No, non li reggo proprio più quelli che puntano il dito contro gli studenti e i ricercatori chiedendo loro, a ciascuno di loro, prima di aprire bocca e di protestare contro la distruzione della scuola pubblica, di pronunciare sempre e comunque l’atto di dolore contro la violenza e i violenti.

Non ho dubbio alcuno che la violenza vada messa al bando e che non possono esistere alibi per giustificare candelotti, pietre, assalti alle camionette, e neppure slogan truculenti.

Lo pensavo quando i leghisti davano man forte agli allevatori sulle quote latte o quando si bastonavano con i poliziotti nella loro sede milanese, presente anche l’attuale ministro degli interni, ma a lui i giornalisti, tranne alcuni, non chiedono pentimenti nè abiure.

Non ho dubbio che spetterà in primo luogo al movimento di protesta attrezzarsi per isolare i provocatori e gli infiltrati di qualsiasi colore, costoro sono dei nemici da isolare, da mettere ai margini dei cortei, da accompagnare fuori dai cancelli delle università e delle scuole. Non importa neppure sapere se siano al soldo di qualcuno, di sicuro lavorano per mettere la museruola a chi protesta, per favorire la criminalizzazione di migliaia e migliaia di persone che stanno lottando per difendere il loro futuro. Non c’è ragione alcuna di avere indulgenza e comprensione, tanto meno verso i cosiddetti compagni che sbagliano, per riprendere una espressione di altre stagioni.

Qualsiasi scena di guerriglia urbana, per altro abilmente amplificata a reti semi-unificate avvantaggia i fautori i della conservazione, coloro che vogliono giocare la carta della paura per far crescere la voglia dell’uomo forte, di “quello con le palle” che saprà mettere ordine nel caos. Non ci vuole grande fantasia ad immaginare chi potrà essere il beneficiario di questo clima: il duo Berlusconi e Bossi, e non sarà certo un caso che i loro delfini si siano buttati sull’evento,spargendo benzina a piene mani, altro che pacificatori!

Coloro che chiedono il pentimento anche agli studenti che hanno protestato pacificamente, perché non hanno scritto un editoriale di fuoco contro il ministra La Russa che con atteggiamento neo squadrista li provocava e li insultava?

Quelli che hanno scritto parole pesanti come pietre contro i ricercatori che stanno sui tetti, perché non hanno chiesto al ministro Maroni di identificare quei poliziotti che hanno imitato i loro colleghi di Genova, usando persino le stesse espressioni che erano state adoperate a Bolzaneto in quella notte infernale? Come si fa a sostenere che la rete 29 aprile o la rete della conoscenza, o il coordinamento degli studenti medi o della rete, o ancora l’unione degli universitari o l’unione degli studenti, per non parlare delle centinaia di ricercatori di fama nazionale ed internazionale, siano i mandanti degli scontri? Come si possono pronunciare o scrivere menzogne simili? Questi anche sono episodi di violenza inaudita, scene di una indecorosa guerriglia politica e mediatica.

Perché non è stato beccato nessuno degli sprangatori ed invece sono stati portati via ragazze e ragazzi che, poco dopo, il giudice ha dovuto rilasciare e in qualche caso persino con tante scuse?

A proposito di violenza verbale, spesso non meno grave di quella fisica, perché si è sorvolato sulla aggressione di Maroni contro i giudici? A che titolo il ministro Alfano ha inviato gli ispettori’? Chi vogliono intimidire o meglio chi vogliono provocare e perché?

Ed ancora quelli che chiedono ad ogni ragazzo, che protesta contro la riforma Gelmini di prendere le distanze da ogni forma di violenza, perché non hanno mai sentito il bisogno di chiedere al presidente del consiglio di dissociarsi dal mafioso Mangano o dal condannato Dell’Utri? Sono più colpevoli questi ragazzi che protestano o un presidente che celebra un capo mafioso? Da quale pulpito si levano simili prediche?

Dal momento che nessuno, ma proprio nessuno ha l’intenzione di proteggere i violenti di qualsiasi natura, anzi e per fortuna non c’è proprio più nessuno che civetta con le spranghe e con le molotov, perché si è costruita questa campagna politica e mediatica? Non occorre essere particolarmente acuti per comprendere che, proprio in quelle e in queste ore, c’era e c’è bisogno di distrarre l’attenzione dalla crisi morale, dal degrado della compravendita, dai fallimenti economici e sociali, dalla disgregazione in atto, e così gli scontri di piazza, le violenze intollerabili ed ingiustificabili di un manipolo, le distrazioni dei controllori, sono arrivate come il cacio sui maccheroni per Berlusconi, La Russa, Maroni e soci .Qualche ora dopo il caos, l’obiettivo era stato già individuato: colpire e isolare non tanto i professionisti degli scontri, quanto criminalizzare, diffamare, oltraggiare quelle migliaia e migliaia di persone, studenti e ricercatori, che, da mesi e in modo assolutamente pacifico e fantasioso, hanno animato una grande catena di proteste contro la progressiva disgregazione della formazione pubblica.

Pur di cancellarli, nelle scorse settimane, sono persino arrivati a promuovere incontri tra il ministro e sedicenti organizzazioni dei ricercatori, hanno persino messo in scena faccia a faccia in tv tra il ministro e stranissimi studenti che sembravano più gelminiani della Gelmini.

Guarda caso dentro la riforma c’è persino un regalino per il Cepu l’università a distanza che sta nel cuore di Berlusconi e della deputata Polidori che, all’ultimo istante, ha tradito Fini per votare la fiducia. E questa non è violenza?

Il giorno 22 il Senato della Repubblica darà il voto finale a questa legge ammazza futuro, gli studenti, i ricercatori, le loro organizzazioni saranno in piazza, forse sarà il caso di stare con loro, di portare tutti gli apparecchi di ripresa possibili, di illuminare gli angoli più bui dei cortei, di consentire a chi davvero ama la costituzione e il diritto allo studio di poter raccontare in diretta le loro ragioni. Di poter smontare le bugie di regime, gli spot che saranno trasmessi a migliaia, a spese di ogni contribuente.

Quelli che hanno puntato il dito vindice contro tutti questi ragazzi chiedano alle grandi reti e alla Rai in particolare di riprendere in diretta la manifestazione, di fare quello che hanno onestamente fatto alcune emittenti, da Rainews a Sky, e che ci hanno consentito di vedere e di capire che le cose non sono andate esattamente come ha riferito il ministro Maroni e come hanno ripetuto quasi tutti i tg e i programmi del polo Raiset.

Comprendo la furia del ministro La Russa da Santoro, ormai non sono più abituati ai contraddittori, alle domande non concordate, alla libera espressione dei sentimenti di cittadine e di cittadini che non ne possono più di sentirsi dare sulla voce dai rappresentanti del governo Berlusconi Scillipoti.

Chiunque abbia un blog, un sito, un qualsiasi spazio dentro e fuori la rete, da qui a martedì trovi il modo di dare spazio alla protesta e di far conoscere le ragioni di merito per le quali si stanno battendo genitori, professori, studenti, uniti e solidali come ormai non accadeva da diversi anni.