“Non è colpa mia, siete ingenerosi, basta con le speculazioni, è colpa dei funzionari locali, la casa del gladiatori poteva essere salvata…”, più o meno così ha piagnucolato in queste ore il ministro Bondi.

Non è escluso che abbia persino qualche ragione, anche noi pensiamo che non sia stato lui a mettere il tritolo sotto la casa, e probabilmente errori, disfunzioni, negligenze, taglio dei fondi, non hanno riguardato solo questo governo.

Quello che Bondi finge di non capire è che con questo governo le negligenze, i ritardi, i conflitti di interessi, i tagli ai fondi per il restauro, per il recupero, per la cultura sono stati portati scientemente ai livelli più bassi in Europa.

“Con la cultura non si mangia..”, ci aveva fatto sapere il ministro Tremonti, manifestando il suo disprezzo per quello che, in altri tempi, era stato definito “il culturame”.

“Chi legge troppo non lavora..”, aveva aggiunto un altro compare, e giù risate dei guardiani del conflitto di interessi, quelli che i soldi li trovano sempre per i decoder, per le amnistie alla Mondadori, per gli scudi fiscali, per gli amici degli amici, per le mance preelettorali.

“Basta con il cinema, basta con i soldi agi enti lirici..”, aveva strillato Brunetta, modesto imitatore del divo Giulio.

Così, nei mesi, sono stati tagliati i fondi per i beni culturali, per i musei, per le aree archeologiche, è stata persino azzerata la direzione centrale per il paesaggio, sono stati accantonati storici dirigenti che avevano difeso con le unghie e con i denti il patrimonio storico e culturale dell’Italia, per altro una delle principali industrie ancora aperte e vitali. Di taglio in taglio siamo arrivati all’ultima finanziaria, dove i fondi per la cultura sono stati portati ai minimi storici, a tal punto che la mostra del cinema di Roma è stata invasa da migliaia di donne e di uomini preoccupati per il futuro dell’industria dello spettacolo e del cinema. Come se non bastasse il prossimo 12 novembre, per la prima volta nella storia nazionale, chiuderanno insieme tutti i musei, le biblioteche, le fondazioni, i centri pubblici di ricerca, tutti senza distinzione alcuna, e persino i sindacati, per una volta, saranno insieme.

Come li liquiderà Bondi? Tutti bolscevichi? Tutti contro il cavaliere? Tutti ingenerosi? O per una volta vorrà chiedere scusa e magari rassegnare le dimissioni, come per altro ha più volte annunciato?

Non vi è dubbio, dunque, che Bondi non abbia materialmente picconato la casa dei gladiatori, ma è altrettanto certo che il medesimo non abbia mai affrontato con piglio da lottatore i duelli nell’arena con il ministro Tremonti che ha tagliato dove e come ha voluto tutti i fondi per i beni culturali, affondando dolcemente la lama nel molle ventre del poeta ministro.

Se il ministro Bondi avesse mostrato nella difesa del patrimonio culturale nazionale la stessa faccia feroce che ha sempre mostrato quando ha dovuto difendere il dolo Alfano o gli interessi privati del suo imperatore, forse sarebbe riuscito a mettere in sicurezza mezza Italia. Bondi si deve dimettere non solo perché è crollata la casa dei gladiatori a Pompei, ma perché non è stato capace di fermare tutti i suoi amici di cordata che hanno picconato a morte la dignità e l’orgoglio della nazione, e i beni culturali sono tante parte di questo patrimonio, amato da tutti nel mondo, meno, molto meno dalla confraternita del conflitto di interesse e del grande fratello, soprattutto quello con il cappuccio.