Il discorso del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani arriva alla fine della giornata di manifestazione indetta dal Pd oggi a Roma. Bersani, giunto in piazza San Giovanni, inizia a parlare verso le 16.30 davanti alle migliaia di persone che nel pomeriggio hanno partecipato ai due cortei nella Capitale.

Bersani ha esordito affermando che “Berlusconi deve andare a casa” e che per uscire dall’attuale situazione politica “l’Italia ha a disposizione ricchezze e risorse che devono essere messe in movimento. Serve sforzo collettivo: chi ha di piu deve dare di piu”. E rivolgendosi a Berlusconi, il segretario dice: “L’uomo del ghe pensi mi non basta, bisogna creare nuova situazione politica. Non si può certo cambiare in un giorno”.

“Una riforma repubblicana per rafforare la Costituzione più bella del mondo modernizzando istituzioni e regole”. E’ questa la prima sfida che, secondo il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, il partito ha davanti a sé e che deve essere perseguita e vinta per poter raggiungere “l’Italia che vogliamo”. Dal palco allestito in piazza San Giovanni, il segretario ha elencato la seconda sfida: “Un’alleanza per la crescita e il lavoro. Una riforma delle istituzioni e delle regole che parta dal principio che una persona sola non risolve nulla. Noi – ha aggiunto – non dobbiamo suscitare passione per una sola persona ma per la nostra Repubblica”. Tra le altre riforme, il progetto del Pd di Bersani mira a “semplificare e rendere efficiente il parlamento e la forma di Governo, a ridurre il numero dei parlamentari, a fare una legge elettorale e un federalismo responsabile e congegnato per unire – inoltre – bisogna portare ogni costo della politica alla media europea, cancellare le leggi speciali, introdurre norme per snidare le illegalità e le mafie”. E poi Europa, dalla quale “partiamo con convinzione immutata. Ci ribelliamo – ha proseguito il segretario del Pd – all’idea che l’Italia possa acconciarsi a quest’Europa, che possa essere complice della disarticolazione e dell’indebolimento a cui la stanno portando i governi europei. Bisogna mettere oggi, nella crisi, i pilastri dell’Europa di domani. Noi diciamo, insieme ai partiti progressisti europeo: il debito pubblico in più che si è prodotto in questi mesi in Europa lo si paghi con la tassa sulle transazioni finanziarie e non ricada invece quel debito, come sta avvenendo, sull’occupazione e sulle politiche sociali. Quello che ha provocato la finanza lo paghi la finanza e non lo si scarichi per anni e anni su chi non c’entra nulla e sulle nuove generazioni”.

Bersani ha poi elencato una serie di campi su cui bisognerebbe intervenire, da norme finanziarie “per snidare l’illegalità e le mafie” ai diritti con leggi “che sostengano la parità e riconoscano le differenze a cominciare dal ruolo delle donne nei posti di direzione”, fino a leggi “che impediscano che il disordine dell’immigrazione ricada sulla parte più debole della nostra popolazione e che dicano finalmente ad un bambino qui e figlio di immigrati: tu sei dei nostri, sei un italiano”.  Questo, ha sottolineato, “è il Paese che vogliamo. Un Paese civile, pulito, un Paese orgoglioso di essere parte delle grandi democrazie del mondo e di non esser invece allo specchio dei populismi e delle dittature”.

Il segretario del Pd non ha rinunciato a lanciare una frecciata agli alleati del centrosinistra: “Non abbiamo bisogno di maestri che ci tirino la giacca tutti i giorni, credo che lo si sia visto”. Rispondendo alle tante critiche che in queste settimane e in questi mesi sono giunte al Pd dagli alleati e dai commentatori, Bersani rivendica al suo partito che “se siamo arrivati a questo punto lo si deve molto al nostro lavoro”, perché il Pd non è caduto nella tentazione del pensiero unico e ora si è aperta la crisi del centrodestra. “E noi che cosa abbiamo fatto? Abbiamo messo tutti nel mucchio come ci suggeriva qualche tifoseria o qualche focoso amico? No. Abbiamo lavorato nella nostra autonomia nella nostra distinzione, perchè non andasse sprecato nessuno degli spazi critici che si aprivano verso il modello populista e berlusconiano. E abbiamo messo noi, al tempo giusto, non tutti i giorni come le solite tifoserie e i soliti focosi amici ci suggerivano”.

