Vauro, i Wu Ming, Tiziano Scarpa, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Cristian Raimo, Antonio Moresco. Questi sono solo alcuni degli scrittori italiani nel mirino di Raffaele Speranzon, nel Pdl ed ex-leghista, assessore alla Cultura della provincia di Venezia. Per Speranzon i libri di questi autori devono essere “ritirati dagli scaffali delle biblioteche provinciali della provincia di Venezia”.

Tutto nasce con il caso Battisti, la mancata estradizione in Italia del terrorista e un appello a suo sostegno che venne sottoscritto nel 2004 da scrittori e intellettuali italiani. Questo famoso appello è tornato di attualità negli ultimi giorni, anche perché tra i firmatari risulta Roberto Saviano (che in seguito ha ritirato il suo appoggio).

La censura però va oltre la singola vicenda (come spiegano online i Wu Ming che rimandano al sito Carmilla per il caso specifico). Scrive Carlo Lucarelli al collettivo di scrittori: “Sul ‘caso Battisti’ abbiamo posizioni differenti, ma quello che stanno cercando di fare con questa lista di proscrizione è veramente una porcata ed è pura censura al dissenso”.

Speranzon ha spiegato al Gazzettino: “Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perchè queste persone [i firmatari dell’appello, ndr] siano dichiarate sgradite e chiederà loro che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali”. L’assessore chiederà inoltre alle biblioteche  “di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede ma dovrà assumersene la responsabilità”.

Ora, dopo che anche il sindacato di Polizia Coisp ha plaudito all’iniziativa, l’obiettivo è di allargare la prescrizione a tutto il Veneto.

A parte le singole opinioni, non c’è alcun dubbio che questo diktat, il divieto imposto da istituzioni ad idee e opinioni, abbia un suono sinistro. “La minaccia è rivolta a tutti: a chi scrive, a chi legge, a chi ha a cuore la molteplicità dei punti di vista su qualunque argomento” scrivono i Wu Ming. Che invitano a una mobilitazione: “Se sottovalutiamo l’iniziativa perchè è stupida, si crea un precedente”.

I roghi di libri, come in Fahrenheit 451, non sono troppo distanti da tutto ciò.