Libri messi all’indice? Siamo onorati. Mancava soltanto più questo dettaglio, per sprofondare nella barbarie. Dunque, gli scrittori sgraditi sono stati espunti dalle biblioteche del Veneto leghista. Gli scrittori, non i libri. E già: per vietare scrittori basta leggere la copertina, per vietare libri, con riferimento ai contenuti, occorrerebbe leggerli. E questo è più di quanto un leghista medio è in grado di fare. Dislessia? No, disabitudine. La cara vecchia ignoranza, di cui, un tempo, ci si vergognava e adesso ci si gloria. (Libri io? Ci mancherebbe. Io ce l’ho duro. E lo uso. Poi vado sul greto del Po a farmi di polenta e salsicce).

Libri vietati, dunque, perché scritti da autori che hanno difeso Cesare Battisti dagli eccessi di chi lo vuole appeso a testa in giù, come capro espiatorio, da chi gli scarica addosso qualcosa di più di un legittimo desiderio di giustizia. Libri vietati perché gli autori parlano male del loro paese (Saviano). Libri vietati perché vietare i libri ti fa sentire meno minacciato, da quel che resta dell’intelligenza collettiva. In ogni dittatura, prima o poi, si mettono le zampe sui libri. L’incultura, l’analfabetismo, sono i più grandi alleati del potere assoluto, demagogico, antidemocratico. Chi legge è più difficile da manipolare. E’ più libero, più competente, più autonomo, meno servo. La Lega, che prenderà il sopravvento quando Berlusconi sarà stato definitivamente spazzato via dagli effetti collatarali dei suoi vizietti, sta facendo le prove per quello che sarà lo stile dei prossimi decennii.

Se l’epoca del berlusconismo ci ha sepolti tutti nelle tette e nei culi e nei rituali maschili senili dell’orgetta mercenaria, l’evo leghista farà piazza pulita di quel che resta del pensiero, della lingua italiana, della letteratura… Ci conteranno le parole: non più di mille, le altre fanno confusione. Se, quando parli, non ti capsice Il Trota sei fuori. Ciascuno dovrà impararsi il suo dialetto. Intellettuale farà rima con criminale. E sarà l’unica concessione alla poesia.