Apu, quello dei Simpsons, lo conoscete? Bene, esiste davvero, è davvero indiano e ha davvero un locale cui dedica la vita; l’unca differenza è che non si chiama Apu, ma Baba e non ha un locale a Springfield, ma qua da noantri, a Roma, in via Casilina.

Allora, è un po’ di tempo che nel locale di Apu, pardon di Baba, arrivano dei tipi strani, coatti o peggio. Siedono, magnano, bevono, e al momento di pagare non cacciano una lira. Anzi, con le cattive, si fanno dare soldi loro da Baba: oggi cinquanta euro, domani cento e così via. Un giorno Baba risponde: “Non ce ne ho”. I tizi, incazzati, escono. La sera, sulla serranda, quattro colpi di pistola.

Baba, buon cittadino, avverte la polizia. Ma non si fa vivo nessuno, dal commissariato. Tornano invece i coatti, più inferociti di prima. Il sette gennaio portano una tanica di benzina, in pieno giorno, con sette clienti dentro, e danno fuoco al locale. Ancora polizia assente, ancora silenzio dei giornali. Ci vuole l’intervento di un avvocato (Simonetta Cresci) per mettere in moto un giudice, che per prima cosa chiede al commissariato come mai non l’ha ancora informato.

La gente però comincia a essere stufa al Casilino, specie (ma non soltanto) i lavoratori immigrati. ‘Sti razzisti hanno proprio rotto, non se ne può più. Così si organizza un corteo, pacifico ma deciso, per venerdì 14. Appuntamento alle 17.00, al locale di Baba. E poi via per la strada, tutti assieme.

Voglio dirvi però qual è stata la scalogna di quei coatti (uno è già dentro), come state leggendo questo post (mica le notizie arrivano da sole) e come là al Casilino s’è messa in moto la gente.

C”è un amico mio, da quelle parti, un siciliano ad honorem di Addis Abeba. E’ etiope e italiano: a vent’anni ha servito la patria in prima fila, rischiando ogni giorno la pelle con serietà e disciplina: Palermo, servizio scorte, scorta armata – negli anni di Falcone – dei magistrati. Si chiama Rudi Colongo. E’ uno che fa di più per l’Italia in un mese che dieci italiani “perbene” in un anno (e cento leghisti in tutta la vita). Vive, aiuta la gente, dirige un’associazione di immigrati (“I Blu”: che nome), è coraggioso. E, nel caso di Baba, è intervenuto.

Se lo incontri e sei un compagno, salutalo con simpatia. Se sei poliziotto, fagli – ché se lo merita – un bel saluto alla visiera. Se sei un italiano vecchio e nuovo, carte in regola o senza, con la faccia di qualsiasi colore ma col cuore rosso e l’anima sveglia – un italiano – allora stringigli la mano, amico mio. Mani così, da stringere, ne troverai ben poche.

Per conoscere meglio Riccardo Orioles visita Ucuntu.org