“Tornatene nel Congo”, con queste eleganti parole la Padania, chiediamo scusa per la citazione, ha invitato il deputato Jean Leonard Touadì, primo deputato nero nel Parlamento italiano, a levarsi dalla scatole e a tornare a casa sua. Il livore dei razzisti si è scatenato perché il parlamentare si era permesso di criticare la cartolina di auguri spedita dal ministro Calderoli, nella quale l’Italia veniva rappresentata rovesciata e il rappresentante del governo Berlusconi si impegnava a portare via da Roma i ministeri. Touadì, come altri, aveva segnalato modi, toni e forme dello strano biglietto augurale di un ministro della Repubblica italiana, dal momento che ancora non esiste uno stato padano.

Alla sua critica politica le camicie verdi della Padania hanno risposto con l’invito ad andarsene, a tornare in Africa, perché quella è la sua patria, con tutto quello che ne consegue, anche perché un nero non può certo essere un italiano, figuriamoci poi se può restare in Parlamento, dove per altro siedono anche i condannati, oggi amici del cuore proprio dei padani di Bossi e Calderoli.

“Era solo per ridere, possibile che non si possa neppure scherzare…” , così hanno provato a mettere una pezza i leghisti moderati, ma le loro scuse ci fanno ribrezzo, quelle parole sono pesanti come pietre, sono veleno immesso nelle arterie della società italiana, alimentano quelle forme di odio e di xenofobia che stanno minando la convivenza civile. La proposta di Gasparri di fermare gli studenti che vogliono protestare, andrebbe invece applicata a costoro; a costoro dovrebbe essere applicato il fermo preventivo, prima che avvelenino ogni pozzo, seminando i germi dell’odio e dell’intolleranza.

Le parole usate contro Touadì, sono le stesse che ogni giorno vengono scagliate contro migliaia e migliaia di donne e di uomini che faticano in Italia, pagano le tasse, muoiono nelle fabbriche e nei cantieri, ma ai quali si vorrebbe negare qualsiasi diritto, anzi si vorrebbe negare l’esistenza stessa.

Ha ragione, anzi straragione Marco Travaglio quando ci propone di scendere tutti in piazza con la Costituzione in mano per difendere i diritti fondamentali, per respingere gli squadristi che vorrebbero mettere le manette ed il bavaglio alla libera circolazione delle opinioni, delle notizie, delle persone. Non possiamo continuare a parlare solo e soltanto di poli, di alleanze, di capi delle coalizioni, è giunto il momento di ridare fiato e forza a quel polo della legalità, della dignità, della solidarietà sociale che rappresenta milioni e milioni di cittadine e di cittadini. Chiunque si riconosca e riconosca la carta costituzionale non si limiti più ad aspettare i voti parlamentari di sfiducia, ma si rimbocchi le maniche per contrastare qualsiasi forma di squadrismo, di razzismo, di xenofobia, di odio per le diversità e le differenze.

Partecipiamo tutti alle iniziative degli studenti e dei ricercatori, e, subito dopo, mettiamo in cantiere una sola grande, manifestazione che riunisca quelli che non ne possono più di questa stagione segnata dalla violenza, dalle minacce, dai corrotti e dai corruttori.