Domenica abbiamo assistito al ritorno di Morgan in tv dopo una lunga assenza.

Al sinedrio dei satrapi della morale a corrente alternata era bastata la sua coraggiosa ammissione di avere fatto uso di cocaina per decretarne l’esclusione dal Festival di Sanremo. La preda era troppo ghiotta per non essere sbranata dai famelici sciacalli della falsa informazione di regime.

Poi lo sappiamo tutti quello che è diventato Sanremo.

Con nostalgia ricordo quando ero bambino. A casa si contavano i giorni alla rovescia per la trepidazione del Festival.

Quello non era solo il Festival della canzone. Teneva inchiodate per serate intere le famiglie con l’orecchio alla radio e i più fortunati davanti al televisore.

A casa mia venivano pure i parenti ed i vicini per assistere in tv ad un evento che ci faceva sentire tutti orgogliosi di essere italiani.

Nonostante il televisore in bianco e nero, il segnale debole ad intermittenza e il nevischio che accompagnava la trasmissione, quel Festival ci rendeva tutti felici.

Oggi Sanremo è diventata la sagra dell’ipocrisia. Riflettendo bene, sembra proprio la variante musicale di una qualunque puntata di Porta a Porta.

E’ normale, quindi, che Morgan fosse escluso da Sanremo e che la sua esclusione fosse bollata col marchio dell’infamia.

Qull’infamia di cui hanno bisogno gli ipocriti quando devono enfatizzare le malefatte altrui solo per nascondere le proprie.

Il povero Morgan è stato lasciato solo. Emerginato e considerato un reietto, come se fra quelli che vanno in televisione e partecipano ad un Festival fosse stato il solo ad aver fatto uso di cocaina.

E’ così è proseguito il suo assassinio dell’immagine, o per dirla alla D’Avanzo, a proposito di Boffo, la character assassination.

In pochi, con coraggio, gli siamo rimasti amici e per quello che ci è stato possibile abbiamo cercato di aiutarlo.

Fra questi Adriano Celentano e Claudia Mori hanno avuto certamente la parte più importante. Con loro quanti hanno avuto sempre il coraggio delle proprie azioni.

Ognuno, comunque, può pensarla come vuole su Morgan, sulle sue debolezze, sul suo passato e sul suo futuro.

Per me il suo ritorno in televisione è comunque un segno di civiltà e di democrazia. Di chi ha il coraggio di ammettere i propri errori e, speriamo, saperli superare.

L’occasione, però, ci deve far riflettere su quanti hanno usato Morgan per nascondere le proprie immoralità, abusando del suo consumo di cocaina.

Quanti dovrebbero essere esclusi dai “Festival” della politica, delle istituzioni e del governo del Paese, per avere fatto molto di più e di peggio di quanto ha fatto a Morgan, avendo avuto, peraltro, il coraggio morale di parlarne liberamente.

La riflessione sulla condotta e sulla morale mi viene rileggendo i requisiti di ammissione ai concorsi nell’Arma dei Carabinieri e “nelle amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia e presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

L’art. 2, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 9 maggio 1994, infatti, vincola al “requisito della condotta e delle qualità morali” la possibilità di concorrere in una qualunque di quelle istituzioni.

Per portare un esempio, se oggi Silvio Berlusconi dovesse presentare la domanda anche per semplice Carabiniere, prima ancora di chiamarlo alla visita medica ed escluderlo per l’altezza, lo avrebbero già escluso per carenza del “requisito della condotta e delle qualità morali”.

Né Belpietro, né Ghedini, né tanomeno la Santanchè sarebbero riusciti a difenderlo davanti alla Commissione per l’idoneità.

Allo stesso modo, se Berlusconi avesse presentato la domanda per prestare servizio alla Presidenza del Consiglio – dove il requisito dell’altezza (e non solo quello …) non è richiesto – per effetto della stessa norma avrebbero cestinato la domanda.

Si dà il caso, però, che in una Italia ipocrita che ha il coraggio di escludere Morgan dal Festival di Sanremo e di esporlo alla gogna, uno come Silvio Berlusconi possa fare il Presidente del Consiglio senza possedere nemmeno i “requisiti della condotta e delle qualità morali” per essere assunto come usciere in quell’ufficio.

Qualcuno potrà obiettare che Berlusconi non ha mai fatto domanda per diventare Carabiniere e a Palazzo Chigi lo hanno mandato gli elettori, non certo a fare l’usciere.

Certo, anche questo è vero ed infatti in questa Italia, che è la culla del diritto, non si richiedono al Presidente del Consiglio dei Ministri gli stessi requisiti di condotta e di moralità che si richiedono per essere assunto come usciere in quell’Ufficio.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, però, come a chiunque ricopra cariche istituzionali, si applica l’art. 54 della Costituzione, che non è stato ancora abrogato da Alfano, né dalle infinite leggi ad personam con cui Berlusconi continua a governare.

La lettura della norma sembra poesia e questa mattina l’ho voluta rileggere tante volte, solo per disintossicarmi dall’ultima puntata di Porta a Porta di ieri sera. Un vero pugno allo stomaco dopo avere visto Abbado, Benigni e Saviano.

Proprio l’art. 54 della Costituzione, al secondo comma, recita che “I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Ebbene cari amici è proprio questo il punto.

Oggi abbiamo la certezza conclamata che chi è stato designato ad esercitare le funzioni di Presidente del Consiglio ha perso – semmai li ha posseduti nel passato – i requisiti minimi per esercitare con “onore” le sue funzioni.

Ecco quindi l’esigenza che quanti in Italia esercitano il controllo costituzionale sul presidente del Consiglio – il Parlamento, il Presidente della Repubblica, i partiti d’opposizione e perché no, anche quelli di maggioranza – ne prendano atto con urgenza, se non altro per evitare che il mondo continui a riderci in faccia.