di Luca Rinaldi (Lucarinaldi.blogspot.com)*

Scrivi una lettera al giornale locale riguardo la tua scuola nei giorni dell’occupazione? Rischi la sospensione e il cinque in condotta. E’ quello che sta succedendo al liceo Foscolo di Pavia.

Irene Cantoni, studentessa del Foscolo, è una di quelle ragazze che hanno animato le occupazioni dei giorni caldi della protesta studentesca di dicembre. Niente a che vedere con gli scontri che hanno messo a ferro e fuoco Roma, solo una pacifica occupazione decisa a maggioranza dagli studenti, lunedì 13 dicembre. Ma il preside Lorenzo Fregonzi non ne vuole sapere, né di occupazione, né di dialogo con gli studenti. Così non perde tempo e sollecita per iscritto l’intervento delle forze dell’ordine.

Una volta sul posto, obbligati a intervenire, Digos e Carabinieri non possono fare altro che invitare i ragazzi a lasciare la scuola. Niente dialogo e opposizione all’occupazione: il preside Fregonzi non vuole “governare” l’occupazione del liceo Foscolo come hanno fatto al Taramelli, lasciando acceso il riscaldamento anche nelle ore notturne.

E’ a questo punto che Irene Cantoni prende carta e penna, o meglio, computer e tastiera, e scrive una lettera che arriva anche sulle colonne del quotidiano locale la Provincia Pavese di martedì 21 dicembre. Lettera che on line trova appoggi e consensi, ma che al preside non va giù, e lo scorso mercoledì Irene è stata convocata in presidenza. Rischia quindici giorni di sospensione, il 5 in condotta e, essendo all’ultimo anno, la non ammissione alla maturità. La lettera è critica, Irene lo sa e al preside fa sapere di assumersi le responsabilità del caso con ciò che ne conseguirà.

Il rischio di sospensione deriva dal regolamento di disciplina dell’istituto, che secondo il preside non sarebbe stato rispettato. Il documento è chiaro: “il comportamento degli studenti deve essere rispettoso nei confronti degli insegnanti, dei compagni e del personale non docente della scuola”. Tra i comportamenti irrispettosi, stando al regolamento scolastico, trovano spazio insulti, minacce, e calunnie nei confronti dell’istituto scolastico. Ma cosa ha scritto Irene? Una critica, certo e pure tagliente, ma da qui a minacce, insulti e calunnie, il percorso è lunghissimo. Pubblichiamo integralmente il testo tratto da la Provincia Pavese:

Vorrei ringraziare il nostro dirigente scolastico e alcuni tra gli insegnanti del liceo classico Ugo Foscolo perché in questi giorni di occupazione, scontro tra generazioni e protesta, mi hanno impartito notevoli lezioni e valori morali.

Mi è stato insegnato che non bisogna mai parlare con gli studenti, perché notoriamente il compito di un preside è quello di mandare avanti un istituto. Mandiamo avanti cosa, i muri? Il tetto che non c’è? Gli insegnanti che spiegano ad aule vuote? Credo di avere ancora qualche dubbio a proposito di cosa sia una scuola, a questo punto, se non includono le centinaia di ragazzi che la animano e ne motivano l’esistenza.

Mi è stato insegnato che è meglio chiamare la polizia, anziché agire in prima persona cercando soluzioni pacifiche prima di quelle forzate. Mi è stato insegnato che l’idea e l’azione non devono mai coincidere. Che è meglio fare grandi discorsi, rigirando la frittata a proprio piacere e vendendo aria fritta. Che il dialogo può esserci solo attraverso un muro di poliziotti, che è meglio chiedere dei propri studenti, non ai propri studenti. Mi è stato insegnato che assumersi anche una sola, piccola responsabilità è l’ultima cosa da fare, Dio ce ne scampi! Piuttosto, troviamo un capro espiatorio e sviamo l’attenzione dal problema. Mi è stato insegnato che la libertà di espressione non è un valore poi così alto, se paragonato all’immagine di una scuola d’élite che non può permettersi studenti, insegnanti o genitori che si affacciano alla finestra che dà sul mondo esterno, e osano addirittura far sentire la propria voce su ciò che vedono.

Mi è stato insegnato che in fondo noi studenti siamo bravi, buoni e belli finché ci ammazziamo di studio senza pensare sopra ciò che leggiamo, finché siamo vasi da riempire e non fiaccole da accendere; perché appena si seguono i consigli di un Foscolo che esortava a raccontare storie, ad agire, a cercare di essere coscienze del nostro tempo e non specchi, si diventa bersaglio di malevoli critiche. Ci insegnano che Socrate usava aggirarsi per le strade di Atene, parlando con chiunque passasse, dagli schiavi alle donne, per spingerli alla riflessione e avere con loro un dialogo. Tanto che il suo allievo, Platone, ha scritto dei dialoghi. Ma dopotutto, i tempi sono cambiati, probabilmente ci sono strumenti migliori di questo.

Infatti, mi è stato anche insegnato che rispondere alle domande è cosa da non fare: meglio voltare la schiena e non fermarsi, sia mai che la parola ferisca davvero più della spada. Possibilmente evitiamo anche di sentirle, queste incresciose questioni che finirebbero per mettere in dubbio la salda sicurezza di stare agendo nel modo migliore. A questo punto, mi vien quasi voglia di dar ragione al ministro Gelmini: tagliamo, tagliamo il più possibile le ore scolastiche, perché se sono questi gli esempi che noi studenti ci ritroviamo davanti tutte le mattine per nove mesi, è meglio stare alla larga.

Tra coloro che hanno ripreso la lettera in rete c’è anche il blog di Giovanni Giovanetti, dove il primo commento è proprio quello della madre di Irene, che chiosa sulle parole del preside riguardo la sospensione: “Solo minacce? Vedremo… Immagino che quando si renderà conto della gravità delle sue minacce, il preside negherà e naturalmente sarà la sua parola contro quella di un’alunna”. Ora la palla passa al consiglio di classe che verosimilmente in gennaio deciderà la sanzione e soprattutto come giustificarla.

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