La scuola privata Isef di Poggiomarino (Napoli)

“La dulto” invece di “l’adulto”. “La dolescente” invece di “l’adolescente”. Alla scuola privata Isef di Poggiomarino (Napoli), dove iscriversi e frequentare le lezioni costava anche più di 5mila euro, certi errori non mettevano a rischio il superamento dell’esame di maturità. E già questo forse è sufficiente per spiegare perché l’istituto paritario più famoso dell’area vesuviana, uno dei più grandi dell’intero meridione, con ben 14 indirizzi, fosse diventato la meta di centinaia di privatisti e studenti fuori sede. Una migrazione di giovani e meno giovani provenienti anche da altre regioni, destinazione il ‘diplomificio’ di Poggiomarino. Dove il sospirato pezzo di carta si poteva conquistare anche scrivendo “la dulto” e “la dolescente” negli elaborati. “Errori dovuti all’emozione”, giustificava la professoressa di Italiano, una componente interna della commissione d’esame. E tutto passava in cavalleria, tra temi copiati e sgrammaticati, le risposte ai quiz fornite dagli stessi docenti, scene mute all’orale. Adesso la pacchia è finita. La Guardia di Finanza ha sequestrato l’istituto, conosciuto anche come ex “Settembrini”, e ha messo agli arresti domiciliari i due titolari. Misure decise e firmate dal gip di Torre Annunziata Marcello Rescigno al termine di una indagine coordinata dal pm Emilio Prisco e dall’aggiunto Raffaele Marino, magistrati della Procura guidata da Diego Marmo.

Le 109 pagine dell’ordinanza sono un campionario di imbrogli che dovrebbero far riflettere i politici che sottraggono risorse alla scuola pubblica per destinarle alle scuole private. La Guardia di Finanza ha scovato classi gonfiate con nomi fittizi, inesistenti all’anagrafe tributaria, con lo scopo di raggiungere il numero minimo di studenti per l’ottenimento del requisito della ‘parità’ e i relativi finanziamenti. Ed ha scoperto che i registri di classe erano truccati con presenze fasulle, e gli stessi docenti che le annotavano risultavano invece altrove: una professoressa di diritto, ma è solo un esempio, ha firmato la presenza a Poggiomarino nei tre giorni durante i quali ha sostenuto la prova di abilitazione alla professione di avvocato.

Ed infine, la farsa degli esami di maturità. Eccola raccontata dalla professoressa T., presidente della commissione per gli esami relativi a uno degli indirizzi dell’Isef e in particolare l’Istituto Professionale per l’Agricoltura e per l’Ambiente. La T. è l’autrice della denuncia che ha dato il via all’inchiesta. Luglio 2009. La T. arriva a Poggiomarino e legge la documentazione dei 12 allievi di una classe, 11 interni e un privatista esterno. Il primo dato che colpisce la sua attenzione: dieci sono residenti fuori comune, fuori provincia e fuori regione. E sono tutti ammessi all’esame di maturità con voti di media tra gli 8 e i 9,70 e crediti dai 16 ai 19 punti. Dei geni, degli studenti modello, pensa. Ma le prove di esame si rivelano ‘sorprendenti’. In negativo. La presidente richiama più volte i docenti interni della commissione d’esame a comportarsi correttamente, a non suggerire o correggere i compiti degli alunni. Fa cacciare dalla sorveglianza la professoressa di Italiano che sta letteralmente dettando cosa scrivere a uno studente. E’ la stessa professoressa che canta le lodi e le doti di costanza di uno studente che viene a scuola tutti i giorni. “Ma è l’unico studente privatista – si accorge la presidente – quindi non poteva essere assolutamente essere presente a scuola”.

Il bello viene dopo, al momento delle correzioni. Sette elaborati di italiano su 11 sono letteralmente copiati. Non da foglietti volanti o da libri fatti entrare di nascosto, ma dai documenti che vengono allegati alle tracce a cura del ministero e consegnati, come da normativa, in fotocopia agli studenti. Chi non ha copiato, palesa “grossolani errori ortografici e di logica”. Insomma, i compiti erano tutti da buttare e gli studenti da bocciare. Lo mette nero su bianco anche il consulente tecnico della procura, che ha riletto i temi: “Erano certamente nulli”. Idem per la seconda prova scritta, quella legata alle caratteristiche specifiche del percorso di studi dell’Istituto Agrario. Il consulente ha evidenziato “la pressoché totale mancanza di conoscenze essenziali dell’argomento… da parte di tutti gli studenti”. La T. spiega agli inquirenti che la docente interna di Italiano “si rifiutava di correggere, come la legge impone, i compiti, suscitando irritazione e indignazione”. E ricorda che a quel punto si scatena un conflitto, coi membri interni della commissione, ovvero i docenti in servizio all’Isef, che decidono di abbandonare i lavori e di redigere un documento per sfiduciare la presidente di commissione troppo severa. Ci vorrà l’intervento degli ispettori del ministero per riconciliare la situazione. La T., minacciata di denuncia da uno dei titolari dell’istituto (poi deceduto), riavvia i lavori della commissione. E le prove orali vedono i candidati sostenere i colloqui “in modo superficiale, scorretto e in qualche caso ‘silenzioso’. In quattro casi si è dovuto andare a votazione per l’attribuzione del voto in quanto la sottoscritta riteneva il colloquio tenuto in modo decisamente inammissibile”. Ma la presidente finirà sempre in minoranza e gli studenti verranno promossi. Il loro sogno di diplomarsi si avvera. A cosa sia utile un titolo di studio ottenuto in questo modo, però, è tutta un’altra storia.