Anche i giudizi di Wikileaks sui leader sudamericani hanno fatto il giro del mondo. Secondo il Dipartimento Usa, Chávez sarebbe un “pazzo pagliaccio” che finanzia l’altro “pazzo” di Ortega e quell’ “ignorante” del presidente della Bolivia Evo Morales, che sarebbe affetto anche da una grave forma di tumore.

Pronta è stata la risposta del presidente venezuelano che ha chiesto le immediate dimissioni di Hillary Clinton e ne avrebbe auspicato pure un esame psichiatrico, come risposta al profilo psicologico della sua persona commissionato dagli Usa allo psichiatra Roberto De Vries e contenuto nel cablogramma ID:57629 del 22 marzo 2006.

In questo documento, il leader bolivariano viene descritto come invasato da una tendenza messianica, dotato di una intelligenza emotiva e di una grande capacità di manipolazione delle masse. In grado di interpretare il risentimento collettivo di una società in crisi e frammentata, ma anche instabile caratterialmente e irascibile appena le cose non vanno come lui vorrebbe. Secondo questo profilo, Chávez avrebbe creato un’immagine di sé vincente, con uno stile di parola “duro e veloce”, facilitato dal fatto di essere un meticcio, e quindi in grado di relazionarsi sia con i bianchi, sia con gli indigeni sia con i neri. La sua leadership sarebbe quella del decision maker, insomma del manager.

In un altro cablogramma viene invece ricostruita la nascita dell’ideologia di Chávez, sulla base della testimonianza della prima moglie di origine tedesca, Herma Marksman – oggi sua acerrima avversaria – che confermerebbe la vicinanza del giovane Chávez ai movimenti guerriglieri marxisti degli anni Sessanta e Settanta guidati da Douglas Bravo. Una specie di Che Guevara venezuelano, altrettanto e carismatico e mitico per la sinistra venezuelana. Tutte cose, a dire il vero, in parte già presenti in molti testi specialistici sul movimento bolivariano che però, nell’economia della comunicazione diplomatica statunitense, sembrano rientrare in una valutazione generale sulle possibilità di sviluppo della leadership di Chávez in tutta l’America Latina.

Infatti, i cablogrammi più interessanti sono quelli che riportano ripetuti e preoccupati giudizi del personale del Dipartimento Usa sugli appoggi finanziari e politici dello stato bolivariano venezuelano al Nicaragua e alla Bolivia. Chávez avrebbe offerto al governo di Evo Morales un sostegno concreto fatto di esperti di comunicazione per rafforzarne la leadership, lo avrebbe aiutato a consolidare il consenso nell’esercito e a sostituirne l’alto comando con militari più vicini all’ideologia bolivariana. Ma è sul piano economico che il Venezuela avrebbe avviato una strategia di aiuto al governo di La Paz, sostituendo progressivamente le proprie aziende con quelle nordamericane. Anche in questo, caso, al di là del foclore dei personaggi e del gossip, quello che gli Usa temono è un’unità politica ed economica dell’America Latina, sotto il simbolo di Bolivar. Il cortile di casa resta la preoccupazione maggiore per Washington.