Invece di citare Saint Exupéry (copiando incautamente e, voglio sperare, inconsapevolmente il compianto Veltroni) e di dialogare a distanza con Pigi Battista, nel suo storico discorso di domenica a Perugia, Gianfranco Fini avrebbe fatto meglio a citare Piero Gobetti: “Un partito conservatore poteva compiere in Italia una funzione moderna, indirettamente liberale, in quanto facesse sentire la dignità del rispetto della legge, l’esigenza di difendere scrupolosamente la sicurezza pubblica, e l’efficacia del culto delle tradizioni per fondare nel paese una coesione morale”.

Questa sì sarebbe stata una degna epigrafe all’atto di nascita di Futuro e Libertà. Non a caso un grande intellettuale di destra, Giuseppe Prezzolini, l’aveva posta all’inizio del suo “Manifesto dei conservatori” (1972). Forse davvero dopo la lunga notte della destra fascista e lo sgangherato carnevale della destra sfascista, in Italia sta finalmente per vedere la luce la destra moderna ed europea cara a Prezzolini? E’ quello che tutti i democratici si augurano. Ma questo presuppone due condizioni: la prima, che nelle file del partito di Fini non si riaffaccino certi residuati della vecchia politica, inquisiti e voltagabbana di lungo corso.

Secondo, che spunti da qualche parte nel paese una borghesia degna di questo nome, che sappia anteporre il bene delle aziende e della società al proprio tornaconto personale. Su questo secondo punto nutro forti dubbi. Ammesso che sia mai esistita, una classe di questo tipo, sedici anni di sultanato berlusconiano l’hanno geneticamente modificata fino a stravolgerla. Non e’ vero, come sostiene Beppe Severgnini, che il Cav rappresenta la pancia del Paese. Semmai e’ vero il contrario. Questa pancia, lui e’ riuscito a scalpellarla come un chirurgo plastico (avrà preso ripetizioni dall’ex marito della Santanche’?) a propria immagine e somiglianza. Ha corrotto così in profondità la società civile (sinistra inclusa) che la bonifica richiederà anni e anni, sempre che mai si riesca a portarla a termine. Berlusconi finirà o prima o poi, ma il  berlusconismo sopravvivrà a Berlusconi. E la destra vagheggiata dai Gobetti, dai Prezzolini e dai Montanelli resterà, temo, ancora a lungo un bell’ideale letterario.