Rivolgendosi a Berlusconi, il segretario per quattro volte pronuncia la parola “vergogna” riferendosi cosiddetta “compravendita dei parlamentari”: “Oltre la prossima settimana c’è un cammino da fare. Bisogna oltrepassare un periodo della storia d’Italia. Sedici anni fa Berlusconi propose un modello individualista promettendo libertà. Accumulò potere politico e mediatico utilizzando anche la Lega. Ma dopo quattro governi, dopo un decennio dominato da lui, possiamo tirare qualche somma? O dobbiamo aspettare tutto il millennio? Se tiriamo le somme, si deve dire che il bilancio di questi anni è disastroso”. Così Pier Luigi Bersani, dal palco della manifestazione di Roma, ha giudicato l’azione dei governi guidati da Silvio Berlusconi: “Il nostro Paese non è migliorato in niente – ha sottolineato – l’unica classifica che grazie a Berlusconi abbiamo rimontato è quella del nostro posto nelle barzellette del mondo, del nostro posto nel discredito del mondo”.   

“Solo il centrosinistra nel corso degli anni ’90 ha affrontato con serietà e rigore e a viso aperto i problemi di fondo del Paese”, ha ricordato. I governi di centrodestra “hanno fallito perché hanno ridotto l’azione del governo a strumento di propaganda”, ha insistito. Dunque, “caro Pdl e cara Lega, ve lo chiedo ancora: avete governato per sette degli ultimi nove anni. quanti anni volete governare prima che sia colpa vostra?”.

Rivolgendosi al governo, Bersani ha dichiarato: “Decreti inutili, voti di fiducia, sordità verso la voce dell’opposizione, propaganda pura. Tutto questo è stato venduto in nome del rigore e della tenuta dei conti. Ma quale rigore? Non ditelo a noi che abbiamo sempre dovuto aggiustare i vostri disastri”. “Con il loro cosiddetto rigore hanno aumentato le diseguaglianze, ridotto la fedeltà fiscale, massacrato gli investimenti nel pieno della recessione. Con il loro bel rigore ci troviamo con la crescita più bassa di Europa e il debito più alto. E con la propaganda del rigore hanno tolto la voce ai problemi veri”, ha sottolineato Bersani. Quanto alle ricette economiche del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “Altro che social card! Libretti della spesa, caro Tremonti, proprio quelli di una volta! E intanto le mafie, che hanno i soldi in mano, arraffano al Nord e al Sud imprese e patrimoni”. Intanto , ha proseguito Bersani, “i problemi sono stati oscurati, mentre si imbastivano riforme a chiacchiere” e intanto “la discussione veniva portata sul Lodo Alfano, i legittimi impedimenti, il processo breve”.

 Bersani ricorda ancora “la beffa del federalismo”, che “si sta perdendo nel bosco come le ronde padane e come le invettive a Roma ladrona di chi ha votato tutte le leggi dei quattro ladroni di Roma!”. “Riforme a chiacchiere”, anche quelle sulla scuola e la cultura, che hanno portato solo “tagli strutturali all’intero sistema della conoscenza”. “Operazioni condotte con arroganza incredibile e insulti alla verità – ha concluso il Segretario – cari Ministri, se i ricercatori si sono messi sui tetti non è perchè siamo andati a trovarli noi, ma perchè ce li avete mandati voi! Caro ministro Gelmini, aspettiamo ancora di vedere i suoi voti”.

“Berlusconi è l’instabilita’”, dice ancora Pier Luigi Bersani. Ora non “sarà certo un voto in più comprato in Parlamento” a garantirla la stabilità, ha proseguito. “Oggi davanti all’Europa e alla società italiana la risposta di stabilità può solo venire da un governo serio di responsabilità nazionale che garantisca una transizione ordinata, nuove regole elettorali, alcuni interventi essenziali in campo economico e sociale, e porti il Paese ad un confronto elettorale capace finalmente di rivolgersi al futuro perché fuori finalmente dalla situazione bloccata e impotente di questi anni”, ha spiegato. Dunque, “nel caso di apertura di una crisi questa è la proposta che avanzeremo al Capo dello Stato al quale confermiamo qui assoluto rispetto per le sue prerogative”, ha preannunciato.

“L’attuale crisi politica non è dovuta a una manovra, ma allo stesso presidente del Consiglio – dice ancora Bersani – Siamo arrivati a una stretta politica e cosa fa Berlusconi davanti alla stretta? Fa la vittima”. “E’ davvero incredibile”, ha aggiunto, “ha avuto tutto in mano, ha fatto tutto quello che voleva. Ha fatto tutto lui e adesso parla di ribaltone? Lui si è ribaltato, si è ribaltato lui lasciandoci il problema che adesso non si ribalti anche l’Italia e che la sua crisi e il suo fallimento non trascinano il Paese nel pozzo”.