Che stanno combinando Pannella e i Radicali? Mica si venderanno a Berlusconi? Sono le domande che in molti si fanno in questi giorni. Altri hanno già le idee chiare e piovono insulti, accuse di infamia, cliché triti e ritriti. Per non parlare dei messaggi accorati di amici e compagni increduli – è comprensibile – per ciò che leggono.  Un “tradimento” in cambio di posti di potere, una scusa per avere visibilità, una mossa di Pannella dettata dall’arteriosclerosi e subita dai suoi compagni pecoroni? La questione, in realtà, è più semplice.

Per una parte dell’opinione pubblica il 14 dicembre è divenuto un D-day, una giornata in cui si farà la storia: “Leviamoci dalle palle Berlusconi”, si dice, e poi penseremo al berlusconismo. In questa impostazione non conta null’altro che il voto del 14 dicembre, né come ci si arriverà, né cosa accadrà dopo. Così facendo per un mese non rimane che il pallottoliere, al massimo si può parlare delle offerte di denaro e prebende da una parte e dall’altra. Non credo che le cose stiano così, credo che di storico ci sarà ben poco in quella data.

Cosa vogliono allora i Radicali? Il nostro obiettivo è interrompere le stragi di legalità e di popolo che si ripetono da decenni nel nostro Paese e che hanno spianato la strada a Berlusconi, tentare di riconquistare condizioni democratiche. Ad oggi, in qualunque modo vada il voto sulla sfiducia, una cosa è certa: se ci saranno nuove elezioni saranno ancora una volta elezioni antidemocratiche (ricordate le regionali, da Formigoni al panino di Milioni, all’occupazione televisiva di Berlusconi & Co?). Proviamo a “fare politica”, alla nostra maniera certo: impopolari per non essere antipopolari. E così capita che Pannella parli di dialogo, con Bersani come con Berlusconi o con Di Pietro.

Non annunciare come voteranno – anche se non è difficile immaginarlo – i deputati radicali sulla sfiducia, cioè l’unica cosa che sembra debba interessare l’opinione pubblica, è una scelta che ha un costo d’immagine perché non hai i mezzi per spiegarla, scatta l’accusa di essere in vendita, addirittura in “trattativa”. Solo che Pannella e Mastella in comune hanno le lettere finali del cognome, nulla più. La verità è che non ci basta mandare a casa Berlusconi. Ma ciò non significa che non lo manderemo a casa, possibilmente insieme a questi partiti che si rubano finanziamenti pubblici e democrazia. Siamo fatti così,  non facciamo politica “contro”, bensì creando quello che abbiamo creato in questi anni, quelle sì, cose storiche: divorzio e aborto, riforma del diritto di famiglia, moratoria universale della pena di morte, tribunale internazionale sui crimini di guerra, messa al bando delle mutilazioni genitali femminili, le conquiste di Piergiorgio Welby, la giustizia giusta di Enzo Tortora, la depenalizzazione del consumo di stupefacenti.

Ambiguità? Diciamo un contributo alla cultura democratica. Pensiamoci un attimo: da quando è uscita questa storia (falsa) della trattativa, almeno i giornali non parlano di soldi o di poltrone governative, bensì di “sei voti radicali per sei riforme”. E sarebbe già una rivoluzione se i parlamentari italiani votassero in base a convinzioni politiche anziché a convenienze partitiche. E poi, dopo il 14 dicembre, sfiducia o no, cosa succede? Se fosse per Casini e Rutelli dovremmo tutti procreare come bestie e morire torturati da qualche macchina artificiale. Senza dimenticare che la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi, che trasformano in criminali milioni di immigrati e di consumatori di stupefacenti, sono sempre lì e nessuno si pone il problema di cambiarle. Quale legge elettorale pur di “levarsi dalle palle” Berlusconi, anche una peggiore del porcellum? Sono proprio le opposizioni della “responsabilità” a rafforzare il berlusconismo. Alla fine, sì o no al voto di sfiducia bisognerà pur dirlo, è chiaro, ma ignorare per un mese tutto il resto non mi sembra cosa utile né opportuna. E ora giù con i commenti… e gli insulti ;-)