Silvio Berlusconi alla fine ha deciso di non partecipare alla Conferenza Nazionale della Famiglia. Ormai siamo in presenza di un uomo che fugge, braccato dalla vergogna per quello che è, per quello che fa e per quello che rappresenta. La decisione di non partecipare al Forum se può risparmiargli gli insulti e le polemiche che l’avrebbero accompagnato, pone in evidenza la sua assoluta incompatibilità con la carica istituzionale che ricopre. Berlusconi è stato eletto parlamentare e designato presidente del Consiglio dalla stragrande maggioranza dei cattolici italiani che lo hanno votato. Il cattolicesimo fonda i suoi capisaldi nei valori della famiglia, come “santuario domestico della Chiesa“. Berlusconi, invece, ha rinnegato tutte le famiglie che ha fondato col matrimonio cattolico prima e con quello laico dopo e lo ha fatto nel nome del più ostentato libertinaggio. Il potere e il denaro sono riusciti pure a dargli l’illusione di potere comprare l’amore e al contempo purificarsi l’anima. In questo ha pensato di ingannare il Padre Eterno come fa con gli italiani.Quando verrà il suo giorno, in quel Tribunale poco potranno essergli di aiuto le arringhe dell’avvocato Ghedini. In quel codice non c’è il legittimo impedimento, né le leggi ad personam. Nell’altro mondo, poi, non leggono nemmeno i comunicati stampa di Capezzone, non arriva né Libero, né il Giornale ed il TG1 non si prende nemmeno col satellite.

In compenso, però, Berlusconi pensa lo stesso di potersi guadagnare il Paradiso. E convinto che gli bastino l’indulgenza “contestualizzata” di monsignor Fisichella e l’amicizia di don Gelmini. A proposito mi chiedo cosa avrà pensato proprio don Gelmini dopo le sue ultime uscite sui gay o se, forse, non l’avrà rinnegato come amico pure lui. Si potrebbe obiettare, però, che per fare il presidente del Consiglio non per forza bisogna trovarsi in grazia di Dio. In effetti è vero.  L’Italia ha avuto (fortunatamente) dei Presidenti del Consiglio e dei Presidenti della Repubblica laici. Proprio loro, vedi caso, hanno saputo rispettare gli autentici valori del cristianesimo più di altri (come Berlusconi) che si professano cattolici. Un Presidente del Consiglio, anche laico o cattolico (peccatore) deve comunque rispettare la famiglia per effetto del giuramento che ha fatto alla Costituzione con l’assunzione dell’incarico. La nostra Costituzione, infatti, agli articoli 29, 30. 31 e 36, pone la famiglia al centro dei rapporti fondamentali da cui scaturiscono i diritti ed i doveri di ogni cittadino, di quella che viene definita la “società naturale fondata sul matrimonio”. Certamente sarebbe auspicabile una estensione ben oltre il matrimonio della libertà di ognuno di convivere e procreare come meglio ritiene, nel rispetto della prole e dell’eguaglianza morale e giuridica di chi compone la famiglia, anche non necessariamente fondata sul matrimonio.

Questo, comunque, non vuole dire certo arrivare al concetto di “famiglia allargata” di Berlusconi, con le varie Noemi, Ruby, Nadie, Patrizia e le tante altre, i cui nomi c’è solo da aspettare che vengano fuori. Né si può auspicare una “famiglia” concepita in questo modo, nemmeno se “allargata” ai tanti ruffiani della corte berlusconiana, da Lele Mora a Emilio Fede che, ormai, se riflettete bene, sembrano avere assunto il rango di ministro, pur senza avere giurato al Quirinale. Per quello che è la famiglia nel nostro ordinamento giuridico, nella tradizione, nella storia e nella coscienza di ogni italiano – laico o cattolico che sia – un presidente del Consiglio che non è nelle condizioni morali di potere partecipare alla Conferenza Nazionale della famiglia, non può rimanere al suo posto nemmeno un giorno in più di quello che c’è stato, con o senza la fiducia del Parlamento. Di questo ci auguriamo se ne rendano conto quanti ancora lo sostengono in un agonia che lo sta facendo soffrire tanto quanto sta soffrendo il popolo italiano. Poco vale tenere in vita questo Governo nella speranza di far crescere i propri Gruppi parlamentari con il pretesto del dissenso-consenso a Berlusconi. Non è con il concorso delle “figurine Panini” dei deputati e dei senatori che si potrà dare ai nostri figli un “album” di un Italia migliore e più libera di quella che stiamo vivendo. Peraltro, fra quelle “figurine” che si scambiano in Parlamento da un Gruppo all’altro, di “valide” ce ne sono ben poco e quasi tutti sembrano “doppioni”.

Se i partiti rappresentati in parlamento ci tengono veramente a guadagnare il consenso degli italiani devono sperare di perdere il maggior numero di parlamentari possibili di quelli che hanno portato in Parlamento alle ultime elezioni, piuttosto che cercare di guadagnarli.  In questo, bisogna ammetterlo, il più fortunato in questo momento sembra proprio Casini. Gli manca solo qualche altra provvidenziale defezione e dopo sì che potrà prendere il volo. Non è certo con il riciclaggio dei parlamentari e con i cambi di casacca che si potrà fondare una nuova classe politica.

A questo punto c’è solo da sperare che questo Parlamento, oltre ad una buona legge elettorale, sappia varare gli incentivi per una seria rottamazione della sua classe politica. Capisco che ci sono seri problemi di smaltimento e che la politica non ha ancora saputo realizzare delle discariche attrezzate. Escluso a priori l’uso dei termovalorizzatori (posto che ci sarebbe molto poco da valorizzare), anche la raccolta differenziata risulterebbe molto difficile, posto che quelli di cui disfarsi, pur appartenendo a partiti diversi, di “differenziato” fra di loro hanno solo il colore. Peraltro, su Bertolaso non possiamo più contare. Ci hanno detto che entro il mese andrà in pensione. Beato lui, così adesso potrà farsi massaggiare a tempo pieno, senza essere distratto dagli impegni di governo. Pensare che il problema dello smaltimento dei rifiuti della politica possa essere risolto dal ministro del disastro ambientale Stefania Prestigiacomo sarebbe come sperare che i tacchini festeggino il Natale. Non ci rimane quindi che auspicare che questa Conferenza Nazionale della famiglia, grazie all’assenza di Berlusconi, posso dimostrare a quanti ancora si affannano a sostenere questa maggioranza che anche senza di lui si può andare avanti. Anzi sui può andare avanti meglio. Per farlo ci vuole solo un riscatto di dignità – da prendere magari in prestito per chi non l’avesse mai avuta – giusto il tempo necessario a far cadere questo governo. Sono sicuro che se dovesse accadere dal giorno dopo tutto sarà più facile e le molte famiglie italiane potranno tornare a sperare.