Dalla ragazza che la dà al professore in cambio di un voto sul libretto, alle segretarie che intrattengono i loro capi ben oltre l’orario d’ufficio per fare carriera: a pagina 42 del Corriere di ieri, Piero Ostellino fa tana libera tutti e sdogana qualsiasi cosa.

Non sono prostitute, tuona Ostellino – che se solo fosse nato con le unghie di diamante, arrampicarsi sui vetri non sarebbe così faticoso – ma donne che, resesi conto di essere sedute sulla propria fortuna, hanno l’unica colpa di avere fatto uso del proprio corpo:

Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia — diciamo così — partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute — dopo averne intercettato le telefonate e fatto perquisire le abitazioni — le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo.

Se Piero leggesse almeno il giornale dove scrive, potrebbe consultarne il pingue dizionario, che alla voce prostituta recita giustamente: “Donna che esercita la prostituzione“, e alla voce prostituzione: “Commercio di prestazioni sessuali. Per estensione, svilimento di valori, di attività intellettuali ecc., che vengono subordinati a interessi materiali”.

Non solo, dunque, sotto il profilo valoriale le signorine di Arcore si adattano benissimo alla definizione di cui sopra, ma anche sotto quello meramente letterale. Degli stralci di intercettazioni ormai ne abbiamo le tasche piene, lo so, ma evidentemente Ostellino non le ha ancora lette: così gliene vorrei ricordare qualcuna. Le prenderemo a caso. Basta aprire il faldone di 400 pagine, puntare l’indice e lasciarsi condurre dalla sorte: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le seguenti non sono neppure le più significative:

Iris: va bè, però insomma, le cene possono diminuire, però mi devi dare una certa stabilità economica

Nicole Minetti a Emilio Fede: Pompini a trecento euro. La notte a trecento euro. Maristella l’ha dovuta allontanare. Lavorava con uomini che vomitavano in macchina. L’hanno trovata in macchina con droga e un coltello

De Vivo: L’ho visto un po’ out. Ingrassato. Imbruttito. L’anno scorso stava più in forma. Adesso sta più di là che di qua. È diventato pure brutto: deve solo sganciare. Speriamo che sia più generoso. Io non gli regalo un c….

Iris: dai amo’… anch’io la stessa cosa, se sto str**** di m****… mi risponde, guarda, è proprio un pezzente… ma la prossima volta… ma se vengo a Roma, guarda, mi deve sganciare più di due sto figlio di m****

Emilio Fede: (chiama il cellulare di Lele Mora e chiede di fare il biglietto aereo a due ragazze) Eh oddio se ci fosse la sostituzione buona chi se ne frega far tutto sto casino.. però.. facciamolo, poi loro ieri sera hanno preso duemila, duemila, hanno preso quattromila: possono pure pagare il biglietto!

Emilio Fede: senti… beh… devo dire che ieri sera aveva più il sapore di una comica… che lui ha preso a ridere
Lele Mora: (ride) bene, quello è l’importante
Emilio Fede: sì beh, mica tanto però eh?!
Lele Mora: che si sia diver… che sia stato bene, insomma
Emilio Fede: e… non lo so insomma, m’ha chiesto: “ma dove, dove… dove avevo preso quei “programmi… ?” dico “beh insomma”, vabbeh poi alla fine c’ha riso…
Lele Mora: certo
Emilio Fede: ha comprato i due volumetti… pare che., insomma queste due sottoscrizioni duemila a ciascuno… e insomma…

Emilio Fede: Roberta no, ha preso già troppo possesso, pretende di tutto!
Lele Mora: Ho capito, cambiamo eh…
Emilio Fede: Eh!
Lele Mora: Cambiamo.
Emilio Fede: Eh… Ma non gliela togli, non la togli, lui è preso.

Emilio Fede: …ma sapete dire grazie!
Lele Mora: Quando pigliano le minchie e…, se ne accorgono della timidezza o no?
Emilio Fede: Eh, eh… appunto!
Lele Mora: Ah ah!
Emilio Fede: Quando pigliano le minchie e poi in cambio i soldi… va bene?? E ca***!
Lele Mora: Ma robe da pazzi!

Iris: Però papi qua… è la nostra fonte di lucro…

Si continua con il pellegrinaggio a Giuseppe Spinelli nella quotidiana questua per avere le buste con i “regalini” (botte da migliaia di euro): una sequela infinita di telefonate, che un estorsore professionista non avrebbe saputo fare di meglio; si passa per le continue lamentele tra “innamorate” sul cachet tutto sommato basso rispetto alla media e soprattutto rispetto al patrimonio dell’uomo; ci si lamenta con la Minetti che, se lei ha avuto una sistemazione in Regione con uno stipendio da favola, qui nel caso in cui le festicciole finiscano si resta con una laurea in mano che vale meno di niente, e dunque si vuole essere ricompensate in mattoni; si comprano 25 paia di scarpe all’indomani di ogni festino; si amministrano immobili, si pagano bollette e contratti di affitto per le decine e decine di ragazze che “fanno uso del loro corpo”; si minaccia di rubare in casa dell’uomo per avere una giusta compensazione; si auspica una maggiore generosità riguardo al contenuto delle buste, che altrimenti la statua in faccia gliela tirano loro…

Cosa vuole, Ostellino, perché si possa finalmente usare il termine “prostituzione”? Vuole modificare la voce del dizionario ed aggiungere tra i significati: “l’atto del partecipare ai festini di Papi Silvio Berluscone (come il bunga-bunghiere era memorizzato nella rubrica della Conceicao, in mezzo a troie, magnaccia e clienti)”?

E se le chiamassimo, semplicemente, puttane? Andrebbe meglio, così?