La criminologia è una materia che ha costituito troppe volte occasione per sottrarre furbescamente posti e soldi al più ampio settore scientifico-disciplinare della medicina legale: molti afferenti ne hanno fatto così terreno di scorreria ed abuso per solo rituale reciproco riconoscimento, avulso da ogni contesto sociale e storico, senza alcun nesso con la realtà di una società italiana abbandonata alle affabulazioni di soggetti senza storia né spessore scientifico che si sono potuti inserire nei tribunali e nei televisori nell’inerzia imbelle dei criminologi dell’accademia.

Il fenomeno è parte di un degrado diffuso all’intera area dei rapporti tra scienza e diritto, che investe operatori multiformi in veste di esperti, fiduciari, consulenti, periti dediti alla definizione di casi e alla soluzione di problemi in ambito giuridico e assicurativo, che agiscono impunemente a nome della cosiddetta scienza e di una presunta esperienza, incaricati da parti, enti, uffici. Il massimo della criticità è riscontrabile nel processo penale dove all’esigenza di collaborazione scientifica per l’acquisizione della prova si risponde spesso con partecipazioni ineffabili di “tuttologi” commentatori dei comportamenti umani e “speleologi” esploratori dei meandri psichici…

Il dramma del crimine nell’evo contemporaneo è però tale da rendere assolutamente obbligato un responsabile, rigoroso approccio anche di natura criminologica, che non può ridursi a mera statistica dei delitti violenti né a vana affabulazione su fantasiose interpretazioni. I dati su cui lavorare abbondano e pare eccessivo dover scomodare l’etica o invocare la deontologia per accreditare un criminologo degno della sua epoca e capace di far udire nella babele sociale e scientifica anche la voce di una siffatta tipologia di studioso.

Pare pertanto naturale e legittimo il lamento di chi, costernato, constata ogni giorno l’incessante incedere di figure fatue che, da impudichi impostori, sentenziano senza le censure conseguenti alla decenza dovuta alla serietà scientifica.

Se a questo si aggiunge il fallimento di tante indagini affidate inconsultamente all’”inesperto” di turno, magari anche provvisto di una qualifica “medico-legale” e talora di una accattivante “divisa”, ma digiuno di effettive adeguate conoscenze e capacità (uomini e mezzi, macchine e tecniche) nello specifico settore, allora il quadro della ricerca della verità e dell’amministrazione della giustizia si fa tragico fino a svuotarsi di ogni razionale significato. Lo attesta tutta la serie dei delitti alla ribalta italiana degli ultimi anni ed anche quelli irrisolti delle attuali cronache, che alternano inappropriate sceneggiate sui mass media e inadeguate comparsate di sedicenti scienziati del crimine!

La lezione da trarre è l’inderogabile necessità di un’assunzione di conoscenza responsabile da parte di chiunque alla scienza si debba rivolgere, reso edotto da una acquisizione di dati che configurino l’idoneità e la capacità dei singoli e delle squadre ad operare appropriatamente sulla scena criminis e su ogni scenario che richieda tali speciali caratteristiche medico-legali e criminologiche.