Distratti da Wikileaks, abbiamo messo in un angolo quel che sta succedendo in Europa: gli Stati crollano, o almeno le loro economie.

Grecia, Irlanda, si pensa Portogallo, si teme Spagna o Belgio. Un bel problema perché subito dopo ci siamo noi, l’Italia, anche se già la penisola iberica – collassando – potrebbe far saltare per intero il banco Ue.

Non abbiamo soldi per salvare le economie di mezza Europa, Frau Merkel mancherà pure di fantasia ma i conti parlano chiaro. Basta guardare le notizie finanziarie: borse a picco col solito falò di miliardi di euro; previsioni della Commissione Ue che parlano di ripresa debole per quasi tutti nel 2011 (si salva solo la Germania) e decisamente fragile per l’Italia (pil a +1,1%, inflazione in aumento, spesa pubblica da record assoluto con deficit sparato al 120%).

Numeri, tassi, lancette che in senso antiorario girano l’Europa portando indietro l’idea stessa della moneta unica. Eppure da noi non se ne parla a mezza bocca, da noi solo bunga bunga e per problemi così solo dettagli semiclandestini da scovare tra le righe più segrete.

Come quelle della legge di stabilità, la vecchia Finanziaria, dove Tremonti ha inasprito le sanzioni per chi evade le tasse dopo averle alleggerite a inizio legislatura.

Ovvero, come già accaduto coi reintegrati limiti al denaro contante, anche stavolta le misure a suo tempo adottate da Visco per rimettere in sesto l’Italia combattendo il solito mostro: l’evasione fiscale, il malaffare, la corruzione.

Allora l’Italia entrava in Europa e tentava di attrezzarsi per una strada impegnativa ma salvifica. Oggi siamo in bilico, sull’uscio, e i tardivi pentimenti di Tremonti sono il sigillo di un’epoca.