La felicità? Un effetto delle nostre illusioni. Effetto transitorio, si intende. E quando i sogni si dileguano, mostrando di essere solo una funzionale autosuggestione, restiamo di fronte all’unica sconfortante verità. Che la vita è un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e furore, che non significa niente. La celebre frase del Macbeth è la prima battuta di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, l’ultimo gioiellino di Woody Allen.

Al centro del film ci sono due coppie. Helena (Gemma Jones) e Alfie (Anthony Hopkins) si sono separati dopo 40 anni di matrimonio: lui l’ha lasciata, perchè è convinto di possedere il “gene della longevità” e di poter ritrovare, a 60 anni suonati, la vita prestante di un trentenne. Lei, sgomenta, dopo aver tentato il suicidio si rifugia tra le carte di una chiromante e, un po’ alla volta, inizia a credere nella reincarnazione. La figlia di Alfie e Helena, Sally (Naomi Watts), è in crisi con il marito Roy (Josh Brolin): lontani i giorni dell’amore, ora la convivenza è solo un susseguirsi di malumori e insofferenza. Le loro aspettative non si sono realizzate: Roy, anni prima, aveva scritto un libro facendosi notare come scrittore emergente. Ma poi non è più riuscito a replicare il successo e, pur sempre convinto di essere un grande autore, da anni cerca di terminare un romanzo. Nel frattempo Sally lavora per mantenere entrambi, ma inizia a non avere più fiducia nelle doti di Roy.

Il penultimo film dell’immenso Woody Allen, Basta che funzioni, con invidiabile leggerezza raccontava la “meccanica” della vita il cui non senso radicale rende sensato cercare solo ciò che, appunto, funziona: per quanto folle possa essere o sembrare, ciò che ci fa stare bene è giusto.
Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (in originale You will meet a tall dark stranger, frase che i protagonisti ripetono varie volte, perchè ognuno di noi ha un sogno, un uomo “alto e misterioso” da incontrare) racconta il lato metafisico della meccanica dell’esistenza. Che a volte funziona e a volte, come per i protagonisti di questo film, non funziona per niente. Sebbene la comicità non manchi (e, anzi, siano molte le battute degne di nota), il film è molto più cupo e molto più amaro. Perchè quel che “funziona” è sempre illusorio e si basa su ciò che vogliamo vedere. In questo film, che è il lato “oscuro” del precedente, i personaggi vengono inquadrati infatti nel momento del disfacimento, mentre in Basta che funzioni venivano fotografati in un processo di cambiamento positivo.

Alfie sposa una giovane prostituta, che gli dice sì per interesse, ma lui non vuole vedere la verità finchè non ci sbatterà il muso. Sally si illude di un amore inesistente e Roy, addirittura, si autoillude così tanto da rimuovere la bugia colossale su cui ha basato la sua “nuova” vita. Helena, quella che va dalla chiromante (luogo della bugia per eccellenza) è in fondo quella che alla fine se la passa meglio. Visto che nulla ha senso, tanto vale credere nella reincarnazione e trovare uno che ci creda assieme a te. Così, di nuovo, tutto “funziona”.

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è un film pieno di idee brillanti, scritto con la consueta grazia, pieno di freddure memorabili, con un cast stellare e ottimi personaggi. Il vero mito è però la straordinaria Charmaine, la nuova moglie di Alfie: non una donna sfaccettata, di difficile interpretazione, che con il mistero irretisce un signore di una certa età. No: Charmaine è lo stereotipo del “puttanone” e proprio per questo è spettacolare. Non solo il personaggio è talmente smaccato da essere strepitoso: è anche “sintomatico”. Perchè tutti capiscono che Charmaine sposa Alfie solo per interesse. Solo Alfie si rifiuta di comprendere.

Tutti, nel film, capiscono benissimo le illusioni cui si affidano gli altri personaggi per sopravvivere (e quando gli fa comodo le spalleggiano, se no le snobbano), ma nessuno di loro vuole disvelare le proprie menzogne. Anzi, tutti cercano di rimuovere la nuda verità, per continuare a credere in qualcosa. Un piccolo saggio sull’esistenza, come solo Allen sa fare.