“L’Italia che vuole cambiare” è tutta in piazza San Giovanni. La macchina organizzativa del Partito democratico ce l’ha fatta a riempire Roma. La prova di forza del popolo democratico è andata in scena per le vie della capitale, attraversata da due cortei che al suono di ‘Bella ciao’ hanno raggiunto il palco a San Giovanni dove il segretario Pierluigi Bersani, accolto con grandi applausi ha parlato per 40 minuti  accompagnato dall’inno Italiano.

L’incipit del discorso che scalda la piazza: “Berlusconi deve andare a casa, per una democrazia solida e rinnovata. Perché questa è un’Italia migliore di ciò che le capita”. Strappa un lungo applauso Bersani che subito converge sulla crisi che strangola il Paese, eppure la fiducia negli italiani non manca perché ci sono energie buone e grandi capacità, ricorda il segretario, che urla assieme alla piazza “vergogna” contro i corruttori del Paese, contro chi con “il ghe pensi mi” non può risolvere i problemi della gente.

Si interroga il leader del Pd se dopo 16 anni e dopo 4 governi Berlusconi si possano tiare le somme e risponde con il fallimento di un governo che per Bersani ha fatto solo propaganda: “La destra ha disarmato il Paese sacrificandolo ai suoi bisogni”, lo ripete due volte prima di ricordare il grande progetto del Pd che si misura su due sfide: una riforma repubblicana e un’alleanza per la crescita e il lavoro.

Non poteva mancare l’affondo sulla fiducia di martedì che “comunque vada” spiega Bersani “certificherà la crisi di questa destra perché Berlusconi rappresenta l’instabilità, davanti all’Europa ai mercati, ma soprattutto – continua – rappresenta la messa in scena di una politica vergognosa che compra voti mettendo in ridicolo l’Italia davanti a tutte le democrazie del mondo”.

“In questi anni Berlusconi ha raccontato solo balle”, spiega ancora Bersani, “ma gli italiani non sono più disposti a farsi prendere in giro. E chi è qui oggi ha un sogno come me quello di un partito, il Pd, che possa finalmente dire all’Italia, vieni via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza”, parafrasando la trasmissione televisiva Vieni via con me. Così conclude il suo discorso, il segretario del Pd che raccoglie un’ovazione e saluta il popolo democratico.

Ma quella di oggi più di tutti è stata la piazza della gente comune che arrivata da ogni parte d’Italia per ribadire la necessità di un cambiamento. E allora uomini, donne, bambini, a sfilare assieme ai leader del Pd. Tanti gli entusiasmi, ma anche le critiche verso un partito che fino ad oggi non ha rappresentato l’alternativa vera a un berlusconi che ha divorato l’Italia. Gli attacchi arrivano da due professori partiti dal veneto alle tre di notte pur di arrivare puntuali in piazza: “Questo partito deve smetterla con le spaccature interne, serve unità e un progetto comune per rilanciare un Paese divorato dalla brama di Potere di Berlusconi”.

E a leggere i manifesti, ad ascoltare gli slogan, gli attacchi sono tutti per il Premier, dagli scandali sessuali, ai processi, alla magistratura il popolo del Pd non si risparmia e in tanti sottolineano come questo Governo abbia affamato il Paese: “I sindaci non sono dei maghi, Tremonti vieni a far tornare i conti”. Questo lo striscione srotolato dai primi cittadini di alcuni comuni, con bacchetta magica alla mano che rivendicano il diritto a poter amministrare il territorio in maniera dignitosa.

Le categorie sembrano esserci davvero tutte, dagli studenti che continuano a protestare contro il ddl Gelmini agli operai della Fiat che rischiano il posto di lavoro, al mondo della cultura che è sceso in piazza per ribadire che con la cultura si mangia e come e per chiedere nuove politiche di sviluppo per un settore che impiega tantissime persone e che non può essere messo ai margini.

È il momento della riscossa, mandiamo a casa Berlusconi, urlano in coro alcuni pensionati che arrivano dalla Sardegna, mentre brandiscono la maschera di Bossi con su scritto: “I miei ciglioni si sono ammosciati per sostenere Berlusconi”.

Qualche attacco a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che si è fatto solo intravedere al corteo romano, colpevole secondo molti manifestanti, di essere caduto nella trappola di Berlusconi.

Eppure i big del Pd sono tutti presenti da Veltroni, a D’Alema, da Zingaretti a Chiamparino. Da Franceschini alla Finocchiaro e nessuno è in vena di polemiche ne tanto meno di autocritica. Dalla giornata di festa per tutti quelli che vogliono cambiare l’Italia, del presidente della provincia di Roma, ad un partito coeso secondo Letta che è pronto a superare ogni divergenze per il bene del Paese. Neanche Veltroni risponde alle domande di chi tra la folla gli chiede più coerenza, oggi il Pd non sembra voler subire attacchi e si prepara andare in aula martedì da una posizione più avanzata.

di Luigina D’Emilio