oltre all’imbarazzo che può provocare va contro le parole spese in campagna elettorale a favore del piccolo commercio”.

Il risultato è una tensione tra Lega e Pdl che tutti i giorni rischia di finire in un divorzio. I protagonisti della bega sono entrambi duri e puri. Il governatore del Veneto Zaia lo conosciamo bene: è un leghista della prima ora, si è sudato la poltrona che fu del berlusconiano Giancarlo Galan, ha manie di grandezza (quando era presidente della Provincia di Treviso si fece ristrutturare una reggia) e se Umberto Bossi comanda lui esegue a testa bassa. Donazzan Elena, classe 1972 da Bassano del Grappa, assessore all’istruzione, lavoro e formazione del Veneto, malleabile lo è poco. Viene da una famiglia di “tradizione militare”, come lei spiega, e a 18 anni era già presidente provinciale del Fronte della Gioventù a Vicenza. Nel 2005, raccolte 13 mila preferenze, era già assessore con Galan e dopo le 22 preferenze ottenute nel marzo del 2010 Zaia non ha potuto far altro che confermarla. Alla svolta dei finiani ha preferito il Pdl e, nell’ultima uscita pubblica ha messo al bando nelle scuole della sua regione tutti i libri di quegli scrittori che in passato avevano firmato appelli pro-Battisti, da Roberto Saviano a Daniel Pennac passando per Massimo Carlotto. Roba da medioevo, come ha detto Alain Elkann. Capito il personaggio.

Così in giunta non ci ha pensato due volte a far emergere quei contrasti e quando è stato il momento di votare sul centro commerciale che sorgerà sui terreni del leghista Filippi ha alzato i tacchi ed è uscita. Un’area, quella di cui parliamo, da tempo sotto i riflettori. Secondo un’inchiesta del Giornale di Vicenza quell’area venne acquistata dalla famiglia Filippi come terreno agricolo. Lo stesso senatore scrisse che quel terreno fu acquistato a 70 euro al metro quadro (cifra comunque irrisoria, un terreno agricolo in quella zona costa poco meno, forse 35) ed era destinato al deposito di prodotti chimici e senza alcun intento speculativo. “Fu il Comune e il sindaco di Montebello Vicentino a non ritenere opportuno che si insediasse nel territorio comunale un’attività a rischio d’incidenti rilevanti. Il senatore Filippi – secondo le parole del suo avvocato Andrea Faresin – non poteva considerare privi di rilievo l’orientamento del Comune e quello della comunità locale e rinunciò, quindi, all’approvazione del progetto relativo al nuovo deposito che la normativa vigente avrebbe ammesso”. Capito il buon cuore di Filippi? Sono stati gli altri, gli enti locali, a fare si che l’area avesse un cambio di destinazione d’uso e dunque potesse diventare il terreno fertile per un nuovo centro commerciale. Ma ha fatto di più Filippi. Due mesi fa ha dichiarato che “visto che è stata cambiata la destinazione d’uso dell’area so che non potrò installare la mia azienda. Quindi andrò in cerca di un’altra area in zona e metterò in vendita i terreni in questione senza né richiedere né attendere eventuali licenze per la grande distribuzione ed evitando, così facendo, ogni operazione immobiliare, comunque lecita. Ci rimetterò un sacco di soldi, ma lo so bene che pago la scelta di darmi alla politica”.

Nel frattempo le autorizzazioni sono arrivate e l’area è ancora di proprietà di Filippi. E oggi più che mai lui e i suoi terreni sono sotto i riflettori a causa delle posizioni assunte dall’assessore Donazzan e alla replica a Zaia che parlava di obiettori di coscienza. “Ha ragione il presidente Zaia – ha detto provocatoriamente Donazzan – la prossima volta argomenterò il mio voto contrario, anche se si dovesse trattare di qualcosa che non è strettamente legato al provvedimento. Abbiamo approvato un piano urbanistico molto dettagliato, per certi versi molto atteso, che per una piccola parte per me valeva come espressione di contrarietà dove prevede un’enorme area a finalità commerciale. E la ragione principale è il rispetto dell’impegno preso durante le ultime elezioni regionali da parte di questa maggioranza di non eccedere nell’autorizzazione a nuovi centri commerciali, sottolineando una posizione culturale di difesa del piccolo commercio”. E ancora, riferita a Filippi: “Il senatore non è del mio partito, non è imbarazzante per me ma per la Lega. Certo che quando ci sono interessi diretti in gioco la questione diventa imbarazzante per tutti”.

Per adesso l’unico a guadagnarci è Filippi che ha fatto un grosso affare. La polemica tra Lega e Pdl non sappiamo come andrà a finire, ma le parole e le posizioni peseranno in futuro. E quel matrimonio nel nome della governabilità, in Veneto come a Roma, appare destinato a finire.

di Emiliano Liuzzi