C’è già una prima conseguenza alla strage di Tucson. In città, e in tutto l’Arizona, sono in aumento le vendite di caricatori ad alta capacità, del tipo di quello utilizzato da Jared Lee Loughner per uccidere 6 persone e ferirne 14. “Ma è in generale la vendita di pistole e fucili ad essere cresciuta nell’ultima settimana”, dicono diversi gestori di negozi di armi dello Stato. Il fenomeno non è un segnale confortante per chi, negli Stati Uniti, cerca di limitare il diritto di possedere un’arma. “Non è la violenza a essere endemica negli Stati Uniti. A esserlo, è la violenza delle armi”, ha scritto in un editoriale il New York Times.

“Guns Plus” è un rivenditore di Surprise, un sobborgo popoloso di Phoenix. Tra i servizi offerti, oltre a un catalogo molto ampio di pistole, fucili, mitragliette, ci sono corsi di tiro e il disbrigo delle pratiche burocratiche per ottenere il “concealed weapon permit”, la licenza per portare armi nascoste in luoghi pubblici (l’Arizona è uno degli Stati americani con la legislazione più permissiva in tema di porto occulto. Sono innumerevoli i luoghi pubblici in cui è consentito portare un’arma senza doverla denunciare). Interpellato al telefono, uno dei commessi di “Guns Plus” spiega che da sabato, giorno della tragedia, “abbiamo aumentato in generale la vendita di pistole semiautoamatiche, sul tipo della Glock 19”. E’ proprio l’arma usata da Loughner: “Molto popolare – spiega il commesso – per la sua leggerezza e impugnabilità, in rapporto alla potenza di fuoco”.

Più che raddoppiate sono però soprattutto le vendite di caricatori ad alta capacità, che dispongono di più di 10 colpi. “Quello di Loughner aveva una capacità di 33 colpi”, dicono da “Guns Plus”. Si tratta di caricatori messi fuori legge negli Stati Uniti tra il 1994 e il 2004, e che ora, dopo il massacro di Tucson, ritornano nell’occhio del ciclone. “Loughner ha sparato, e continuato a sparare, sino a quando il caricatore non aveva più colpi in canna”, racconta ancora il commesso di “Guns Plus”, che ha seguito ogni dettaglio della storia. E conclude: “Loughner è un fottutissimo pazzo. Ma sarebbe sbagliato rimettere fuori legge questi aggeggi, per un solo fottutissimo pazzo”.

Da “Guns Plus” possono comunque dormire sonni relativamente tranquilli. Per il momento, non pare che la strage di Tucson metta davvero in discussione la libertà, larghissima, di portare un’arma negli Stati Uniti (300 milioni di armi, negli Stati Uniti, e 100 milioni sono in mano ai privati). L’unica vera conseguenza, al momento, è un aumento dei controlli federali su chi intende acquistare una pistola o un fucile. L’FBI, lunedì scorso, ha annunciato 263 controlli in un giorno, rispetto ai 164 del lunedì precedente. Si tratta di accertamenti previsti per legge, ma che pochi rivenditori, di solito, svolgono. Lo stesso Jared Lee Loughner si è presentato lo scorso novembre in un negozio di articoli sportivi, lo Sportsman’s Warehouse, e per 500 dollari ha portato a casa, senza alcuna verifica, una semiautomatica. Soltanto il mese prima, si era ritirato dal college per seri disturbi psichici.

La deputata democratica Carolyn McCarthy, a capo di un gruppetto di politici liberal, ha detto di voler usare il massacro di Tucson per mettere al bando i caricatori ad alta capacità. E’ un’impresa, al momento, quasi impossibile. Il nuovo speaker della Camera, John Boehner, ha spiegato di non avere alcuna intenzione di affrontare la questione. Il Secondo Emendamento, con il suo richiamo a “una ben ordinata milizia” e al “diritto dei cittadini di portare un’arma”, continua del resto a risuonare in modo potente nell’animo degli americani, soprattutto all’Ovest e al Sud. Soltanto il 44% è a favore di regole più severe al porto d’armi. E la National Rifle Association, la lobby delle armi, resta il gruppo di pressione più potente a Washington (nei primi mesi delle scorse elezioni di midterm, la NRA ha speso 7 milioni di dollari in spot televisivi). Improbabile, appunto, che qualcosa si muova. Sino alla prossima Tucson.

di Roberto Festa